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		<title>assolutisti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 12:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente ha fatto discutere la sentenza della Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo riguardo l&#8217;obbligo dell&#8217;esposizione del crocifisso nelle aule. Certo, dire che ha fatto discutere è una concessione troppo ampia all&#8217;intelligenza e all&#8217;apertura mentale del mondo politico italiano. Ha fatto strepitare, urlare impauriti, ha fatto correre a posizionarsi più vicini al vaticano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=135&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Recentemente ha fatto discutere la sentenza della Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo riguardo l&#8217;obbligo dell&#8217;esposizione del crocifisso nelle aule. Certo, dire che ha fatto discutere è una concessione troppo ampia all&#8217;intelligenza e all&#8217;apertura mentale del mondo politico italiano. Ha fatto strepitare, urlare impauriti, ha fatto correre a posizionarsi più vicini al vaticano possibile. Di discussione, di ragionamento, come al solito c&#8217;è stato ben poco.<br />
Interessante invece questo <a title="la battaglia su un simbolo" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-battaglia-su-un-simbolo/" target="_blank">articolo di Rodotà</a>.</p>
<p>Premetto che io non sopporto la disonestà intellettuale. Non sopporto l&#8217;arroganza e la prepotenza epistemologica, sia che si tratti di ideologie politiche che di ideologie religiose o filosofiche. Trovo insopportabile che nel 2009 si presupponga come cosa condivisa da tutti che si debbano indottrinare le persone all&#8217;osservanza dei precetti di una particolare religione. Che si pretenda non tanto la possibilità di parlare quanto la prerogativa di essere i soli a parlare. In virtù di che cosa? In virtù di se stessi. Autolegittimazione. Autoproclamazione. Forza e violenza psicologica.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-144" style="border:10px solid white;" title="loghi-delle-religioni" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2009/11/loghi-delle-religioni-numerate.jpg?w=240&#038;h=300" alt="loghi-delle-religioni" width="240" height="300" />La chiesa cattolica, istituzione monarchica e totalitaria che nulla a a che vedere ormai con la ricerca spirituale, ha ancora la prerogativa di indottrinarci, di dire a noi e ai nostri figli cosa fare e come pensare, ma non solo. Ha il privilegio di limitare il nostro campo visivo, di occupare in modo esclusivo gli spazi. Con questo non nego che ci siano cattolici e appartenenti alla chiesa che siano su un autentico percorso spirituale. Se lo sono sanno che un percorso spirituale non può e non deve essere imposto agli altri.</p>
<p>D&#8217;altronde, siamo nel paese in cui il presidente del consiglio non si fa scrupolo di dire che la regolamentazione della par condicio è ingiusta, perché impedisce a lui di avere uno spazio maggiore degli altri in televisione. E ovviamente è lui stesso a sostenere questa posizione, toh. E a possedere le televisioni. Doppio toh.</p>
<p>Il vero problema è che tutti noi stiamo degradando a questo livello. Tutti noi pensiamo di aver ragione perché siamo noi, di doverci difendere anche se abbiamo torto. Perché dobbiamo difendere il &#8220;noi&#8221; dal &#8220;loro&#8221;.<br />
Le reazioni scandalizzate e terrorizzate di fronte ad un principio elementare, illuminista, dettato non dal disprezzo ma dal profondo rispetto per le religioni, per la libertà religiosa ed anche per la libertà di professare credenze ed avere percorsi trascendenti non assimilabili al cattolicesimo, sono state molto indicative di come è cambiata la cultura italiana.</p>
<p>Sia chiaro, è comprensibile che la sentenza sia stata respinta, gli italiani non sono pronti a cambiamenti di questo genere. Fosse anche solo l&#8217;idea superstiziosa che quel crocifisso protegga i bambini. Ma neanche. Siamo pieni di ipocrisia, tutti noi siamo stati istruiti a non contraddire il prete mai, e peccare di nascosto. Ma l&#8217;insieme di queste pratiche conformiste è ancora molto radicata, e non c&#8217;è da stupirsi che non le vogliano abbandonare. Anche se, viene da chiedersi, nessuna reazione scandalizzata ha provocato la notizia che sta passando la privatizzazione dell&#8217;acqua: la gestione delle forniture idriche verrà appaltata dai comuni ai migliori offerenti, a chi riesce a ridurre i costi, ovvero alla mafia. Questo non scandalizza. Eppure anche l&#8217;acqua è un simbolo religioso forte.</p>
<p>Insomma, sono state le reazioni terrorizzate e schierate a nausearmi. Non un briciolo di distacco, di analisi sociologica, di segnali che la nostra classe intellettuale sia consapevole delle resistenze culturali, religiose e della superstizione, ma altrettanto cosciente per lo meno degli ultimi sviluppi del pensiero dal 700 in poi. Vorrei che non si usassero le parole <em>laicismo </em>e <em>relativismo </em>come fossero <em>terrorismo </em>e <em>satanismo</em>, perché se è così vuol dire che siamo in uno stato religioso non dissimile dalle cosiddette repubbliche islamiche.</p>
<p>Il relativismo è quel concetto per cui io comprendo che se ho una determinata visione del mondo, non è necessariamente e a priori migliore di un altra visione. Perché devo immaginare che altri che abbiano sviluppato o sianonati in un&#8217;altra visione, siano altrettanto convinti della giustezza della propria. Le prospettive si possono confrontare, ed è necessario mantenere sempre un approccio critico alla propria, metterla anche in discussione, analizzarla.<br />
Io faccio parte di questa cultura, di questo modo di essere. So che quando non siamo disposti ad accettare come plausibile una posizione che non sia la nostra, in realtà siamo solo spaventati. Ne abbiamo paura. Non vogliamo vedere. E in realtà, non stiamo scegliendo.<br />
Non stiamo veramente scegliendo di tenere il crocefisso nelle aule. Perché una scelta si dà tra due eventualità che si è disposti a contemplare.<br />
L&#8217;approccio della chiesa, certo, non è mai stato quello di consentire alle persone di valutare le alternative alla sua dottrina e di scegliere. E&#8217; come un amante che ti chiede chiuso in casa e ti obbliga ad amare solo lei. A vedere solo lei. Ha sempre governato con il terrore. Con la minaccia dell&#8217;inferno, del senso di colpa, e ancora lo fa.</p>
<p>Le reazioni scandalizzate alla sentenza europea sono dovute, nel profondo, ad un terrore che è stato radicato in tutti noi quando eravamo bambini. E&#8217; vero, radicato nella nostra cultura. Ma radicato cosa? Una paura? Senso di colpa. Questo ci viene instillato fin da bambini. Senso di essere sporchi e peccatori. Ciò che è radicato non è mai in discussione?</p>
<p>Questa è la vera grossa debolezza di questa religione. Non il relativismo, non il cedere, il consentire eventualmente che si tolga il crocifisso.<br />
No, la vera debolezza è l&#8217;assolutismo, non il relativismo. E&#8217; sempre stato così. Perché ogni potere assoluto è in realtà debole, spaventato, impaurito. Incapace di confrontarsi.<br />
Ed è così che stiamo diventando tutti, non solo la chiesa, anche noi. Stiamo diventando assolutisti. La politica, la cultura, lo stesso modo in cui ci rapportiamo l&#8217;un l&#8217;altro, tra di noi, con le altre culture. E quando non si trovano altre ragioni per combattere contro un altro, si ricorre sempre più spesso ai precetti della religione, contro gli omosessuali, per esempio.<br />
Questo stiamo diventando. Piccoli, iracondi, spaventati assolutisti. O cerchie di umidi e pavidi servitori di piccoli assolutisti, incapaci di dire che il re è nudo.</p>
Posted in politica, reality, sociologia Tagged: legge, religione, scuola, sociologia <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=135&subd=irprocess&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La Visione</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 02:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma dico, lo sentite il vuoto, attorno a noi, tra noi? E lo sforzo necessario per esistere. Questa condizione ci trasforma in automi, o ci costringe a soccombere. Era chiaro negli anni novanta, che si stava andando verso questo. Allora sentivamo ancora che ci veniva strappato qualcosa, che stavamo varcando un confine lungo il quale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=124&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ma dico, lo sentite il vuoto, attorno a noi, tra noi? E lo sforzo necessario per esistere. Questa condizione ci trasforma in automi, o ci costringe a soccombere. Era chiaro negli anni novanta, che si stava andando verso questo. Allora sentivamo ancora che ci veniva strappato qualcosa, che stavamo varcando un confine lungo il quale venivamo spogliati, perquisiti, privati delle nostre armi, dei nostri effetti personali, dei nostri ricordi. Delle nostre emozioni.</p>
<p>Non voglio fare le solite lamentele, è solo per ricordaci dove siamo. Qui si soffoca. Le cose non hanno più significato, perchè noi non glielo diamo. Ci prendiamo il significato che ci dicono di prenderci. Che ci vendono. O meglio che ci vendiamo da soli, perchè siamo sempre noi, siamo noi il mercato e siamo i venditori, siamo noi il cibo e noi i creatori dei mostri che di esso si nutrono. Qui non esiste più nulla che sia un Noi. Siamo cibo. O se si vuole, batterie, come ci dicono i fratelli Wachowski.</p>
<p>La domanda è cosa ci è stato strappato. Tante cose, ma nella sostanza ci è stata strappata la Visione. Una visione d&#8217;insieme. Non abbiamo una nostra filosofia, non abbiamo un senso per noi nel mondo, e nell&#8217;universo.</p>
<p>Ci hanno convinto in vari modi che questa Visione non c&#8217;è, non esiste, non è importante. Che bisogna occuparsi dei propri affari. Dei propri affari e tirare avanti. Ma come mai, mi dico, come mai per quanto ci occupiamo dei nostri affari, per quanto tiriamo avanti, ci sentiamo sempre allo stesso punto? Perchè qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi traguardo raggiungiamo, fondamentalmente sentiamo di non aver raggiunto niente? Perchè ci sembra di non avere più il tempo?</p>
<p>Perchè infondo non è mai stato quello, il punto, non sono mai stati i nostri affari, il problema. Il problema è la Visione.</p>
<p>La nostra generazione non sta cercando una Visione, non sta cercando un perchè. Non ha un idea dell&#8217;Uomo e del suo destino. Almeno avesse un idea sbagliata, come dice la religione di Quelo del nostro amico Guzzanti. No, nemmeno quella sbagliata. Ci viene detto che non dobbiamo porci quel tipo di domande. Se uno si fa domande, non compra. Se non compra, l&#8217;economia non gira.</p>
<p>Ma cosa succede se non si ha una visione? Semplice. Non c&#8217;è aria. Non sto parlando dell&#8217;aria per i polmoni, di quella si può fare a meno. Si può vivere anche nello smog, ovvero il nostro corpo s&#8217;ammala, ma la nostra mente può vivere, può avere speranza. L&#8217;aria che non c&#8217;è è quella per le menti. Non c&#8217;è il mezzo di trasmissione delle idee e dei sentimenti. Tra le menti. Tra i cuori. Non c&#8217;è la sostanza che ci collega, e non è una sostanza fisica, è la materia immateriale in cui vivono le nostre coscienze.</p>
<p>I surrogati di questa Visione che ci propinano tramite la televisione e la politica, sono robaccia che sarebbe repellente per chiunque. E la rigettiamo, o vorremmo rigettarla. Ma non c&#8217;è un altra Visione. Per cui ci troviamo in questo posto dove l&#8217;aria è acida, abbiamo conati di vomito mentali, ci troviamo a parlare di queste trasmissioni televisive, anche. Perchè la mente senza Visione impazzisce.</p>
<p>Perchè la Visione è ciò che ci lega. E&#8217; un quadro dentro il quale ognuno di noi acquisisce esistenza, significato. La Visione è il disegno entro il quale esisto io ed esistono le persone che conosco, che ci rende parte di una cosa. Se io posso amare, è grazie alla Visione collettiva. Se io posso vedere un altra persona, vederla veramente, è in una Visione. Per Visione intendo ovviamente non una sola idea ma un quadro, il più ricco possibile, di culture del tutto. Sì, del tutto. Di un senso di Noi. E del cosmo. Bisogna tornare a creare questo.</p>
<p>Per ora, abbiamo solo frammenti impazziti di visioni di altri, spesso create all&#8217;interno di aziende per venderci alcuni prodotti e servizi. Tutto lì. Frammenti di piccole, potenti visioni spesso create da artisti trasformati in pubblicitari. I cui sogni vengono estratti, in quanto preziosissima sostanza, per la creazione di piccole potenti visioni, mirate alla vendita di cose. Occhio, a mio parere tutte le energie delle menti e della fantasia che la nostra società produce sono oggi catturate dal sistema, e dirottate in questo modo, in primo luogo quelle degli artisti grafici, degli illustratori, dei designer.</p>
<p>Noi non la stiamo creando, questa visione. Al punto che io quando esco mi muovo in altri schemi. O meglio, ci si muove nell&#8217;assenza di significati, in un vuoto, in uno spazio simbolico abbandonato. Occupato dalla pubblicità o abbandonato al declino. E nei luoghi di interazione non esiste una visione, si sono solo cristallizzate e solidificate delle abitudini, nei locali, nei negozi, nei luoghi di ritrovo. Abitudini. In cui le persone recitano in ruoli prefissati, a volte da vecchie visioni che non sono mai più messe in discussione, mai più. A volte da nuovi schemi elaborati a tavolino da responsabili del marketing, progettisti dei comportamenti, e nei quali miliaia di giovani si riversano, come lemmings, facendo esattamente quello che ci si aspettava facessero. Intere generazioni deprivate della cultura di massa appena conquistata nel novecento. Allo scopo di renderli inerti. Non è nemmeno previsto, in nessuno, in nessuno di questi contesti, che una persona possa esprimersi. Se poi provasse ad esprimere un pezzettino di Visione, probabilmente gli farebbero il TSO.</p>
<p>Benissimo. Quindi bisogna andare controcorrente. Bisogna tornare a pensare, a costruire la Visione. I metodi e le conoscenze che nell&#8217;ideologia dominante non sono importanti, come la filosofia, sono proprio i primi che dobbiamo riconquistare. Dobbiamo ricominciare a costruire idee, magari qualcuno lo sta già facendo. Non per forza cose materiali, come ancora ci dice l&#8217;ideologia dominante. Idee. E per idee non intendo &#8220;un idea che spacca per un nuovo business&#8221;, o un nuovo servizio da lanciare sul web o un modo migliore per prevalere.</p>
<p>Perchè non è questione di tirare avanti, occuparsi dei nostri affari. Quello è un trucco. Possiamo ocuparci dei nostri affari fino alla morte. Senza la Visione, pensateci, una persona può creare il corrispettivo del David di Donatello, o della toccata e fuga in re minore di Bach, ma persino quella cosa cadrà nel vuoto. Perchè nessuno la vedrà, perchè in ogni caso non sarà importante, perchè anche chi stesse guardando, non la vedrà veramente, quell&#8217;opera. Perchè tra lui e l&#8217;opera non c&#8217;è aria, non c&#8217;è significato. Perchè a lui è stata messa un altra visione davanti, un altro programma, per fargli comprare una nuova automobile e per farli gettare via il cellulare per comprarne uno nuovo, perchè non ha soldi e per un sacco di altre ragioni. Quell&#8217;opera non sarà esistita, perchè non c&#8217;era una Visione pronta ad accoglierla. Beethoven sarà un individuo senza significato, eliminato ai provini di xfactor. Romeo non si innamorerà di Giulietta, perchè in realtà sono lontani, non c&#8217;è aria tra loro, i loro corpi possono sfiorarsi ma le loro anime galleggiano nello spazio siderale, senza mai incontrarsi.</p>
<p>Non so se sono riuscito a spiegarmi. Ma mi sembra questo a mancare, in questo inizio secolo. O almeno è una delle cose che mancano. E&#8217; necessaria una rinascita in questo senso. Chi può lo faccia. Si metta a sparare cazzate, a far di filosofia. Qualsiasi cosa. Sparate. Con un po&#8217; di fortuna, quelle cazzate diventeranno la nuova Visione.</p>
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<h3 class="r"><a class="l" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FFratelli_Wachowski&amp;ei=-KipSsfTA8nDsgbIvLD2Bw&amp;rct=j&amp;q=wachowski&amp;usg=AFQjCNFfljdfdki4jegdq0FnAw_QyTEWkA&amp;sig2=vNlxfheHXX6z1riUxkfBCQ">Fratelli <em>Wachowski</em></a></h3>
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		<title>quello che non siamo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 08:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; arrivato il momento infine di parlarne. E&#8217; ormai appurato che siamo un sacco di cose nuove, che abbiamo un sacco di cose nuove. Questo nuovo secolo ci ha resi diversi o ci ha trovato cambiati. Le crisi economiche, le nuove tecnologie e tutti i nuovi mezzi di comunicazione, ok. Speranze sono andate in frantumi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=120&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; arrivato il momento infine di parlarne. E&#8217; ormai appurato che siamo un sacco di cose nuove, che abbiamo un sacco di cose nuove. Questo nuovo secolo ci ha resi diversi o ci ha trovato cambiati. Le crisi economiche, le nuove tecnologie e tutti i nuovi mezzi di comunicazione, ok. Speranze sono andate in frantumi per la nostra generazione, chi ne fa parte lo sa. Il posto nel mondo che avrebbe dovuto esserci per noi e che non c&#8217;è stato. Tutto è andato in frantumi, spazzato via da una specie di vento, da tante nuove cose poche delle quali si sono veramente innestate nella nostra realtà, nel nostro mondo. L&#8217;attenzione continuamente spostata da una cosa all&#8217;altra, l&#8217;improvviso espandersi del nostro sistema nervoso nelle reti ed il suo contrarsi a difesa. Abbiamo una consapevolezza collettiva, mondiale, transnazionale, per la prima volta nella storia del mondo e non abbiamo nulla di tutto ciò, nella pratica. Abbiamo il contrarsi della consapevolezza contemporaneo al suo espandersi. Abbiamo tante cose che non sono state spiegate di questo cambiamento, e non lo saranno ancora per molto tempo. Ma una cosa è certa. Non siamo più quello che eravamo, e non siamo quello che stavamo diventando. Siamo quello che siamo diventati. Tautologie? Va bene.</p>
<p>Molto di tutto questo è un inganno. Lo è spesso all&#8217;inizio dei secoli, diamo agli anni zero una valenza, nell&#8217;immaginario, che è insuperabile. Pensiamo che la potenza dei numeri possa farci fare dei salti avanti, è una suggestione potente.</p>
<p>Ma cos&#8217;è successo veramente? Eravamo in giro nelle nostre piazze, nelle nostre città. Ora siamo da un altra parte, non necessariamente in un luogo. Il nostro gioco era il gioco della realtà. La realtà è sempre virtuale, certo (questa è una delle cose che abbiamo capito esistendo nei mondi virtuali digitali, anche se lo avevano già capito i filosofi prima ancora di tutto questo), ma il nostro mondo era quello fisico,  il supporto era la città o comunque la natura. La piattaforma era quella, per le interazioni, per le identità. La realtà la vedevamo come sempre filtrata attraverso la visione che avevamo di essa, certo. Ma non attraverso un navigatore GPS. Era importante sapere dove eravamo, potevamo perderci. Per comunicare con una data persona era necessario essere in un dato -luogo-. La nostra posizione spaziale era importante. Le nostre coordinate nello spazio-tempo. Potevamo stare soli, veramente soli, mentre eravamo in giro. Mentre la casa già cominciava a configurarsi come una porta per l&#8217;esterno, invece che come una caverna, ok. Era comunque ancora una coordinata forte. Ora la casa è sempre questa porta, e portiamo anche sempre dietro un cellulare o un computer. Non è importante dove siamo. Non è più importante.</p>
<p>Spesso noi di questa generazione ricordiamo con nostalgia però, come eravamo prima. Ricordiamo l&#8217;aria della sera d&#8217;estate e l&#8217;odore del muro che ancora trattiene il calore del giorno, ricordiamo il ritorno a casa dopo essere stati tra amici, la pienezza di quella sensazione. Di essere lì. Di essere in un punto dello spazio-tempo. Di essere appagati dall&#8217;esistenza, dai rapporti sociali, dall&#8217;aver conosciuto magari non una nuova persona ma un nuovo aspetto di una persona che conoscevamo, o aver insieme compreso un pezzettino di senso del mondo. Fuso con l&#8217;aria della sera estiva. Lì, tra la terra e il cielo e noi.</p>
<p>Ricordiamo che a volte non ci sono dubbi. Non ci sono sempre dubbi. C&#8217;è l&#8217;aria e la musica e la vita e a volte su alcune cose non c&#8217;è alcun dubbio. Non è detto che possa sempre essere in un altro modo, avere un altro layer. Condividevamo se avevamo fortuna alcuni di questi momenti, la lucidità del mondo. Ora spesso la trama della realtà è più opaca e a tratti strappata, stirata, sottile.</p>
<p>Spesso abbiamo nostalgia, ricordiamo che la magia esiste. E ci chiediamo se i ragazzi di adesso potranno scoprirlo ancora nonostante tutti gli inganni. Perchè avevamo questa capacità, noi di questa generazione. Di attraversare la realtà con un laser e andare al sodo, guardare attraverso le nebbie, volare sopra le nuvole, esserci. A volte penso che ce l&#8217;abbiamo ancora, che questa generazione debba ancora dirla, la sua ultima parola. Perchè non è tutto senza senso. Non è tutto uguale, e una visione potente può tornare, una volta che si sono fatti i conti con tutte le nuove cose.</p>
<p>Eppure io in questo momento scrivo liberamente solo perchè mi è capitato di essere espulso temporaneamente (spero) dal processo produttivo, sono rimasto una settimana a casa, sono dovuto scendere dal nastro trasportatore dell&#8217;andare al lavoro, tornare, guardare ciò che sapete ci rifila la tv, cucinare qualcosa, continuare magari a lavorare sul pc e poi andare a dormire quando riesce di farlo. Ogni sera così stanchi e stravolti e col senso di perderci la vita. Perciò mi capita così, dopo questi giorni si riaccende qualcosa e mi guardo attorno. Normalmente, diciamolo, siamo in una vita che non riconosciamo. Non credo di parlare per tutti, certo. Per lo meno per quelli che avvertono la stessa cosa. Che avvertono quello che non siamo.</p>
<p>Eppure il senso stava tutto lì, quell&#8217;esserci era potente, quell&#8217;esserci era sentire la musica e sapere che era la voce della nostra anima, il nostro grido al mondo. Ricordate Sunday Bloody Sunday? Sì credo ricordiate. Era un po&#8217; diverso che consumare una canzonetta ben fatta cercando di non comprarla. Era una cosa che non c&#8217;entrava proprio proprio un cazzo con tutto questo. Cosa eravamo? Cosa ci stanno impedendo di essere? Di cosa forse hanno paura? Cos&#8217;è che gli sta tanto sul cazzo da doverci convincere che siamo dei coglioni? Scusate le parolacce. Ne abbiamo sempre usate parecchie.</p>
<p>Sei questo, sei quello, questo va bene, questo no. Cobain si è ucciso e noi elemosiniamo il loro lavoro inutile, a fare pubblicità, marketing, lavorare per banche, pertrolieri, carte di credito, progetti e progetti. Metteteveli nel culo, i vostri progetti. Cordiali Saluti.</p>
<p>Perchè tutto questo, tutto quello che stiamo facendo, di giorno in giorno, è quello che non siamo. Noi siamo il resto, quello che non vedono, quello che non siamo.</p>
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		<title>scollegamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 10:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Un gruppo di ricercatori americani ha condotto uno studio interessante riguardo il modo in cui reagiamo alla perdita di controllo su una data situazione. Pare che la sensazione di non avere il controllo su una situazione possa condurre all&#8217;alterazione delle percezioni, come recita il sottotitolo dell&#8217;articolo di Le Scienze a riguardo.
In sostanza l&#8217;esperimento consisteva nell&#8217;indurre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=108&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 188px"><img title="Figura gestaltica" src="http://valterbinaghi.files.wordpress.com/2008/06/gestalt2.gif?w=178&amp;h=300&#038;h=198" alt="figura gestaltica" width="178" height="198" /><p class="wp-caption-text">figura gestaltica</p></div>
<p><span class="__mozilla-findbar-search" style="background-color:yellow;display:inline;font-size:inherit;color:black;padding:0;"> </span>Un gruppo di ricercatori americani ha condotto uno studio interessante riguardo il modo in cui reagiamo alla perdita di controllo su una data situazione. Pare che <span class="titolo">la sensazione di non avere il controllo su una situazione possa condurre all&#8217;alterazione delle percezioni, come recita il sottotitolo dell&#8217;<a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/La_mancanza_di_controllo_altera_la_percezione/1333434" target="_blank">articolo di Le Scienze</a></span> a riguardo.</p>
<p>In sostanza l&#8217;esperimento consisteva nell&#8217;indurre senso di incapacità di controllo, e verificare se le persone erano ancora in grado di individuare immagini nascoste all&#8217;interno di uno sfondo punteggiato. E&#8217; risultato che con la sensazione di perdere il controllo, le persone tendevano a individuare figure e schemi nascosti anche nelle immagini che non contenevano nessuna figura.</p>
<p>Secondo <a href="http://www.kellogg.northwestern.edu/faculty/bio/galinsky.htm" target="_blank">Adam Galinsky</a> e Jennifer A. Whitson<strong> </strong>&#8220;<em>Quanto minore è il controllo che le persone hanno sulla propria vita, tanto più cercano di riconquistarlo attraverso un&#8217;autentica &#8216;ginnastica&#8217; mentale. La sensazione del controllo è così importante che la sua perdita viene vissuta come una profonda sfida. Questi errori percettivi, che possono essere negativi e condurre fuori strada, sono peraltro molto comuni e rispondono a un bisogno psicologico profondo e persistente</em>.&#8221;</p>
<p>I due illustrano anche meglio l&#8217;esperimento, in <em>un </em>articolo di cui purtroppo possiamo vedere solo l&#8217;<a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/322/5898/115" target="_blank">abstract</a>. &#8220;<em>La mancanza di controllo aumenta la percezione di schemi illusori</em>&#8220;. In sintesi questa è la conclusione dello studio.</p>
<p>Abbiamo un bisogno di ordine, corrispondenza tra interno ed esterno, di sapere quello che facciamo e perchè. Se non riusciamo a interpretare le nostre reazioni o una situazione ci trova impreparati o inadeguati può capitare che abbiamo una sensazione di perdita di controllo, che in certi casi può anche arrivare a diventare una crisi di panico. Ma cosa succede alle nostre percezioni della cosa che abbiamo di fronte, di noi stessi e delle persone, una volta che noi abbiamo perso il contatto col presente? La mente continua a lavorare. Lavora per far quadrare le cose. Non sono stupito di scoprire, da un esperimento pare ben svolto, che la mente tende ad aumentare la sua capacità di vedere pattern e schemi nascosti nelle zone di &#8220;contorno&#8221;, quelle dove il significato delle immagini è plasmabile, insomma, nelle zone di vuoto semantico.</p>
<p>In realtà sappiamo come anche la percezione delle figure la cui correlazione significato-significante riteniamo oggettiva, dipenda da coordinate culturali e dalla capacità del cervello di ricostruire pattern, schemi. E&#8217; noto come membri di tribù isolate dal mondo esterno non riconoscano nelle foto ciò che vi vediamo noi.</p>
<p>In ogni caso pare che la mente, in stato di &#8220;panico&#8221; alteri la percezione, la paura di poter vedere qualcosa di non riconoscibile, di non avere successo nell&#8217;individuare lo schema nella situazione in cui siamo immersi ci porta, con dei veri ribaltamenti di gestalt, a vedere schemi conosciuti.</p>
<p>E&#8217; mia opinione che, in mancanza della possibilità di gestire i dati esperienziali in &#8220;tempo reale&#8221;, utilizzando funzioni della struttura psichica che in analisi transazionale chiamiamo &#8220;adulto&#8221;, sovrapponiamo al percepito degli schemi &#8220;di salvataggio&#8221;, risalenti spesso alla nostra infanzia o comunque al passato, alle cose conosciute. Sostituiamo l&#8217;ignoto con il noto, per poterlo almeno in qualche modo gestire. Di fronte alla complessità dell&#8217;interazione con un&#8217;altra personalità, nei momenti di crisi potremmo far rientrare questa personalità in specifici <em>personaggi</em>, vere e proprie maschere, i ruoli dello spettacolo teatrale della nostra infanzia. Possiamo perdere totalmente di vista le persone reali che abbiamo di fronte, e agire come se fossimo su un ponte ologrammi (per chi conosce star trek), su un altro strato di realtà, seguendo binari prestabiliti che, spesso, ci portano ad un&#8217;uscita e a riconquistare il presente. Riconquistare il <em>controllo</em>.</p>
<p>Finché rimaniamo in sintonia con la realtà, finchè pensiamo di avere il controllo e siamo attivi in essa, rimaniamo <em>collegati</em>. Ma se in un dato momento ci scolleghiamo, la percezione della realtà viene alterata.</p>
<p>Tornando all&#8217;esperimento, pare anche che questo <em>bisogno di struttura</em> diminuisca al crescere dell&#8217;affermazione di sè. Se io mi affermo, mi reclamo come parte della realtà, diminuisce la correlazione tra mancanza di controllo e tendenza a vedere pattern illusori. Sempre dall&#8217;articolo: &#8220;<em>In aggiunta, abbiamo dimostrato che la percezione aumentata dei pattern ha una base motivazionale, misurando direttamente il bisogno di struttura e mostrando che la correlazione causale tra mancanza di controllo e percezione di pattern illusori viene ridotta affermando il sè.</em>&#8220;</p>
<p>Gli uomini, come qualsiasi animale, sono entità la cui natura stessa è la risposta ad una domanda, la sopravvivenza alle <em>circostanze</em>. Se non abbiamo una risposta alle circostanze, andiamo in crisi. Se sentiamo mancanza di controllo, possiamo anche percepire, nei casi più gravi, una minaccia alla nostra stessa esistenza. Non avendo altri schemi da applicare, corriamo ai ripari consultando la &#8220;libreria di aperture&#8221;, per usare una terminologia scacchistica, che abbiamo dentro, che in larga parte è stata programmata nell&#8217;infanzia ma non solo. Questa libreria contiene non solo le immagini, non solo gli schemi percettivi, ma intere procedure, transazioni, giochi, strutture di giochi relazionali tendenti ad uno scopo: ritrovare il controllo. Sono quelli che in un altro post abbiamo chiamato <a href="http://irprocess.wordpress.com/2008/08/10/le-dinamiche/" target="_blank">dinamiche</a>. Nell&#8217;uso che facciamo di questi termini in questo blog non c&#8217;è nessun riferimento a teorie o testi di psicologia, ci tengo a precisarlo. Mi trovo comodo con queste parole.</p>
<p>Quando parlo di realtà, non intendo che esista un&#8217;unica realtà. Esiste una realtà di volta in volta con la quale relazionarsi. Questa realtà può essere una circostanza fisica, relazionale, emotiva. Può avvenire in un mondo interiore, esterno, virtuale o nel rapporto con un testo o con una rappresentazione. Spesso ogni realtà che viviamo contiene schemi con i quali sappiamo già relazionarci, per esempio, ma potremmo semplicemente aver bisogno di &#8220;vestirci&#8221; degli schemi interiori corrispondenti. Se una situazione ci spiazza e non troviamo il tempo di &#8220;ricomporre&#8221; la giusta struttura interna, può intervenire lo scollegamento con le conseguenze di alterazione percettiva descritte più sopra.</p>
<p>Questo mi porta ad un discorso che dovrà aspettare un altro articolo. Fatto sta, non parlo di scollegamento da una supposta realtà oggettiva, parlo di una mancanza di allineamento tra il sè e una particolare realtà, non parlo di realtà autentica, bensì di percezione autentica.</p>
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		<title>Cogli il primo bosone</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 19:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperimento del LHC (Large Hadron Collider), dovrebbe cominciare oggi, se non sbaglio. In sostanza, servirà a capire se esiste il Bosone di Higgs, cosa origina la massa, se esistono altre dimensioni, varie altre cose.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_104" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-104" title="serpente" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/09/serpente.jpg?w=250&#038;h=208" alt="Michelangelo - Cappella Sistina" width="250" height="208" /><p class="wp-caption-text">Michelangelo - Cappella Sistina</p></div>
<p>L&#8217;esperimento del <a title="Large Hadron Collider" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Large_Hadron_Collider" target="_blank">LHC</a> (Large Hadron Collider), dovrebbe cominciare oggi, se non sbaglio. In sostanza, servirà a capire se esiste il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs" target="_blank">Bosone di Higgs</a>, cosa origina la massa, se esistono altre dimensioni, varie altre cose.</p>
<p>Non finirà il mondo, naturalmente, come i fisici hanno ripetutamente spiegato, si tratta di interazioni tra particelle che avvengono normalmente nello spazio senza originare buchi neri e singolarità cosmiche in grado di mangiarsi i pianeti o i sistemi solari. Solo che nel nuovo acceleratore di particelle, le si potrà osservare.</p>
<p>La gente però ha dato fuori di matto. Ed è chiaro il perchè. In questo particolare esperimento, nelle sue valenze simboliche, non saranno solo le particelle, a collidere: la scienza andra infatti a collidere contro uno dei miti fondativi della specie umana, quello di radice ebraico-cristiana.</p>
<p>Non a caso il bosone viene anche chiamato particella-Dio, si va dicendo che &#8220;gli scienziati andranno a ricreare le condizioni della materia preesistenti al Big Bang&#8221;, si vuole insomma conoscere. Conoscere il segreto di Dio, il Pensiero di Dio. Si vuole ricreare l&#8217;universo o conoscerne i meccanismi primari. Si vuole cogliere il frutto dell&#8217;Albero Proibito. Naturale allora che questa arroganza porterà alla fine del mondo. O perlomeno alla nostra scomparsa. Il diluvio universale non ci era bastato? Ed ora eccoci a ficcanasare su quello che è successo prima del Big Bang. Spegnete il reattore e Penitenziagite!</p>
<p>Ok non ho resistito alla tentazione di scherzare, ma è comunque interessante come questo esperimento abbia smosso la terra sotto i piedi ad un mito così antico.</p>
<p>L&#8217;altra cosa inspiegabile per i più, nel mondo ottuso e pragmatico dei giorni nostri, è capire il perchè di questo enorme impiego di risorse impiegato per una conoscenza pura, senza applicazioni immediate. I più infatti vengono oggi istruiti sul fatto che la conoscenza di per sè è inutile, la cultura roba per illusi, l&#8217;arte un gioco, i giochi una perdita di tempo, la scienza pericolosa e basta e fatta da gente che non ha la minima idea di quello che fa. Curiosoni.</p>
<p>Naturalmente, la ricerca pura non deve avere uno scopo pragmatico immediato, eppure è la cosa più importante e più utile. Tralasciando di poter spiegare a questo mondo come sia di per sè importante, investire in essa, nella conoscenza dell&#8217;umanità, nella consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che è l&#8217;universo, rimane da spiegare che l&#8217;intero insieme delle scoperte più pragmatiche non esisterebbe se a qualcuno non avessero dato le risorse, tante risorse, per ricercare in modo totalmente disinteressato, che so, applicando elettrodi a rane morte, facendo scoccare inutili scintille. La stesa pennicillina è stata scoperta per caso.</p>
<p>Qui si tratta di comprendere la natura della materia. Se in un futuro avremo teletrasporto, comunicazione istantanea, se in futuro sapremo aprire varchi spaziotemporali e viaggiare in un altro punto della galassia, o solo se avremo un computer quantistico o scopriremo fonti di energia nuove (ma non posso nemmeno immaginare quante nuove conoscenze ne deriverebbero) sarà dovuto a questo tipo di esperimenti. Una nuova comprensione della materia, dell&#8217;energia, delle dimensioni esistenti e degli universi esistenti, della natura delle stelle, dell&#8217;origine della vita, può portare a una nuova consapevolezza e ad una nuova era dell&#8217;umanità. Non sono un ottimista tecnologico, però queste cose vanno ricordate.</p>
<p>Non dipende solo da questo, l&#8217;espansione della nostra consapevolezza, e sarebbe stupido pensarci. Avere inventato la bomba atomica prima che avessimo la coscienza necessaria per -non- usarla, è stato brutto. Ma non possiamo smettere di ricercare, di conoscere. Uno dei metodi migliori che abbiamo, è la scienza. E la scienza in tutti i campi, dalla fisica alla neurologia, ci fornisce strumenti, dati, che noi possiamo inglobare nel resto della nostra coscienza, per diventare migliori. Sta a noi non usare la scienza per involverci, bensì per evolverci.</p>
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		<title>musica, oggetti transazionali</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 13:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, la scomparsa del supporto si poteva prevedere, e si era prevista, già nel 1998. Per quanto riguarda la musica, ma in realtà è un fenomeno che come è ormai evidente sta coinvolgendo tutta l&#8217;informazione. Per supporto intendo quegli oggetti sui quali l&#8217;informazione veniva fissata, affinchè potesse circolare.
Tanto, tanto tempo fa e allo stesso tempo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=77&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://samie.sourceforge.net/samiedoc/images/linus2.gif" alt="" width="241" height="233" />Ok, la scomparsa del supporto si poteva prevedere, e si era prevista, già nel 1998. Per quanto riguarda la musica, ma in realtà è un fenomeno che come è ormai evidente sta coinvolgendo tutta l&#8217;informazione. Per supporto intendo quegli oggetti sui quali l&#8217;informazione veniva fissata, affinchè potesse circolare.</p>
<p>Tanto, tanto tempo fa e allo stesso tempo pochissimo tempo fa, l&#8217;informazione, le immagini, i suoni, i filmati, i testi (e slittando prima dell&#8217;invenzione di grammofono e pellicola restano solo i testi e le immagini), per essere trasmessi, viaggiare da un luogo ad un altro, da una persona all&#8217;altra, avevano bisogno di essere fissati a un oggetto. L&#8217;oggetto poteva essere spostato, portato con sè, inviato. E&#8217; stata già questa una rivoluzione mega, nel campo della comunicazione. Altro che iPhone.</p>
<p>Quest&#8217;oggetto svolgeva quindi funzioni diverse: media, mezzo di trasporto dell&#8217;informazione, supporto di archiviazione, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Transitional_object" target="_blank">oggetto transazionale</a>.</p>
<p>Mi rendo conto di usare il concetto di oggetto transazionale in un contesto diverso da quello in cui è nato, nella psicologia dell&#8217;età evolutiva. E&#8217; definito oggetto transazionale un oggetto che per il bimbo sostituisce la madre se è assente. Per il bimbo ma anche per lo scimmiotto, una copertina può essere abbracciata e diventare un oggetto transazionale, un sostituto della madre.</p>
<p>Io qui intendo che il supporto è un oggetto transazionale perchè è sostitutivo dell&#8217;emittente. Rappresenta per noi il simulacro del soggetto emettitore dell&#8217;informazione originale. Così in assenza della voce diretta del narratore, noi investiamo l&#8217;oggetto <em>libro</em> della valenza emotiva con la quale investiremmo l&#8217;autore. Perchè abbiamo bisogno di investire emotivamente, per poter memorizzare. Perchè noi memorizziamo ciò che ha una rilevanza emotiva per noi. Ricordiamo e consideriamo parte della nostra vita, della nostra cultura, ciò a cui possiamo collegare un emozione. E non possiamo gettare le nostre emozioni nel nulla. Come per il bambino, può anche non esserci la mamma, ma se c&#8217;è almeno un oggetto morbido e caldo che assomiglia al maglione della mamma (o al pelo di mamma gorilla, per il baby scimmiotto), noi possiamo agganciarlo, possiamo collegarvi delle emozioni e trarne persino conforto.</p>
<p>Abbiamo almeno bisogno di un oggetto, se non ci sono persone a cui collegare un esperienza. In comunicazione, abbiamo bisogno del simulacro dell&#8217;emittente. Inutile descrivere la potenza che assume un media come la televisione, l&#8217;oggetto televisione all&#8217;interno di una casa. Ma questo è un altro discorso.</p>
<p>Tornando alla musica, il processo di scomparsa del supporto si è quasi completato. Possiamo essere nostalgici quanto ci pare ma i cd sono ormai diventati dei contenitori per musica registrata ad alta definizione, solo perchè è difficile trovarla in rete. Nella migliore delle ipotesi i dischi vengono spacchettati, i loro brani vengono copiati sul pc e successivamente sul lettore mp3, e per quello che serve potrebbero essere reincellofanati e riportati al negozio. Nell&#8217;ipotesi realistica, la gente compra degli mp3 da iTunes (software infame, per la cronaca) o li scarica delle reti p2p, e del supporto-oggetto transazionale neanche l&#8217;ombra.</p>
<p>Tutto questo discorso, l&#8217;avevo già fatto nel 1998. Ma un conto è capire razionalmente una cosa, un conto è sentirla sulla pelle.</p>
<p>Da anni ascolto musica quasi esclusivamente in mp3. Rendendomi conto che veramente la qualità dell&#8217;ascolto ne risentiva non poco, ho deciso di ricostituire la mia libreria musicale, codificando almeno in aac plus a 256bit, cosa che consiglio vivamente di fare a tutti quelli che amano la musica. No davvero, è importante.</p>
<p>Comunque avevo appena copiato sul pc le tracce di Mezzanine dei Massive Attack, e mettendo via il disco mi sono reso conto di una cosa: -quel- disco veniva dal mio passato. Sì certo, la musica dei massive, veniva dal mio passato, la sentivo negli anni 90 ok. Non è di questo che parlo. -Quel- disco, quell&#8217;oggetto, è il disco che avevo messo su quando anni fa mi lasciò la mia prima fidanzata. Ricordo di aver messo la traccia 1 e di aver ballato con lei per l&#8217;ultima volta.</p>
<p>Ok asciugatevi gli occhi con il fazzoletto. Mi sono in qualche modo reso conto che non era solo la musica, ma -quel- disco, era l&#8217;oggetto che avevo toccato e messo nel lettore, quella sera lontana. Non era un file, una foto nell&#8217;harddisk con la data. Era un oggetto, sopravvisuto al mio passato, era sempre lo stesso. Era fisicamente -quella- cosa. Con attaccate quelle emozioni.</p>
<p>Non ne traggo conclusioni, considero solo che l&#8217;oggetto fisico è qualcosa di importante, tanto che con copertine, tag, software di catalogazione visuali, cerchiamo ancora di riprodurre nello spazio immateriale del nostro pc, la sensazione di avere a che fare con qualcosa di compatto, fermo, fissato. Ieri sera ho riscoperto il bisogno di fissare gli mp3 (o aac) di un album in maniera ordinata, in playlist, in cartelle separate, con tracce numerate, copertina. Ho sentito la musica di quegli album per me così importanti in maniera, mi è sembrata, migliore.</p>
<p>Migliore, ma cosa rimarrà? Dopo più di dieci anni, io prendo in mano un disco e a catena arrivano tutti i ricordi di quel periodo, e quel disco ne è la testimonianza tangibile, in senso letterale. E&#8217; tangibile, quella persona è esistita, quei momenti sono esistiti. Ogni volta che volevo sentire Angel o Tear Drop, io prendevo in mano quella cosa. Vi svolgevo azioni, è stato parte della mia vita, ha raccolto i miei microbi, ci ho respirato sopra. Ha le mie impronte digitali.</p>
<p>Immagino che una generazione diversa dalla mia sarà in grado di investire emotivamente in oggetti virtuali, meglio di come sappia farlo io. Certo non avrà senso continuare ad utilizzare oggetti fisici solo per la nostalgia. Qualcosa però va ancora capito. Certo la sensazione di pienezza che ho avuto maneggiando i miei vecchi cd è collegata al fatto che essi appartengono al mio passato. Un ragazzo di adesso avrà altri oggetti transazionali.</p>
<p>Si ma.. quali?</p>
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		<title>l&#8217;energia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
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		<description><![CDATA[
Quando parliamo di energia, anche in fisica, parliamo di un entità matematica che quantifica la capacità di svolgere un lavoro, dove il lavoro è definito come il prodotto di un vettore forza per un vettore spostamento. L&#8217;energia potenziale è la capacità che un corpo ha di svolgere un lavoro in funzione della sua posizione, quella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=60&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-medium wp-image-71 alignleft" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/raul-cremona-mago-oronzo-copia.jpg?w=194&#038;h=300" alt="" width="194" height="300" /></p>
<p>Quando parliamo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia" target="_blank">energia</a>, anche in fisica, parliamo di un entità matematica che quantifica la capacità di svolgere un lavoro, dove il lavoro è definito come il prodotto di un vettore forza per un vettore spostamento. L&#8217;energia potenziale è la capacità che un corpo ha di svolgere un lavoro in funzione della sua posizione, quella cinetica in funzione del suo movimento.</p>
<p>In ogni caso, si tratta di un&#8217;astrazione matematica che serve ai fisici per misurare, spiegare, calcolare e schematizzare i fenomeni. Nella sostanza dove esistono azioni, forze, lavori effettuati, si può misurare la quantità di energia che consumano, l&#8217;energia rimanente nel sistema. E in qualche modo, finchè riesco a misurare la quantità di energia, le forze in gioco e le direzioni dei vettori, posso prevedere, almeno in un sistema chiuso, il comportamento dei corpi e delle particelle. Le cose si complicano un po&#8217; a livello quantistico o relativistico, ma non sono certo la persona più adatta a dissertare di questi argomenti.</p>
<p>Benissimo, non credo di dire cosa nuova, e nemmeno di scivolare nel più ingenuo new-age, se dico che possiamo avere un concetto di energia psichica, o vitale o come vogliamo chiamarla, che ci aiuti a descrivere i fatti psichici, o se non vogliamo ancora una volta adottare la divisione mente/corpo tipica della nostra cultura, un energia tipica dei sistemi vitali coscienti. Un energia che serve per compiere lavoro psichico.</p>
<p>Per parlare di energia è necessario vi sia un corpo, certo. Bè ma si può astrarre. Mi spiego meglio. Anche senza tirare in ballo teorie spiritualistiche (ognuno può averne una propria, quella che più gli aggrada).</p>
<p>I sistemi vitali, o comunque i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sistemi_complessi" target="_blank">sistemi complessi</a> in genere, possono organizzarsi a vari livelli, e creare nuove strutture formate dall&#8217;interazione delle strutture di più basso livello. E&#8217; uno dei principi della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scienza_della_complessit%C3%A0" target="_blank">scienza della complessità</a>. Le nuove strutture potranno avere un comportamento nuovo, non riducibile alla somme dei comportamenti del livello più basso di organizzazione. Questo fenomeno viene chiamato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emergenza" target="_blank">emergenza</a>.</p>
<p>Un animale come l&#8217;uomo si è evoluto espandendosi oltre diversi di questi stadi, comparabili ai salti quantistici nelle orbite di un elettrone.<br />
Un primo salto di stato è stato quello tra gli organismi unicellulari e quelli pluricerllulari. Il penultimo è stato quello, che abbiamo in comune coi topi, della nascita di un entità astratta, immateriale, che potremo chiamare psiche, un entità fatta di informazione e non più di materia, anche se sulla materia poggia.<br />
L&#8217;ultima si chiama Cultura. Un insieme enorme di entità sovraindividuali, sempre fatte di informazione, le quali anch&#8217;esse si organizzano secondo proprie regole ed hanno vita propria.</p>
<p>Ho fatto moltissimi salti logici, sto semplificando fino all&#8217;inverosimile, mi rendo conto. Naturalmente vi sono molti più passaggi di autoorganizzazione dei sistemi viventi, il fenomeno dell&#8217;emergenza (così si chiama nella teoria della complessità) si può applicare a gruppi di individui, alla specie, e ad un infinità di altre strutturazioni incasinatissime. Quello che mi interessa è stabilire che è possibile, anzi è uno dei comportamenti specifici di tutti i sistemi complessi, che un nuovo soggetto nasca, che esso abbia vita propria e proprie regole.<br />
Una lingua, per esempio, è un sistema vivente per suo conto. Ha una nascita, un evoluzione, un adattamento. Si riproduce, si espande, muore. Come una foresta. Come un ecosistema. Come un pensiero.</p>
<p>Non ha importanza di cosa sia fatta un entità di questo tipo, se di materia o di pura informazione. Sempre l&#8217;informazione in un certo senso è alla base dei processi, nel senso che la loro dinamicità non risiede nel fatto di esistere in quando entità fisiche, ma nel modello di organizzazione di tale entità. Nel fatto che sia un sistema in disequilibrio stazionario, direbbe un biologo. Certo la variabilità intrinseca della materia fisica con la sua infinita complessità quantistica è un bel brodo primordiale per la nascita di sistemi complessi, per ora difficilmente generabili artificialmente.</p>
<p>Credo di essermi perso. Quello che voglio dire è che se un entità come la psiche è in grado di compiere un lavoro, dobbiamo anche poter ipotizzare una forma di energia per questo lavoro. Emotiva, intellettiva, relazionale, non so se si possa classificare. Si può certamente parlare di energia.<br />
E quando si parla di questa energia, si parla di una quantità che, come nel caso dei sistemi fisici, può essere trasmessa, aumentare o diminuire in un dato sistema vitale, essere scambiata ed utilizzata in modi che appartengono alla sfera, immateriale, dell&#8217;universo immateriale in cui la psiche vive, si nutre, si relaziona.</p>
<p>La possibilità di svolgere un compito che ci riporterebbe il ricordo della nostra madre morta, per andare al sodo, non implica l&#8217;energia acquisita mangiando il panino al formaggio (anche se senza il panino io non posso sussistere come essere vivente e nemmeno possedere forme diversamente organizzate di energia). Una persona portrebbe consumare tutte le sue energie psichiche nel tentativo di abbattere quel muro, immateriale, e poi recuperarle tutte un momento dopo, lasciando perdere il muro, solo perchè una persona a cui vuole bene gli ha sorriso. Di che energie si tratta?</p>
<p>Certo, che sono in ballo energie per elaborare i ricordi, creare nuove sinapsi, nuovi percorsi elettrici nel cervello. Ok questo è il livello precedente di organizzazione. Ma sarebbe inutile parlarne in questi termini, ai fini dell&#8217;analisi psicologica. Sarebbe inutile, per spiegare perchè se non piove si seccano i fiumi, parlare dello stato quantiscico degli elettroni nelle molecole dell&#8217;acqua: meglio concentrarsi sul ciclo dell&#8217;acqua come sistema e su modelli metereologici.</p>
<p>In psicologia, i modelli sono tanti e non ce n&#8217;è uno che si possa dire unico e infallibile, però quello che mi premeva in questo post era di specificare che si può parlare di energia per quanto riguarda il livello di organizzazione immateriale della persona, tanto per chiarire quello che si intenderà in questo blog quando questo concetto verrà utilizzato.<br />
Bene, questo basti, non importa definire &#8220;di cosa è fatta&#8221; questa energia, perchè neanche la nozione di energia in fisica è &#8220;fatta di&#8221; qualcosa. L&#8217;energia è una quantità matematica, ipotizzata.</p>
<p>Per cui, siccome è indubbio che la psiche svolge un lavoro, ipotizziamo l&#8217;esistenza dell&#8217;<em>energia psichica.</em><br />
E qui ci portiamo dietro tutto il resto. Possono esistere <em>campi</em> di energia psichica, <em>flussi</em> di energia psichica e così via. Quando ricorreremo a questi concetti però, sia chiaro che non lo faremo con l&#8217;ingenuità della new-age (<em>con la sola imposizione delle mani vi ungerò la giacca e i pantaloni!</em>), nella quale la nozione di campo di energia psichica si fonde con la nozione fisica di campo magnetico, come se ci fosse una forza fisica, azionata dalla mente. Un campo energetico psichico avrà effetto sul livello di organizzazione che è la psiche. E sul livello delle relazioni con le altre entità vitali e coscienti.</p>
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		<title>l&#8217;italia vuole solo vincere</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 16:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[percezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Banale a dirsi, chi non vuole sempre vincere? D&#8217;altronde non mi risulta che in passato fosse diverso. Ma qualcosa è diverso, e vorrei capire cosa sia. Perchè io questa volta non riesco a tenere per l&#8217;italia, nel calcio, alle olimpiadi, in ogni contesto, e non è una posizione ideologica o politica. Cercherò di spiegarmi.
Sarebbe banale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=51&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" src="http://pechino2008.blogosfere.it/images/MatteoTagliariol-thumb.bmp" alt="" width="200" height="286" />Banale a dirsi, chi non vuole sempre vincere? D&#8217;altronde non mi risulta che in passato fosse diverso. Ma qualcosa è diverso, e vorrei capire cosa sia. Perchè io questa volta non riesco a tenere per l&#8217;italia, nel calcio, alle olimpiadi, in ogni contesto, e non è una posizione ideologica o politica. Cercherò di spiegarmi.</p>
<p>Sarebbe banale dire che è perchè stavolta si tratta di propaganda, di propaganda per come ne parla Philip Roth. Non solo propaganda di un governo o di un sistema politico, bensì propaganda di <em>se stessi</em>, ma in qualche modo è quello che sta accadendo qui da noi, forse anche da altre parti nel mondo.</p>
<p>Non vogliamo perdere, questo sarebbe umano, anche bello. Ma il fatto è che noi <em>non contempliamo</em> di perdere, come fosse scontato che siamo migliori, che ne abbiamo un qualche diritto, come se fossimo spaventati, terrorizzati dall&#8217;idea di non perdere.<br />
Come se ci aspettassimo, fossimo obbligati ad aspettarci la <em>perfezione</em>, da noi stessi, dalla nostra cultura, dal nostro paese, a tutti i livelli. E&#8217; bello voler vincere, ma com&#8217;è nel bambino che vuole vincere per forza, che non accetta di perdere e vuole rigiocare, rigiocare, finchè non vince il pallone, finchè non sarà rimasto -solo lui-?</p>
<p>Quel bambino non sta bene, quel bambino è spaventato, è ossessionato dal&#8217;idea di poter scomparire, di poter non essere superiore a tutti. Quel bambino non è veramente lì con gli altri, vive solamente all&#8217;interno del suo ego, il suo ego ritenuto in pericolo.</p>
<p>Così, come quel bambino, siamo noi tutti ora. Ce lo risputiamo addosso tramite la tv, ognuno deve essere perfetto, buono, indiscutibile, infallibile. Nessuno accetta critiche, e se gli vengono fatte corre come in preda a una frenesia a dimostrare che no, lui è buono, il suo stile di vita è il migliore dei possibili, non gli si può dire niente, anzi chi lo fa altro non è che un calunniatore, è lui il <em>nemico</em>, il bastardo.</p>
<p>E non consideriamo più ciò che siamo, ma ciò che dovremmo essere, e siamo così spaventati dal giudizio, prima di tutti il nostro personale verso noi stessi, che non vediamo più ciò che siamo, neanche la superficie, solo quello che dovremmo essere. Così avviene nei film americani, nei serial, dappertutto. Retorica. Propaganda di se stessi.</p>
<p>Mentre scrivo ci sono le olimpiadi di Pechino 2008. L&#8217;Italia vuole solo vincere, ma nel modo descritto sopra. Tutti si aspettano che ci sia dovuto un certo numero di medaglie, anzi dovremmo prenderle -tutte-, tutte quante. Gli altri paesi non esistono, non si può in alcun modo apprezzare le prove delle altre culture. Questo a prescindere da quello che dicono i commentatori, è qualcosa che sta sotto le parole, sta nell&#8217;aria.</p>
<p>E toglie ogni fascino a queste olimpiadi. E&#8217; un reality show, come gli altri. Stiamo vincendo molte medaglie, ma per me non contano nulla. E&#8217; vero, contano tanto per gli atleti, gente che ha lavorato parecchio. Ma tutto è devitalizzato, la valenza delle vincite è annullata dalla polarità in controfase della nostra nevrosi collettiva.</p>
<p>Ed è ipocrita. Gli altri sport non hanno ormai nessuna valenza per gli italiani. Solo il calcio. Per tutto l&#8217;anno. Nessun italiano è stato preparato ad apprezzare gli altri sport, nemmeno io.</p>
<p>Così non riesco a tenere per gli atleti italiani, perchè so che stavolta più vinceranno, più si rafforzerà la dinamica in cui tutti noi siamo immersi. Stiamo diventando antipatici, profondamente antipatici.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/irprocess.wordpress.com/51/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/irprocess.wordpress.com/51/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=51&subd=irprocess&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>le dinamiche</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 23:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[analisi transazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;analisi transazionale è una teoria psicologica molto interessante. Per saperne qualcosa di più rimando al link di cui sopra.
Quello che interessa a noi è il fatto che la matrice della transazioni tramite le quali ci relazioneremo con gli altri in età adulta hanno avuto origine nell&#8217;infanzia.
Nessuna psigologia può trascendere da questa semplice verità, l&#8217;importanza degli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=26&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_transazionale" target="_blank">analisi transazionale</a> è una teoria psicologica molto interessante. Per saperne qualcosa di più rimando al link di cui sopra.</p>
<div id="attachment_30" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/schema-analisi-transazional.gif"><img class="size-medium wp-image-30" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/schema-analisi-transazional.gif?w=300&#038;h=149" alt="genitore, bambino, adulto" width="300" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">genitore, bambino, adulto</p></div>
<p>Quello che interessa a noi è il fatto che la matrice della <em>transazioni</em> tramite le quali ci relazioneremo con gli altri in età adulta hanno avuto origine nell&#8217;infanzia.<br />
Nessuna psigologia può trascendere da questa semplice verità, l&#8217;importanza degli eventi dell&#8217;infanzia. Ma qui non si tratta solamente dei traumi, di eventi chiave. Si tratta di capire che le normali modalità di relazione che abbiamo quando siamo bambini costituiscono i programmi di base attraverso i quali interagiremo con gli altri da adulti.</p>
<p>Intanto consideriamo che gli affetti e specialmente l&#8217;affetto scambiato con le figure parentali, con gli agenti di cura primari, assume per il bambino una valenza molto maggiore che per l&#8217;adulto. Il mantenimento di un canale affettivo aperto con gli agenti di cure infatti è per il bambino una questione di vita o di morte, per ovvie ragioni. I terrori di abbandono che abbiamo da bambini sono delle cose da prendere molto sul serio, per esempio, come qualsiasi psicologo potrà insegnarci.<br />
L&#8217;analisi transazionale ci fornisce uno schema di strutturazione della personalità, in funzione delle varie modalità con le quali avveniva la comunicazione con le figure parentali o comunque gli attori presenti nelle prime fasi della nostra vita.<br />
Un&#8217;interazione, un&#8217;avvenimento relazionale singolo, come una domanda-risposta, è considerato una <em>transazione</em>. La transazione assume valenze diverse e la sua valenza è determinata a seconda di con quali <em>stati</em> stiano comunicando gli agenti della transazione. Gli stati li potete trovare nella wikipedia. Quelli fondamentali sono <em>genitore, bambino, adulto</em>.<br />
Più transazioni possono venire a costituire un <em>gioco</em>.</p>
<div id="attachment_33" class="wp-caption alignnone" style="width: 307px"><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/0003.jpg"><img class="size-medium wp-image-33" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/0003.jpg?w=297&#038;h=300" alt="transazioni possibili" width="297" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">transazioni possibili</p></div>
<p>Con molti distinguo e molti altri concetti, di fatto l&#8217;analisi transazionale si ferma qui, alla <em>teoria dei giochi</em>.</p>
<p>Quello che pensiamo è che i giochi siano a loro volta dei mattoni fondamentali per un livello successivo di interazione. Abbiamo chiamato questa nuova struttura <strong>dinamica</strong>. Una dinamica altro non è che un insieme di giochi, ovvero di strutture di transazioni, i quali possono avvenire con la stessa persona o persone diverse, possono essere brevi o anche durare giorni o mesi, ma il loro scopo è sempre lo stesso: stabilire un nuovo equilibrio energetico o affettivo, a partire da una condizione di disequilibrio, la quale a sua volta molto spesso viene indotta sempre attraverso dinamiche o all&#8217;interno di una dinamica più lunga o complessa.<br />
Le modalità relazionali di un bambino infatti non si possono fermare alle singole transazioni, come può avvenire per un cagnolino. Egli cercherà delle strade, illusiorie o effettive, destinate a fallire o a funzionare, per raggiungere la ricompensa affettiva, se non è facile o è addirittura impossibile raggiungerla in altri modi.</p>
<p>L&#8217;insieme di tutte queste strategie, sono queste il bagaglio che ci portiamo nell&#8217;età adulta, i tracciati complessi che continueremo a seguire. Perchè sono i soli modi che conosciamo, per relazionarci con gli altri, per quanto ci dicano come potrebbe essere semplice, noi non ne conosciamo altri, e può essere un percorso molto doloroso e lungo farne a meno o anche solo esserne consapevoli.<br />
Queste strategie sono quelle che chiamiamo le <em>dinamiche</em>, e sono uno strumento di analisi molto potente. Questa nuova struttura possiede molte proprietà.</p>
<p>Una delle più interessanti è il fatto che abbiano bisogno di azare la posta emotiva, per poter funzionare: infatti come spiegato in precedenza, ciò che spaventa un bambino e rappresenta una questione di vita o di morte, non ha più effetto nell&#8217;età adulta. Per replicare le condizioni di attivazione e di svolgimento delle dinamiche abbiamo quindi bisogno di situazioni molto più critiche di quelle che tollererebbe un bambino. Modalità di ottenere la ricompensa emotiva che possono apparire innocue se osservate in un bambino, possono diventare in età adulta processi molto più drammatici e a volte pericolosi.<br />
Ciò non di meno, tramite l&#8217;analisi delle dinamiche che noi svolgiamo nella vita di tutti i giorni, e non durante un setting psicanalitico, possiamo arrivare a capire molte cose e persino quali fossero gli attori dello scenario infantile e le relazioni dell&#8217;attore-bambino con essi.</p>
<p>Questo in poche parole. Ci sarà modo di approfondire questo concetto in altri post.</p>
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		<title>questo blog</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 15:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[percezioni]]></category>
		<category><![CDATA[progetti]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[E va bene, scriviamo il primo articolo di questo blog. Che non ho idea di dove ci porterà, non ho nemmeno idea se il gruppo di persone che considero far parte dell&#8217;irprocess mi seguirà. So solo una cosa. Sento spazio qui, sento Aria attorno a me. Sento che in questo luogo saremo in grado di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&blog=4457837&post=17&subd=irprocess&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E va bene, scriviamo il primo articolo di questo blog. Che non ho idea di dove ci porterà, non ho nemmeno idea se il gruppo di persone che considero far parte dell&#8217;irprocess mi seguirà. So solo una cosa. Sento spazio qui, sento Aria attorno a me. Sento che in questo luogo saremo in grado di esprimerci liberamente.<br />
Non ho idea se qualcuno ci seguirà e francamente non mi interessa. L&#8217;idea di uno spazio come questo riposa in me da anni ma non era mai il momento giusto, non eravamo pronti. Ora ho la sensazione che questo sia il prossimo passo, uno dei prossimi passi.</p>
<p>Ormai sono molte le idee e i metodi che condividiamo, e credo sia giunto il momento di avere un posto dove queste idee possano diventare pubbliche. Nella misura in cui, certo, ci sentiremo pronti ad aprirci.</p>
<p>Idee, metodi&#8230; di cosa stiamo parlando? Semplicemente del lavoro svolto in anni di amicizia e dei tanti dialoghi, tante analisi riguardanti psicologia, scienza, spiritualità, sociologia e quant&#8217;altro. Dico subito che c&#8217;è la pretesa di pubblicare saggistica o dei veri articoli scientifici, solo di continuare qui un percorso e raccontare in qualche modo la strada che abbiamo già battuto e i sentieri che abbiamo spianato.</p>
<p>I nuovi sistemi di tagging e di organizzazione dei contenuti di questo nuovo web ci permettono per la prima volta una notevole libertà nell&#8217;utilizzare questo spazio. Gli autori saranno liberi di taggare e categorizzare i propri contenuti. Qui dentro scriveremo in quattro o cinque. Alcuni post saranno aperti ai commenti, altri no.</p>
<p>Bè io ho cominciato a scrivere. Vedremo come si svilupperà.</p>
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