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		<title>We are Legend</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 16:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso mi sono chiesto cosa avesse spinto la generazione degli anni sessanta a deviare, cambiare percorso, uscire dai cardini. E cosa invece impedisca di farlo alla mia generazione e a quelle successive, che si inabissano sempre di più in quello che sembra un tunnel senza uscita. Ieri guardavo un reality dove &#8220;ragazzi&#8221; e &#8220;ragazze&#8221; venivano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=252&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso mi sono chiesto cosa avesse spinto la generazione degli anni sessanta a deviare, cambiare percorso, uscire dai cardini. E cosa invece impedisca di farlo alla mia generazione e a quelle successive, che si inabissano sempre di più in quello che sembra un tunnel senza uscita.</p>
<p>Ieri guardavo un reality dove &#8220;ragazzi&#8221; e &#8220;ragazze&#8221; venivano fatti incontrare in appuntamenti al buio e accoppiati a seconda delle loro affinità.<br />
Ragazzi e ragazze, in realtà uomini e donne fatti, che però aderiscono o vengono fatti aderire ai canoni della &#8220;cultura giovanile&#8221;, definiti dai media e dall&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento.<br />
Uomini e donne vestiti da ragazzi, che si fanno condurre come bestie ottuse, senza la minima resistenza, nelle liturgie dei programmi televisivi. Senza la minima critica, senza nemmeno un accenno di ribellione, di sarcasmo, nemmeno di ironia. Come immagini il tuo ragazzo, la tua ragazza, ti piace la gelosia, sì, no, la lingerie colorata, ti piace che il tuo ragazzo parli con le altre.<br />
Mi chiedo a volte come si sia arrivati a questo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.woodstockstory.com/upload/hendrix-live-woodstock.jpg" alt="" width="220" height="147" />Negli anni sessanta abbiamo giovani che rinunciano ai beni ed ai meccanismi di valorizzazione sociale proposti e imposti, che criticano i sistemi di gestione del sapere e di potere in tutte le sue forme.<br />
Non disposti a fare definire la propria identità dal mercato, dall&#8217;ideologia, dalla politica. Certo, per poi ricadere in altri meccanismi di valorizzazione e di creazione dell&#8217;identità, altri sistemi di potere e criteri di appartenenza.<br />
Ma almeno sistemi e criteri di loro scelta. E non quelli dominanti della società in cui vivevano.</p>
<p>Perché cultura &#8220;giovanile&#8221;? Spesso le guerre e le rivoluzioni sono fatte dai giovani, però non si è mai parlato di giovani come una categoria a se stante, come una cultura ed un orizzonte di visione, credo, prima di quegli anni.<br />
Forse mai come allora lo scontro fu tra generazioni. Le barricate erano nelle strade ma anche in ogni famiglia, come se tutti i giovani fossero diventati dei Romeo e Giulietta innamorati della libertà e delle idee, del pensiero, della filosofia, della musica. O come se tutti partissero con Peter Pan per l&#8217;Isola che Non C&#8217;è.<br />
Che però c&#8217;era eccome. Era lì, appena messo un piede fuori dal sistema di pensiero dominante. Non c&#8217;era bisogno di aspettare la rivoluzione. Era nel mondo, nelle connessioni sociali della politica, delle controculture, nel sesso, nell&#8217;amicizia, in nuovi legami staccati dalla produzione. Seconda stella a destra. O in quel caso seconda stella a sinistra.</p>
<p>Esattamente che confine hanno valicato quei giovani, in un tempo in cui la parola giovane indicava ancora l&#8217;età anagrafica e non un target di mercato? Qual&#8217;è il confine che gli attuali giovani, anzi, gli attuali uomini e donne, non riescono a valicare?</p>
<p>Basta pensare a noi stessi. Cosa ci impedisce di staccarci dal sistema di valorizzazione dominante, oggi? Hai un buon lavoro, o lo desideri? Un/a fidanzato/a? Casa? Macchina? O li desideri?<br />
Desideri la tv LED? desideri il macbook pro, l&#8217;ipad? Li hai già e quindi ti senti già vuoto e senza scopo?<br />
Sei legato al sistema di valorizzazione e di autovalutazione dominante.<br />
Nessuno più ti giudica se non hai l&#8217;oggetto che definisce l&#8217;identità, che sia una macchina o un vestito o un cellulare. Ormai lo facciamo da soli, ci auto-puniamo da soli, nella solitudine delle nostre nevrosi. E ci auto-premiamo nella frenesia dei centri commerciali.<br />
E tutte queste cose che compriamo non sono più solo simboli. Sono cose che servono a fare altre cose, a comunicare, a vivere.<br />
Cose a cui, in tutta franchezza, non mi sento di rinunciare.</p>
<p>D&#8217;altronde, la musica stessa, che fu una grandissima fonte di energia pura, rivoluzionaria, creativa e visionaria negli anni sessanta, è oggi un mero prodotto che serve a tenere calme le masse, esattamente come la religione.<br />
Non per questo la musica in sé è una cosa negativa.<br />
Come non lo è un televisore 3D.</p>
<p>Facciamo un passo indietro, però. Perché le famiglie degli anni sessanta erano così ben piantate e radicate nel sistema, mentre i giovani no? Erano solo le idee &#8220;vecchie&#8221;?<br />
Per qualcuno non era solo quello. Era contro una nuova ideologia delle &#8220;cose&#8221;, che i ragazzi si ribellavano. Contro la schiavitù dell&#8217;avere. Contro il sistema economico che non solo sfruttava la forza lavoro, ma stava per comprarsi anche l&#8217;anima delle persone. Con i ninnoli.<br />
Se ti importava di quelle cose, eri un &#8220;borghese&#8221;. Nel senso che ti facevi definire, valorizzare, e giudicavi e valutavi gli altri attraverso ciò che possedevano, e se erano sufficientemente omologati a i comportamenti correlati a questo status. Questa era la loro malattia.</p>
<p>E questa è la nostra malattia.</p>
<p>Solo che stavolta le &#8220;cose&#8221; non sono solo quelle che potevano interessare ad una generazione uscita dalla guerra, ovvero casa, macchina, sicurezza economica, famiglia. Anche se, certo, nel momento in cui queste cose sono messe in dubbio tornano centrali.</p>
<p>No, a tenerci schiavi sono altre cose. Sono il contorno. Sono tutti gli oggetti pensati e creati da noi per noi. La tecnologia, e vari metodi per tenere vivo il &#8220;sogno&#8221;, e tenerlo ben distinto dalla realtà. Siamo pur sempre i figli di quelli del sessantotto, e andiamo tenuti a bada. E anche i figli nostri sembrano essere un po&#8217; irrequieti.</p>
<p>Semplicemente, una volta che il movimento è finito, negli anni settanta, è nata l&#8217;industria per tutto questo nuovo mercato, che aveva nuova visione, nuove esigenze. Ed era un terreno totalmente inesplorato, una lavagna su cui scrivere.<br />
Sì, una volta finito il movimento sono rimasti i giovani che si muovevano. E non avevano niente da fare.</p>
<p>Dopo il sessantotto hanno continuato ad uscire di casa e a cercare la prima stella a destra, o a sinistra. Ma non trovavano niente. Il vuoto. Dietro non c&#8217;era più nulla, indietro non si poteva tornare. E davanti non c&#8217;era la nuova identità promessa, giusto? Film come Ecce Bombo raccontano più o meno questo passaggio.</p>
<p>E quando c&#8217;è grossa richiesta di qualcosa, si forma l&#8217;industria che la produce, no? Così hanno cominciato a produrre delle nuove identità per i giovani.<br />
Hanno creato degli spazi dove si potessero riunire. Bar, discoteche, sale giochi. Un immagine dei &#8220;giovani&#8221;. Cose-da-fare per i giovani. E hanno continuato.<br />
Naturalmente i giovani hanno fatto in gran parte da soli. E ci sono stati molti altri movimenti spontanei, è chiaro che sto immensamente semplificando.<br />
Però, anche se si sono sviluppate innumerevoli sottoculture o controculture, abbiamo una cultura dominante, mainstream.<br />
Ed è quella, ora come allora, il sistema culturale che definisce le identità e valorizza gli individui. I giovani. E ora che non sono più veramente giovani, definisce gli adulti, per sempre adolescenti.</p>
<p>Ecco come siamo arrivati a quel reality. Ed ecco come siamo diventati tutti &#8220;borghesi&#8221;.<br />
Siamo schiavi delle cose. Pertanto non siamo liberi, non siamo veramente liberi, dentro.</p>
<p>Ma che c&#8217;è di male nel desiderare internet, una tv al plasma, una bella macchina, un tablet, occhiali 3D, voler fare vacanze costose? Niente, come non c&#8217;è nulla di male in una casa, una macchina, un posto fisso. Non c&#8217;era nulla di male nemmeno allora.<br />
Quando però permettiamo che queste cose che compriamo ci comprino a loro volta, quando sono tramite per il controllo sociale e ci impediscono di vedere che una persona non vale per quello che ha, allora lì c&#8217;è un problema.<br />
Lo so, penserete che per voi non vale tutto questo, che voi non siete borghesi.<br />
Ma quand&#8217;è l&#8217;ultima volta che vi siete fermati a parlare col fisarmonicista arabo che suona sotto il metrò, perché con la fisarmonica è un dio?<br />
A qualcuno saranno capitate cose così, non siamo del tutto stronzi, certo. Ma è raro.<br />
E comunque, a farlo, percepite la tensione sociale attorno? &#8220;Se si è fermato a parlare con un povero allora sarà un povero anche lui, oppure sarà un pazzo. Certamente una persona con problemi, se si è ridotta a parlare con un artista di strada vuol dire che non ha amici, non ha una vita.&#8221;<br />
Bisogna sembrare al di sopra, no? E se loro sono poveri sarà per colpa loro, vero? Altrimenti non sarebbe per merito-nostro che noi stiamo meglio.<br />
Queste e altre schifezze stanno nella nostra ideologia dominante, nel sistema di idee che ci è passato assieme allo smartphone (il quale non ha nessuna colpa, naturalmente, è anzi una grandissima innovazione).</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.horrortalk.com/reviews/OmegaMan/OmegaMan10.jpg" alt="" width="241" height="161" />Sono d&#8217;accordo che non si può essere mai veramente liberi, e non c&#8217;è una visione pura. Però una persona che per riconoscere la buona musica ha bisogno che gli dicano che è buona musica, che fa quello che gli dicono, che non vede dietro uno schermo di convenzioni, di doveri, di comportamenti, che giudica se stesso e gli altri dalle apparenze, sempre, al punto di non riuscire a vedere più nemmeno uno spiraglio di realtà, questa persona non è libera.</p>
<p>Per cui, gente della mia generazione, trentenni e quasi quarantenni, vi comunico la conclusione cui sono giunto:</p>
<p>noi siamo i borghesi. Siamo il mostro.</p>
<p>E forse, il segnale che le cose staranno finalmente per cambiare sarà quando un ventenne verrà da noi e ci dirà &#8220;borghesi di merda!&#8221;, o qualsiasi altra parola useranno al posto di borghese.</p>
<p>Aspetto il processo.<br />
We are Legend.</p>
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		<title>drive in forever</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 13:56:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le molte cose che vengono confuse e strumentalizzate, in questo periodo, c&#8217;è anche la &#8220;questione femminile&#8221;. Certo, quella vera e propria riguarda le donne la cui libertà di espressione viene ancora repressa, le donne che nel mondo vengono discriminate, violentate, mutilate, uccise.<br />
Ma c&#8217;è anche una piccola questione femminile adesso in Italia, nel momento in cui l&#8217;immagine e l&#8217;identità femminile vengono usate, ancora una volta, allo scopo del mantenimento del potere (che sia esercitato da uomini o donne), e nel momento in cui sul corpo della donna si giocano battaglie (pseudo)politiche.<br />
La confusione arriva al punto che gli stessi propagandisti e fautori di un immagine della donna limitata, riflesso di un immagine dell&#8217;uomo altrettanto mutilata e svilente, risultino come difensori della libertà sessuale, del progresso dei costumi e via dicendo.</p>
<p><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2011/02/moricfinale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-229" title="moricfinale" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2011/02/moricfinale.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p>A mio parere l&#8217;umiliazione cui sono state e sono sottoposte le donne sulle reti mediaset &#8211; spettacolo che, ora si sa, era rappresentazione ed emanazione della fantasia privata di Silvio Berlusconi &#8211; nulla ha che fare con la libertà sessuale e l&#8217;emancipazione della donna.<br />
Se quasi in ogni trasmissione vengono mostrate nude, costrette ad eseguire indicazioni come fossero esseri da guidare a disposizione del conduttore è perché sono condotte davanti alle telecamere come schiave al mercato, non perché siano veramente padrone del proprio corpo. Poco conta che lo facciano per lavorare, per soldi, per fama o per altro. Il sistema di potere che, come in una catena di montaggio, dispone per l&#8217;umiliazione delle persone, tramite un sistema di premi e punizioni, è un meccanismo ben oliato che funziona, ed è pianificato dall&#8217;inizio.<br />
E questo meccanismo non umilia solo le donne dello spettacolo, ma anche gli uomini, i giornalisti, ragazzi che stanno imparando a cantare costretti a fare i pagliacci, vecchi vip che hanno fatto il loro tempo ai quali viene dato un cappello da giullare e vengono fatti ballare e umiliati pubblicamente. </p>
<p>Tornando alle donne, se vengono negate come persone nella propria interezza è ancora una volta per soddisfare nevrosi (maschili o femminili), e concettualmente il loro essere nude non è affatto diverso dal portare un burka. Se ci pensate, è proprio la stessa cosa. Trovo altrettanto umiliante costringere (o determinare l&#8217;esistenza di una cultura che preveda e incoraggi) le donne a girare nude e a obbedire come sceme. Non a caso essere privati dei vestiti e costretti a rimanere nudi è una forma di violenza utilizzata nella tortura.<br />
Intendiamoci. Va benissimo girare nudi. Il problema si pone quando le persone sono spinte a spogliarsi in un contesto di umiliazione e deprivazione di identità. Per esempio, in un campeggio per nudisti ci si va spontaneamente e la gente è contenta e libera, invece le donne costrette a sfilare nude in un campo di concentramento sono un altra cosa. E&#8217; ovviamente un esempio estremo.</p>
<p>Il problema è che in un gioco privato donne e uomini si possono mascherare, spogliare, far finta di essere padroni e schiavi, fare quello che vogliono. Ma se tutto ciò è passato come modello reale dalle tv nazionali, in fascia diurna, quando la realtà viene ridotta a quella dimensione e non viene proposto nessun altro modello, nessun altra idea, si tratta di comportamenti che vengono imposti come standard.<br />
Berlusconi ha imposto, come ci si poteva aspettare, una sovrapposizione del &#8220;fantastico&#8221; televisivo &#8211; del <em>suo</em> fantastico televisivo, sempre stato squallido e idiota &#8211; sulla realtà.<br />
Che so, un conto è se io vedo un film dove le donne sono strafiche vestite di lattice che vengono dallo spazio e gli uomini sono eroi saltano sulle scarpe a molla di Paperinik. Ma se mi dimentico che è un film e scambio il film per la realtà, tanto che le donne poi si credono strafiche aliene e gli uomini si mettono a zompare per la strada, qualcosa di malato sta accadendo. Un conto è la fantasia erotica di una vestita da infermiera che sia sempre disponibile. Un conto è imporre ad una generazione di donne il modello secondo cui <em>nella realtà di tutti i giorni</em> devono conformarsi a quel comportamento, per avere successo.</p>
<p>Quindi io trovo giusto che le donne si siano ribellate e abbiano manifestato, questa settimana. Ma questo discorso va approfondito, perché è sottile il confine che separa lo scagliarsi contro questo fenomeno dallo scagliarsi contro le donne stesse che fanno televisione spogliandosi, o contro le prostitute.</p>
<p><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2011/02/cansino_driveinn.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-232" title="cansino_driveinn" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2011/02/cansino_driveinn.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Che vi sia astio verso chi guadagna tantissimi soldi prostituendosi, per esempio, tradisce semplicemente la frustrazione di non potere avere soldi e quindi l&#8217;odio per chi fa il salto in avanti utilizzando una &#8220;via più breve&#8221;. Ma chi si prostituisce paga anche caro, quello che guadagna. D&#8217;altronde anche un atleta può arrivare a guadagnare 100 volte un operaio, ma rischia anche di rovinarsi i legamenti o che gli scoppi il cuore.<br />
Quindi se facciamo così, beh.. ci siamo cascati. Nel berlusconismo, nel craxismo. Nella politica che allarga sempre di più la forbice sociale tra ricchi e poveri, per poi alimentare il desiderio dei poveri di diventare ricchi, e nel contempo l&#8217;odio per chi riesce ad arricchirsi.<br />
E quell&#8217;odio generato dalla crisi economica viene pilotato, è una strategia vecchia. Lo pilotò hitler prima contro i malati &#8220;parassiti&#8221; sociali, poi contro gli ebrei.<br />
Da noi si sa, viene pilotato contro gli stranieri, come fossero colpevoli dei nostri guai, per la gente ora è normale pensare che dei problemi di cui noi siamo responsabili (e chi altro?) come la crisi economica, la mafia, il degrado delle periferie, la mancanza di lavoro, siano responsabili dei poveretti che vengono in Italia senza una lira.<br />
La gente soffre la crisi economica, vive sotto pressione, può solo sperare in un colpo di culo per uscirne. I ricchi sono sempre più ricchi e girano per milano con auto piene di donne e cocaina.</p>
<p>Ora, questa particolare &#8220;dittatura del drive-in&#8221; sta portando a una strategia di un tipo nuovo, veramente squallido. Ridicolo, se vogliamo. Addirittura il bersaglio, o il capro espiatorio sociale-economico, stanno diventando le donne. Le donne stesse, o comunque queste donne immaginarie della fantasia televisiva e mediatica collassata sulla realtà.<br />
Ci sono tutti gli aspetti tipici del fenomeno discriminatorio. In televisione manca poco che tirino alle soubrette le noccioline nella gabbia, come fossero esseri inferiori. Sistematicamente delle &#8220;pupe&#8221; vengono schernite e derise come erano derisi i neri, o gli ebrei.<br />
A mio parere si stanno tirando le somme di un ventennio di propaganda in questo senso, da parte della televisione di Berlusconi, tanto che certe idee sono entrate pure nella testa della gente di sinistra: In europa facciamo solo ridere, coi nostri sorrisini sornioni, quando facciamo una battuta tipo &#8220;sì, come no, quella è arrivata lì facendo pompini&#8221;, anche solo perché è bella. E&#8217; roba da ridere, pensano che siamo rincoglioniti. E hanno ragione.<br />
Si è riuscito a fare tutto questo, a trasformare l&#8217;immagine della donna in un capro espiatorio, e per giunta in uno stato laico. Cioè questa distruzione e irregimentazione dell&#8217;identità femminile non avviene tramite la religione, ma tramite una malintesa e falsata emancipazione, e si tratta addirittura solo dell&#8217;estensione, dell&#8217;ipertrofizzazione della fantasia erotica di un singolo uomo, in tutto il paese, cosa che tra l&#8217;altro distrugge anche la complessità culturale dell&#8217;erotismo presente nella nostra cultura.</p>
<p>Quindi, quando vedo che all&#8217;interno della stessa legittima protesta contro tutto ciò ci si scaglia contro le prostitute o si fanno battute, io vedo che in realtà il berlusconismo è andato più a fondo di quanto pensassi. Vedo che quel meccanismo sta passando, la trasformazione delle stesse donne in capro espiatorio sociale.<br />
Chiaro che sono contentissimo che ci sia stata questa manifestazione, che in gran parte evidenziava proprio il problema di cui stiamo parlando qui. Dico solo di stare attenti a non cadere nell&#8217;ennesima trappola dei quest&#8217;ideologia dominante. Perché finisce sempre che ogni volta, per contrastarla, ci cadiamo dentro come delle pere cotte. E finisce sempre, alla fine che Berlusconi si rafforza.</p>
<p>Qual&#8217;è la soluzione? Fare politica. Ma politica davvero. Per esempio: la ragione per cui io sotto casa ho bande di sudamericani ed egiziani che si prendono a coltellate, è economica. E&#8217; sociale. Non è perché gli egiziani sono stronzi e i sudamericani ubriaconi.<br />
Politica. Il craxismo è stato fallimentare, ci ha portato fuori dall&#8217;europa, sta aumentando la separazione tra le classi sociali e l&#8217;impossibilità di passare i confini tra esse. Da qui il fatto che le persone siano &#8220;disposte a tutto&#8221; per assaporare il mondo dei ricchi. E da qui l&#8217;odio/amore per chi riesce a fare il salto. E la svalutazione di tutto il resto, della cultura, di noi, di tutto.<br />
Ed è stato sempre il craxismo, proseguito da Berlusconi, a portare al potere questa classe imprenditoriale senza scrupoli che stava nascendo nella &#8220;Milano da bere&#8221;, questa borghesia non illuminata che agisce solo per proprio interesse e sollazzo, impoverendo il paese.<br />
Non è tanto il fatto che berlusconi è un coglione patentato fatto e finito. Il fatto è che ha la stessa politica di Craxi. E&#8217; che quando va su la sinistra, continua la politica di Craxi. Non ne siamo usciti. Qualcuno dovrebbe parlarne.</p>
<p>Quello che sta subendo e ha subito l&#8217;immagine e l&#8217;identità delle donne italiane, è solo la creazione di un nuovo bersaglio per la rabbia sociale, di un nuovo spettacolo per gladiatori che eccita, stimola il desiderio e anche tutti gli altri sentimenti morbosi.<br />
Ma sappiamo benissimo quanto sono pericolosi questi meccanismi, quando il potere si unisce al sentimento popolare nel profilare e condannare classi sociali, persone, etnie, comportamenti, generi. Sì, anche generi, guardate per esempio cosa accade alle donne nei paesi governati da un islam estremista. E la chiesa cattolica bruciava le donne sul rogo.</p>
<p>Per cui mi sembra che il ritorno del modello sessista abbia stavolta una natura diversa da quello che ci eravamo (o credevamo ci fossimo) lasciati alle spalle. Non è la rottura dei vecchi ruoli di uomo e donna nella famiglia, bensì la costruzione di un&#8217;immagine della donna tutta nuova, che non ha più nessun ruolo, neanche quello di madre e sposa che aveva nella famiglia tradizionale. Una donna-manichino, controllabile, prevedibile, da guidare. E quando una fantasia, che dovrebbe essere una singola fantasia (erotica in questo caso), esce dall&#8217;ambito della fiction e si trasforma in realtà, penso si possa parlare di psicosi collettiva.</p>
<p>Se ci si riflette, la professione di prostituta è in realtà rispettabilissima (certo se non si è cattolici fondamentalisti e non si pensa che sia peccato mortale), può essere considerato un brutto lavoro, ma la gente fa le cose più strane, anche lavori che potrebbero sembrare bruttissimi. E per qualcuno è addirittura un bel lavoro. Il punto è che le prostitute possono essere o non essere persone per bene, possono essere o non essere corrotte.<br />
Se pensiamo che il fatto che una persona per lavoro venda prestazioni sessuali renda di per se questa persona comprabile, corruttibile a tutti i livelli, addirittura per forza infida, traditrice e mentitrice, facciamo un errore logico, psicologico e morale enorme.<br />
Dietro queste posizioni, che si trovano ovviamente a destra (&#8220;come fate a crederle, è una puttana!&#8221;) o a sinistra (&#8220;in italia ci sono anche donne per bene!&#8221;) ci sono presupposti sessisti: sono soldi facili, ottenuti &#8220;ingannando&#8221;, perché si sa, è colpa delle donne che adescano i clienti, gli uomini italiani sono persone pure, ma non possono resistere al canto della sirena. E di una puttana non ci si può fidare, certo viene a letto con te &#8220;solo per soldi&#8221; ma andrebbe a letto con un altro subito dopo. Ma va?<br />
Dietro questo argomento c&#8217;è un ginepraio di ipocrisia, in noi italiani, sessismo, invidia, bigottismo, fanatismo, semplice stupidità. Che dovremmo una volta o l&#8217;altra lasciarci alle spalle.<br />
Una puttana non è necessariamente una schiava. Può recitare di esserlo se pagata per farlo, semmai. Ma poi torna persona libera. E&#8217; un lavoro.<br />
Invece, estendere il concetto di prostituzione fino a considerare quello il modello di comportamento femminile, è malato, è folle.<br />
Andare avanti a capire queste cose non vuol dire andare verso la visione del mondo di berlusconi. La sinistra dovrebbe mettersi in testa che berlusconi e il suo modello non sono la cosa nuova e il futuro. </p>
<p>Risulta evidente, una volta fatta un po&#8217; di chiarezza, che il punto non è essere una prostituta e il punto non è nemmeno un presidente del consiglio che va con le prostitute. Non è male di per sé, essere una prostituta, e non è male essere cliente.<br />
Non è male fare il giornalista. Male è fare il giornalista corrotto. E male è corrompere un giornalista.<br />
Se facciamo pulizia di queste idee distorte arriviamo a capire che una puttana potrebbe essere o non essere corrotta, come tutti. Che il fatto di svolgere una data professione non significa essere persone corrotte o ricattatrici. Se lo pensiamo di una professione, c&#8217;è un pregiudizio (in questo caso certamente di origine religioso). </p>
<p>Si capisce allora che il punto è un altro: uomini e donne, prostitute o giornalisti, avvocati e politici, così corrotti e stregati dai soldi e dal potere, dal sesso e dalla droga, da trasformarsi in manichini che fanno sempre quello che lui si aspetta. O che addirittura agiscono anche senza coercizione, prima ancora di una sua indicazione, solo per smania di compiacerlo.<br />
E&#8217; un comportamento psicotico di controllo, è narcisismo, ed è un abuso, è manipolazione delle persone e del proprio consenso, a tutti i livelli.</p>
<p>In ogni caso, la soluzione è tornare a ragionare da persone adulte, cercare la reale causa dei problemi, tornare a fare discorsi di economia, di politica, di rapporti internazionali, di filosofia, sociologia. Quella sul craxismo è una mia opinione, certo. Ma torniamo a discuterne. Se non lo facciamo, cadiamo nella trappola, rimaniamo in questo vortice psicotico, in questo mondo finto, e una volta che l&#8217;ultimo italiano avrà staccato gli ormeggi con la realtà, allora ci potranno portare dove vogliono.</p>
<p>Così accade nelle dittature. E la nostra dittatura sarà speciale, sarà.. drive in forever.</p>
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		<title>contro il gabibbo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 15:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete presente quando qualcosa ci dà una brutta sensazione, ma ci si sente confusi e non si capisce cosa ci sia che non va e poi, siccome non si trova razionalmente nulla da eccepire, si fa buon viso a cattivo gioco?  Ecco, questo è l&#8217;effetto che mi hanno sempre fatto tutte quelle trasmissioni di Mediaset [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=206&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2010/11/images.jpg"><img src="http://irprocess.files.wordpress.com/2010/11/images.jpg?w=426" alt="" title="images"   class="alignleft size-full wp-image-212" /></a>Avete presente quando qualcosa ci dà una brutta sensazione, ma ci si sente confusi e non si capisce cosa ci sia che non va e poi, siccome non si trova razionalmente nulla da eccepire, si fa buon viso a cattivo gioco? <br />
Ecco, questo è l&#8217;effetto che mi hanno sempre fatto tutte quelle trasmissioni di Mediaset come Striscia la Notizia, Le Iene, Mai dire Gol e varia altra roba apparentemente di sinistra che circola insieme al resto delle schifezze sulle nostre reti televisive. Mi chiedo se qualcun&#8217;altro come me provi nei confronti di questi spettacoli la stessa repulsione sotterranea, lo stesso senso di estraneità.</p>
<p>Spinto da queste sensazioni e da questi dubbi, è un po&#8217; di tempo che cerco di capire a cosa questo fastidio sia dovuto; non che non ci dorma la notte, si intenda.<br />
Perché proprio con il gabibbo me la devo prendere? Il gabibbo è innocuo, è grosso e rosso e buono, e ci aiuta. Già, povero gabibbo, lui non ne ha colpa. Un attimo però. Vi ricordate quanto rompeva i coglioni all&#8217;inizio il gabibbo? Nel corso degli anni 90 ci si è assuefatti.</p>
<p>Innanzi tutto c&#8217;è da domandarsi: abbiamo una fiducia incrollabile in quelle persone, in quei redattori, in quei presentatori, in quegli autori. Abbiamo fiducia nel loro giudizio. Si dà per scontato che siano &#8220;amici&#8221;, che siano &#8220;saggi&#8221;. Su che sostrato poggia questa fiducia?<br />
Io credo si posi su di un forzato senso di familiarità che è stato creato ad arte sulle reti Mediaset, sin dagli anni 80. Sin dalla loro prima comparsa nelle nostre case, i programmi delle reti Fininvest hanno dato come per scontato di essere qualcosa di appartenente alle nostre famiglie. Il meccanismo dell&#8217;autocelebrazione, che di solito riconosciamo come la strategia patetica degli stolti e degli imbonitori, è il fulcro della cultura di quest&#8217;azienda stretta in cerchio attorno al suo proprietario. Lo è sempre stato sin dall&#8217;inizio. Questo senso di imbonimento colorato e stantio, da televendita di pentole, e di rispetto, apprezzamento quasi religioso dell&#8217;imprenditore-padre.</p>
<p>Sin dall&#8217;inizio se la sono cantata e se la sono suonata, imponendosi alla telecamera con la sicurezza propria delle sette religiose. Dando per scontato, di aver ragione. Dando per scontato, di avere la nostra fiducia, di essere come noi.<br />
Hanno cominciato a fare le loro trasmissioni, e poi ad autopremiarsi. Si sono inventati le proprie cerimonie e le proprie statuette. Si sono giudicati da soli e applauditi da soli. Non so per quanti anni di seguito Drive In ha avuto il &#8220;telegatto&#8221;, come migliore trasmissione satirica della televisione!<br />
Si sono autopremiati e autocelebrati, autoconsegnadosi questi cazzo di gatti, fino a che non ci è sembrato più tanto strano, fino a che quel mondo di televendite e personaggi leccapiedi, di battute di quart&#8217;ordine e tormentoni ci è sembrato normale.</p>
<p>In tutti quegli anni, intere generazioni si sono formate con una fiducia incrollabile in quel mondo, in quelle persone e in quei colori, in quegli applausi finti, fino ad arrivare alle trasmissioni di cui sto parlando. Ma tutte, tutte hanno un comune denominatore: il disprezzo per la gente.<br />
Non vi sembra? Pensate a che opinione vi rimane del genere umano dopo un po&#8217; di esposizione diretta alla nostra televisione (anche il resto, non solo le reti del presidente del consiglio, anche MTV).<br />
Cosa viene trasmesso, qual&#8217;è il messaggio che continuano a passarci sottobanco, nemmeno tanto implicitamente? Secondo me il messaggio è che i telespettatori sono esseri inferiori, che sono persone  che possono affacciarsi al mondo della vera elite solo apparendo ridicoli. Come accade nelle candid camera, alla corrida (si chiamava così?), e anche nelle Iene, infondo.</p>
<p>Anzi, quelle trasmissioni che vorrebbero apparire giornalistiche fanno la cosa peggiore. Le inchieste spesso si scagliano contro i cittadini, contro i singoli, contro poveri truffatori, criminali falliti, maghetti di periferia falliti. Arrivano a rincorrere questi poveretti, costretti e condannati dalla gogna, inseguiti da un pupazzone rosso, da individui con sturacessi in testa. La gente deve vedere quanto in basso sta. Deve realizzare che si trova su un gradino più basso, che deve ascoltare quello che dicono loro. Deve capire chi ha il potere. Chi ha ragione.<br />
E ogni tanto indignarsi contro qualche opera pubblica non terminata, ok, qualche disservizio. Ma tramite questo le trasmissioni pseudo-giornalistiche d&#8217;assalto acquisiscono credibilità.<br />
E una volta che hanno la credibilità, sono un fucile puntato contro chiunque. Ricordo bene quando Striscia la notizia, con gli stessi applausi e le solite, mostruose battute, attaccò Nanni Moretti. Lo distrusse politicamente. Guarda caso, dopo quella sera non si parlò più del movimento dei &#8220;girotondi&#8221;. Se non sbaglio eravamo alla vigilia delle elezioni.<br />
Un potere, questo, di cui tutti hanno paura, anche se tutti (per l&#8217;appunto) ne negano l&#8217;esistenza. Chiunque, in una sera, può essere sputtanato da questo sistema di informazione parallelo, da questa propaganda potentissima. Lo stesso stile di finta inchiesta si estende ai servizi dei telegiornali più meschini, come è accaduto quest&#8217;anno con il giudice dal calzino viola.</p>
<p>No, ora mi è chiaro. Non sono trasmissioni progressiste, di denuncia. Non sono altro che uno strumento nelle mani del proprietario di Mediaset, uno strumento che ha la duplice funzione di acquistare credibilità per l&#8217;emittente, e poi spendere questa credibilità a comando, per pilotare l&#8217;opinione pubblica e il consenso. </p>
<p>Ecco allora spiegato quel senso di fastidio, durante gli inseguimenti, durante gli smascheramenti dei finti dottori, i pedinamenti dei maghi.<br />
Giusto e ancora giusto schierarsi contro i criminali, i truffatori e il malcostume; ma quanto è giusto mettere alla gogna le singole persone, rendere pubbliche le singole storie di persone che dovrebbero essere denunciate e scontare la propria pena, che non include essere additati e rovinati sulla pubblica piazza? Questo è medioevo. Ed è un accanimento verso la gente, verso i pesci piccoli. E mi astengo dal parlare dei grandi truffatori, i quali invece sono stimati e rispettati, tanto che occupano le cariche più alte del nostro stato. Il discorso si allargherebbe troppo. Lo stesso proprietario di quelle reti televisive, che grida allo scandalo se gli intercettano le telefonate (durante le quali fa pressioni, scambia favori, parla con familiarità di mafiosi e bombe, tra l&#8217;altro) ha prodotto e trasmesso programmi di questo tipo, dove della privacy di singole persone &#8220;del volgo&#8221; non frega niente a nessuno.<br />
<a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2010/11/images-1.jpg"><img src="http://irprocess.files.wordpress.com/2010/11/images-1.jpg?w=426" alt="" title="images (1)"   class="alignright size-full wp-image-214" /></a><br />
Perché dev&#8217;essere sempre chiaro a tutti: c&#8217;è un mondo di feccia, di persone piccole, di pierini che non possono avere un opinione, che possono al massimo fare da pubblico ad uno show per quattro soldi. E un mondo di persone che stanno più in alto, e queste sono loro, l&#8217;elite. Per quanto ignoranti, leccapiedi, cocainomani e squallidi, loro si rappresentano come se fossero migliori di noi. E si premiano con telegatti. Furbi telegatti sornioni e marpioni, mentre a noi restano i tapiri.<br />
Si autocelebrano, si circondano di persone che li celebrano. Che applaudono. Che cantano. E alla fine di questa liturgia, dicono alla gente chi deve votare: lui. Chi ce lo dice? Ma lui!!</p>
<p>Ed è la regola di chiunque voglia convincerti di qualcosa, e avere un ascendente su di te. Prima deve distruggerti. Deve indebolire la tua stima in te stesso, convincerti che non vali abbastanza, che non sei in grado di giudicare. Una volta che ha delegittimato il suo pubblico, che ne ha fatto un vaso vuoto, allora può cominciare a riempirlo, questo vaso. E questo lavoro hanno fatto le televisioni di Berlusconi. Hanno demolito, eroso l&#8217;identità degli italiani, la loro capacità di giudizio, trasmissione di merda dopo trasmissione di merda, in trent&#8217;anni.<br />
Ci hanno convinto di essere più semplici, più meschini, più farlocchi di quello che siamo. Ci hanno convinto a stare zitti se parla Costanzo, a sentire persino l&#8217;opinione di Jerri Scotti, considerarla più importante di quella di un intellettuale, di uno scienziato, di qualsiasi politico. Ci hanno convinto che infondo non siamo che varianti sul tema del personaggio di Beruschi, o Benny Hill. A gente di questo tipo, non resta che stare zitta e ascoltare persone &#8220;per bene&#8221; come loro, solo ascoltare e fare quello che dicono.</p>
<p>Poi oggi, addirittura, c&#8217;è una leggera confusione tra media e potere, chissà perché. Se arriva una troupe con la telecamera, le persone obbediscono. Sì, obbediscono. Dicono quello che gli viene detto di dire. Gente di vent&#8217;anni. Persino nelle distopie più catastrofiche di Orwell e di Dick, le persone tentano di resistere al condizionamento, è descritta una resistenza, una pulsione di sopravvivenza della coscienza individuale. Guardate le trasmissioni degli anni sessanta, non era così facile impedire ad un ragazzo di dire la sua opinione. O forse semplicemente non li tagliavano.</p>
<p>Non so se ho esaurito l&#8217;argomento, ma penso di essermi almeno chiarito un po&#8217; perché provo repulsione verso queste trasmissioni. Cioè, anche quelle che sembrano più di sinistra secondo me non fanno che acquistare credibilità per un certo tipo di televisione e per quelle reti; credibilità che poi viene spesa da altri personaggi, quando non dalle trasmissioni stesse.<br />
E allora si capisce meglio perché assolutamente non facciano mai ridere. Nessuna di quelle battute in realtà fa ridere.<br />
Perché non fa ridere, la battuta fatta in maniera strumentale da qualcuno che ha un secondo fine. Non fa ridere il comico finto, messo in piedi per vendere la pozione di sciroppo miracoloso.<br />
Non fa ridere nemmeno se ci sono gli applausi finti, nemmeno se ridono delle bellissime ragazze che fanno vedere quasi tutto quello che hanno e ammiccano a noi dalla telecamera, lasciando intendere che le loro attenzioni sessuali, rivolte sempre naturalmente verso i conduttori e poi più su fino al vertice, potrebbero essere rivolte a noi se diciamo di sì, se ridiamo alle loro battute di merda; e se loro ridono a quelle allora riderebbero anche alle nostre, no? No. ridono a quelle per finta, anche loro.</p>
<p>Perché è tutto posticcio e lo è sempre stato sin dagli anni 80, è ora di dirlo dopo tutti questi anni: è finto, finti sono i comici, finte sono le battute. E&#8217; una sceneggiata messa in piedi a comando, e nemmeno da professionisti. Da mediocri, ammanicati, amici degli amici. Ovvero sono loro, i pierini, la gente stupida. Toh.</p>
<p>E il gabibbo, diciamocelo, è insopportabile, un insulto all&#8217;intelligenza, allo humour, a tutta la tradizione comica italiana. Ragazzi, il gabibbo è veramente una cagata.</p>
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		<title>e parliamo di tv (o del peggio di noi)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 14:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, noi italiani siamo sempre stati dei vanagloriosi comici, con l&#8217;abitudine di lamentarci, di metterci ognuno al centro di un qualche tipo di dramma in cui noi ci riteniamo di volta in volta offesi, traditi, abbandonati, o indignati. Sì, suppongo che gli italiani abbiano sempre avuto questa tendenza a rappresentarsi in modo diverso da quello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=192&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2010/10/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-195" title="images" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2010/10/images.jpg?w=426" alt=""   /></a>Ok, noi italiani siamo sempre stati dei vanagloriosi comici, con l&#8217;abitudine di lamentarci, di metterci ognuno al centro di un qualche tipo di dramma in cui noi ci riteniamo di volta in volta offesi, traditi, abbandonati, o indignati.<br />
Sì, suppongo che gli italiani abbiano sempre avuto questa tendenza a rappresentarsi in modo diverso da quello che sono realmente, per guadagnarsi un posto in prima fila, per non essere derisi (dagli altri italiani), per ritenersi degni, nobili, buoni, migliori.<br />
Da quello che si sa del passato, comunque, e da quello che ricordo degli anni 80 e 90, noi italiani abbiamo sempre avuto anche la capacità, effettivamente, di stupire. Stupire con la cultura, con invenzioni nuove, con capacità inaspettate. Con la forza d&#8217;animo che esce quando tutto sembra perduto. E parlo di tutti, dalla punta della sicilia alle valli bresciane.<br />
Ed è innegabile che nei film italiani che hanno fatto la storia del cinema esista una certa onestà intellettuale.</p>
<p>Ma oggi, oggi sembra che abbiamo proprio una malattia. Una paura, una coazione a nasconderci, che ci impedisce di guardarci veramente dentro, di rappresentarci per quello che siamo, di cercare la verità. Lo si vede in tutte le trasmissioni televisive, in tutte le produzioni cinematografiche, nei programmi satirici, nella musica.<br />
E&#8217; una schizofrenia collettiva. Una realtà illusoria, cambiata, e un identità illusoria. E si vive nel terrore di poter mettere un piede fuori da questa realtà illusoria, e di debordare dall&#8217;identità fittizia, sicura, accettata. In televisione questa psicosi si manifesta con un vero e proprio terrore. Giornalisti, registi, anchorman cominciano a far ballare gli occhi e corrono immediatamente ai ripari, se qualcuno dice la verità in tv, intervengono a paralizzare l&#8217;ospite con mille cazzate, lo zittiscono, fanno cambiare inquadratura, lanciano la pubblicità.</p>
<p>Questa psicosi è evidentissima nelle trasmissioni-schifo. Per esempio prendiamo x-factor. Il talent show è ormai arrivato al parossismo, gli ospiti, i giudici, il presentatore non parlano della realtà, ma di un layer, una patina inventata che sta sopra e cui il pubblico, per assuefazione e dipendenza, crede. E quei poveri ragazzi vengono spinti al massacro, a cantare stonati come campane sul palco in prima serata, quando dovrebbero ancora studiare e fare gavetta. Vengono bruciati, in uno scroscio d&#8217;applausi.<br />
La stessa patina di invenzione ricopre i telegiornali, le trasmissioni di cucina, quelle satiriche.<br />
Ricopre i telefilm di produzione italiana, di un livello infinitamente basso rispetto alle produzioni inglesi e americane, eccetto alcune serie carine tipo Montalbano e.. Montalbano. Ma l&#8217;autore di quelle storie, bravissimo, è più vecchio di Matusalemme. I giovani?<br />
Questa invasione del Nulla raggiunge anche i film, che io fatico a vedere. Trasudano finzione sin dall&#8217;inizio. Voglia di far vedere ciò che non si è. Moralismo. Non so, se ce n&#8217;è qualcuno buono segnalatemelo. Perché io in realtà preferisco le produzioni europee a quelle americane.</p>
<p>Ma non è questo il punto. Il punto è perché. Perché non cerchiamo di fare bene le cose invece di far credere che le facciamo bene? Perché in televisione, che è comunque ancora il media più diffuso, la musica italiana non esiste, non esistono i gruppi rock, i musicisti classici, jazz? Tutto questo mondo viene totalmente ignorato. Vengono ignorate le &#8220;popstar&#8221; che già ci sono, mentre rai due fa periodicamente servizi di venti minuti sull&#8217;ultimo disco di Dalla impazzito, di Morandi o dei Pooh (ma dio mio). Mentre all&#8217;estero, che so, in trasmissioni di musica invitano i radiohead a suonare dal vivo. No, invece loro passano alla gente il messaggio che in italia non ci sia nulla, che nessuno faccia musica. Non farò nomi di gruppi rock italiani, o musicisti in genere. Ma ce ne sono tanti. Tanti che sono già professionisti, sono già star, hanno già l&#8217; &#8220;x-factor&#8221;.</p>
<p>Loro li ignorano, come se non esistessero. Creano un mondo finto in cui a calcare la scena sono i Pooh, in cui ancora c&#8217;è da stupirsi se esce un loro nuovo disco. E a fare i giornalisti ormai ci sono quelli della mia generazione, ci sono i trentenni e i quarantenni che sanno benissimo, qual&#8217;è la realtà. Le sanno le cose, quegli stronzi. E una volta convinta la gente che esistono solo i Pooh, la Pausini, Ramazzotti, poi fanno una trasmissione per trovare una popstar italiana. Mentre la musica non vende, i musicisti fanno la fame. Mentre la cultura in genere muore.</p>
<p><img class="alignright" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRymc0Yx18ptGAx3dtzzrBWlgxNanRs-X1MekVVMN_bDz5zEbc&amp;t=1&amp;usg=__cSk6ecv5DZ0eEflll9JM98xnGUc=" alt="" width="225" height="225" /> E passano che non è importante la musica, che non sei nessuno finché non sei una &#8220;star&#8221;, finché non ti sei vestito da coglione e ti sei messo a saltare sul palco come dicono loro, con l&#8217;atteggiamento che dicono loro. A scimmiottare ed imitare quelle che loro considerano star. Allora li mettessero in playback, come a &#8220;non è la rai&#8221; le ragazzine. Tanto vale allo scopo. E umiliano l&#8217;arte, umiliano la musica, umiliano quei ragazzi.<br />
E qualcuno ce la fa, riesce ad usare quella trasmissione come un trampolino, ne approfitta.<br />
Ne approfitta.<br />
Siamo diventati un popolo di ciuloni. Tutti comandati dal Grande Ciulone, il Primo, il capostipite di questa cultura, colui che ne ha fatto un arte, del far prevalere l&#8217;ignoranza sulla ragione e sull&#8217;onestà.</p>
<p>C&#8217;è un filtro. Non tutta l&#8217;arte, la musica, la cinematografia che vengono prodotte all&#8217;estero arriva sui nostri schermi. Se non a pagamento, ma questo è per i pochi che possono permetterselo.<br />
E ho scoperto recentemente che tramite la pratica del doppiaggio, tutto ciò che era interessante in lingua originale noi lo trasformiamo in merda. Lo filtriamo attraverso le lenti di finzione di cui parlavo prima. Anche i testi vengono edulcorati, travisati, cambiati durante la traduzione. Vengono veramente -corretti-, è mostruoso, per rientrare nei canoni accettabili, o che si pensa che gli italiani debbano accettare. Come accade in tutte le trasmissioni televisive.<br />
C&#8217;è un filtro. I bambini di tutto il mondo stanno vedendo &#8220;Star Wars The Clone Wars&#8221;, cartone in computer graphic in cui vengono narrati gli eventi tra episodio II ed episodio III. Sono cartoni con messaggi profondi (insegnamenti Jedi etc), e nei quali vengono approfondite questioni che riguardano anche la politica. Ma che un ragazzo può capire. In una serie di puntate il cancelliere Palpatine (che, si sa, è in realtà il signore oscuro dei Sith), per giustificare l&#8217;intervento militare di &#8220;peace keeping&#8221; su un pianeta pacifico che rifiuta la militarizzazione da parte della repubblica, segretamente appoggia una fazione di terroristi di quel pianeta in modo che compiano attentati. La cosa darà carta bianca alla repubblica per mandare i cloni a presidiare il pianeta. Ovviamente chi conosce la storia sa che Palpatine sta in realtà preparando il terreno per l&#8217;occupazione imperiale che ha in mente.<br />
Ma i nostri figli devono accontentarsi di Mucca &amp; Pollo. E per gli adulti ci sono i Cesaroni, certo.</p>
<p>Ma quello che torno a chiedermi è perché. Perché questa paura della verità, di fermarsi e cercare di migliorarci, invece che impazzire per cercare di rappresentarci migliori. Cercare di sembrare migliori anche quando si sa di non esserlo, per prendere il posto davanti a quelli che se lo meritano. Questo è il peggio di noi, il peggio degli italiani. E mentre noi dipingiamo la facciata, il muro dietro marcisce.<br />
Continuiamo a dipingere la facciata, se ci accusano che stiamo facendo marcire il muro ci scandalizziamo, perché si è osato -dire- una cosa del genere, e mettiamo in croce chi lo ha segnalato. Come? Ha detto che non siamo perfetti? Allora siamo trattati male, abbandonati, non riconosciuti. E&#8217; lui il colpevole, il traditore.<br />
Che cosa ci è capitato, e quando? Se prima non era così, da chi abbiamo appreso questo comportamento?</p>
<p>Ognuno crede di essere perfetto. Di non avere bisogno di imparare. La conoscenza viene disprezzata. Per esempio oggi ho sentito gente per strada che criticava Rita Levi Montalcini perché è una senatrice a vita. Avevano da ridire, come se fregasse i soldi. Ma poi aggiungevano: &#8220;Certo è vero che alla sua età lavora ancora ogni giorno eh&#8221;. E, certo, l&#8217;altra finta morale che abbiamo è quella del lavoro. Fortuna che lavora ancora ogni giorno alla sua età, altrimenti il tipo avrebbe parlato quasi certamente di pena di morte.</p>
<p>Se senti frasi del genere per strada, se le persone non riconoscono i veri valori, siamo un paese che ha perso il senno, la coscienza, il senso di realtà, la capacità di sognare.</p>
<p>Così credono tutti di essere sempre più furbi, sempre più sagaci e acuti, e inducono i loro figli a non pensare, a non studiare, a non cercare la verità, ad essere disonesti intellettualmente, a disprezzare la scienza, l&#8217;arte, la musica e i musicisti, apprezzare invece i truffatori e coloro che si impongono con la forza.<br />
Al punto che la cultura è considerata debolezza. La conoscenza, il gioco, il sogno, l&#8217;arte, tutte sciocchezze.</p>
<p>E questi razzisti che proliferano e pontificano e insegnano ai loro figli che anche se sei un perfetto ignorante puoi andare in politica, non sanno che probabilmente passano di fianco ad un indiano che gli vende accendini e che ha una laurea in ingegneria aerospaziale.<br />
Ovvero, lui è in grado di spedire il culo del razzista su plutone, con qualche chilo di propellente. Il figlio ce l&#8217;ha già mandato, gli ha raccontato che nella cabina c&#8217;era un casting per il prossimo reality di canale cinque.</p>
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		<title>povero cervello (la nicotina in 10 passaggi)</title>
		<link>http://irprocess.wordpress.com/2009/11/30/povero-cervello/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 22:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora un articolo di servizio. Ultimamente mi sono interessato agli effetti della nicotina, e dopo avere fatto alcune ricerche, ho smesso di fumare. Lungi da me tirare menate agli attuali fumatori, eh. Il fatto è però che ci sono dei non detti, dei coni d&#8217;ombra nella rappresentazione che si ha delle sigarette, a livello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=162&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2009/11/6245048_660f98ec35_o.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-163" style="border:10px solid white;" title="6245048_660f98ec35_o" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2009/11/6245048_660f98ec35_o.jpg?w=426" alt=""   /></a>E ora un articolo di servizio. Ultimamente mi sono interessato agli effetti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicotina" target="_blank">nicotina</a>, e dopo avere fatto alcune ricerche, ho smesso di fumare.</p>
<p>Lungi da me tirare menate agli attuali fumatori, eh.</p>
<p>Il fatto è però che ci sono dei non detti, dei coni d&#8217;ombra nella rappresentazione che si ha delle sigarette, a livello individuale e collettivo. E a ben guardare, questi sono i coni d&#8217;ombra nella comprensione della dipendenza, del meccanismo delle dipendenze in generale.</p>
<p>Il fatto che la maggior parte della gente non si faccia di eroina e creda di valere di più di un eroinomane, non vuol dire che abbia veramente compreso che cosa sia una dipendenza, non vuol dire che sarebbe in grado di uscirne. Di fatto se non si droga è per motivazioni sociali, di appartenenza a gruppi sociali, per ragioni morali, o per disciplina. Non vede veramente, che cos&#8217;è una dipendenza, e difatti non ha le idee chiare su come vanno trattate le dipendenze. Potrebbe avere le idee abbastanza chiare, tuttavia sul fatto che in una dipendenza grave sia meglio non entrarci nemmeno. E tanto basta. Però le cose vanno capite, le persone cadute nelle dipendenze aiutate.</p>
<p>Molti sono dipendenti da tante altre cose, socialmente accettate, e per questo non vogliono, non possono vedere la vera natura della dipendenza. Scoprirebbero di non essere liberi come credono. Per cui esistono droghe, sostanze che danno assuefazione anche pesante, psicofarmaci, tranquillanti, l&#8217;alcool, l’assuefazione alle quali è socialmente accettata e tendenzialmente non viene considerata un problema (quando non raggiunge degli estremi). Ok, tutto ciò è anche socialmente ammissibile, ed è comprensibile. Le persone non sono tutte scienziati, la conoscenza sociale è variabile, sfumata, parziale, non obbiettiva.</p>
<p>Tuttavia, se esiste un brandello di evoluzione culturale umana, se ha ancora significato il tentativo di progredire nella conoscenza, cercare la verità, chiarirci la natura dei meccanismi che ci governano, compresi quelli biologici che regolano la nostra esistenza, tutti noi dovremmo cercare di capire, con l’aiuto della scienza, in cosa consiste una dipendenza. Perché non è solo una cosa che riguarda coloro che vengono definiti drogati. È un meccanismo che riguarda tutti. A volte si dipende dall’alcool. A volte si dipende dalla violenza. Si può di pendere reciprocamente all’interno di rapporti e relazioni basate sulla prevaricazione e sul potere. Si può dipendere dal sesso. Da psicosi, da una malattia.</p>
<p>Eppure del modo in cui si diventa dipendenti la maggior parte di noi non ne ha un idea più elaborata di quella che potrebbe avere una qualsivoglia urlatrice starnazzante, o tronista intronato, in una trasmissione della De Filippi. Ehi, sto criticando anche me stesso. Per anni avrei potuto cercare informazioni sul meccanismo della sostanza che assumevo, la nicotina, ma non l’ho fatto. Sono stato intronato anch’io, sul mio divano a fumare.</p>
<p>Cioè, intendo che dovremmo almeno provarci, a capire, e non ragionare per partito preso, schemi morali, o peggio sulla scia di paure. Siamo negli anni zero del secondo millennio, potremmo cominciare a considerare che la scienza è un metodo di conoscenza ai cui risultati tutti possiamo provare ad attingere, per capire. Bé con qualche conoscenza scientifica di base. Ora, qualche base ce l’ho, ma di certo non sono un biologo. Proverò lo stesso a spiegare in parole povere quello che ho capito del meccanismo e degli effetti della nicotina sul sistema nervoso centrale. Probabilmente sparerò anche alcune cazzate. Ah, e naturalmente mi baso sulle ultime ricerche di cui ho potuto leggere girando per il web. Persino la scienza è ancora lontana dall’aver compreso con esattezza tutta la faccenda.</p>
<p>Un attimo, specifichiamo meglio:  non sono uno scienziato, ovvero quando scenderò nei particolari mi sbaglierò di sicuro, non andate a dire queste cose all’interrogazione. Prima approfondite personalmente sui libri. Quello che mi interessa qui è il meccanismo generale.</p>
<p>Allora, per cominciare, in maniera alquanto presuntuosa, sintetizzerò anni e anni di studi neurologici in poche righe!</p>
<p><strong>Come funziona il cervello?</strong></p>
<p>Ci sono tante cellule specializzate, che si chiamano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neurone" target="_blank">neuroni</a>. I neuroni formano una rete di circuiti. I neuroni sono collegati da &#8220;fili&#8221; che si chiamano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assone" target="_blank">assoni </a>e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dendrite" target="_blank">dendriti</a> (che in realtà sono prolungamenti dei neuroni), i quali nella giunzione sono staccati ma comunicano a livello biochimico “lanciandosi” molecole che si chiamano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neurotrasmettitori" target="_self">neurotrasmettitori</a>. Il neurotrasmettitore giusto è in grado di aprire canali che si chiamano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Recettore_(biochimica)" target="_blank">recettori</a> all’altra estremità del filo, per cui avviene un cambiamento nelle cariche elettriche positive e negative sul filo, e si genera in questo modo un potenziale elettrico. Il neurone riceve un impulso.</p>
<p>Configurazioni di questi impulsi, a seconda delle parti del cervello in cui sono, formano esperienze, sensazioni, immagini, ricordi, ragionamenti e tutto il resto. A volte determinate configurazioni, o percorsi complessi e logici di questi impulsi, o rappresentazioni di immagini, ricordi, ragionamenti e tutto il resto, devono essere fissati. Sono le circostanze interne ed esterne a determinare questo. Tornando al neurone, esistono neurotrasmettitori come la dopamina che sparati sui neuroni gli spiegano che non devono solo eccitarsi temporaneamente, ma costruire nuove connessioni, rafforzare determinati fili (assoni e dendriti) esistenti. E questa è la memoria a lungo termine.</p>
<p>[<em>per chi volesse approfondire ciò che dirò di seguito e ne mastica di biochimica, interessante </em><a href="http://www.tabaccologia.org/PDF/1S_2006/5_1S_2006.pdf" target="_blank"><em>questo pdf</em></a>]</p>
<p><strong>Piacere e VTA</strong></p>
<p>Esistono zone del cervello deputate a memorizzare le immagini, e altre per svariate altre funzioni. Ed esistono delle zone del cervello deputate a produrre piacere in relazione a determinate condizioni ambientali, interne ed esterne, che rappresentino cose importanti per la sopravvivenza individuale o della specie.</p>
<p>Mangio una torta alla panna? E’ scritto nel cervello preistorico, che quella è roba nutriente. In risposta a questa circostanza, in una parte del cervello dedicata a generare le risposte e rafforzare i comportamenti che hanno importanza per la sopravvivenza, viene rilasciata dopamina. Prodotto piacere. E rinforzata l’esperienza, che diventa memoria: <em>torta-alla-panna = BENE</em>.</p>
<p>Benissimo, vi vedo già mettervi agli alambicchi e studiare chimica, per tentare di sintetizzare una sostanza che comunichi direttamente a quei neuroni che c’è la torta alla panna, e piacere sessuale, anche se non ci sono. Così quando uno volesse stare bene si spara, che so, direttamente in endovena una bella dose di questa sostanza e… Evviva!!  Avete inventato una nuova droga! La chiamate Eros-pannina.  (Ok, ho capito, sono scemo. E lasciatemi divertire!)</p>
<p>Ora potrete capire che si crea un corto circuito. Non esiste in natura un esperienza paragonabile.  Abbiamo ingannato il nostro stesso cervello sparandogli dei dati fasulli, per generare un esperienza di piacere assoluta, inesistente in natura.  Per  la nostra zona del cervello, che il pdf di cui sopra mi dice chiamarsi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ventral_tegmentum" target="_blank">VTA</a>, è il paradiso terrestre. E la VTA cosa fa? Rafforza l’esperienza, come si trattasse di una cosa importantissima. I circuiti che si sono attivati quando vi siete sparati l’Eros-pannina in vena, il percorso neuronale che ha portato a quello, su indicazione della VTA viene subito fissato come memoria a lungo termine. Viene investito di tutti gli onori. Vengono costruite nuove connessioni per rafforzarlo il più possibile, ed assicurarsi che ogni volta che avremo di nuovo voglia di sesso o di torta alla panna, si attiverà proprio quel circuito, e non altri. Converrete che se uno trova il paradiso terrestre, sia il caso di tornarci appena possibile. Lì c’è la soluzione di tutto. Da mangiare per sempre. Sei al superenalotto.</p>
<p>Il nostro cervello è congegnato in questo modo. Il VTA, come un computer, non sa che noi gli abbiamo passato dati fasulli. Per lui abbiamo trovato, che so, ipotizzando che siamo uomini, un harem di 10 donne stupende che ci procurano un piacere indicibile e con le quali potremmo generare una stirpe di piccoli NOI. Noi Noi Noi. Il nostro DNA consegnato all’eternità, forse alle future colonie stellari. E tutte queste donne sanno cucinare le torte più buone che esistano, con la quale ci nutriranno in continuazione mentre facciamo una pausa tra una e l’altra (le donne in lettura si immaginino una situazione invertita. O forse meglio di no, ho fatto una gaffe. Oh insomma ci siamo capiti).</p>
<p>Il mondo è illuminato e corriamo liberi in un prato pieno di luce sicuri che vivremo per l’eternità felici, non c’è più bisogno di cibo, non c’è più bisogno di lavorare, non c’è più bisogno di cercare una donna.</p>
<p>In effetti, non c’è più bisogno di fare un cazzo.</p>
<p>Finché l’Eros-pannina non finisce. E il nostro cervello ora ha un solo imperativo, più forte di tutto il resto: trovarne dell’altra. Ma siccome l’abbiamo inventata noi, ne sintetizziamo ancora, che so, una bidonata. A questo punto smettiamo di mangiare, smettiamo di bere, e dopo un po&#8217; siamo morti. In più eravamo figli unici: il DNA della nostra stirpe finisce con noi.</p>
<p>Ok ho estremizzato, per capire. Neanche l’eroina fa questo effetto immediato, mi risulta. Ho ipotizzato l’esistenza della droga assoluta. E la maniera allegra di trattare questo argomento non vuol dire che non consideri la gravità della questione. È solo che scherzando io capisco meglio le cose, non so voi. E poi i meccanismi dell’eroina suppongo siano molto ma molto più complessi di questo.</p>
<p>Quelli della nicotina, per esempio, sono abbastanza complessi. E sono questi effetti che adesso mi accingo ad illustrare. E lo ripeto, non sono un biologo o un neurologo, per cui perdonatemi eventuali inesattezze.</p>
<p><strong>Il meccanismo della nicotina in 10 passaggi (circa)</strong></p>
<p>Allora. Intanto, prima di fumarci questa sigaretta, altre importanti premesse.</p>
<p>Alcuni dei neurotrasmettitori di cui abbiamo parlato in precedenza sono alla base della trasmissione neuronale in generale, in tutto il sistema nervoso. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acetilcolina" target="_blank">L’acetilcolina</a> è uno di questi, pare. Fa parte cioè del meccanismo di base attraverso il quale ad un neurone si trasmette un impulso. Altri neurotrasmettitori hanno funzioni modulatrici, per così dire. Dicono ai neuroni di aumentare o diminuire la reattività, o a certe concentrazioni addirittura di ordinare la costruzione di nuove connessioni a lungo termine. La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dopamina" target="_blank">dopamina</a> è uno di questi. E’ infatti diffusa quando deve aumentare l’attenzione, quando una cosa è importante e deve essere memorizzata, quando c’è necessità di rafforzare degli impulsi, immagini, ragionamenti, eventi esterni. E dà piacere. Ci si sente attivi ed eccitati. Riguarda il presente. La percezione immediata del presente (questa roba la sto aggiungendo io, abbiate pazienza, sono poco scienziato e molto libero pensatore).</p>
<p>O insomma, almeno credo. E poi se ho capito bene i neurotrasmettitori hanno funzioni diverse a seconda dell’area del cervello in cui si trovano. Sono codice, sono informazione. Hanno funzioni arbitrarie. Il cervello è una macchina astratta. Anche tutto il corpo, insomma. Oh, ma che ne so. Andiamo avanti.</p>
<p>La nicotina è una molecola molto simile all’acetilcolina. Sulla membrana dei neuroni ci sono delle molecole che si chiamano recettori dell’acetilcolina. Essi vengono ingannati, se arriva la nicotina al suo posto. Pensano sia acetilcolina e attivano il neurone, che fa quello che deve fare a seconda dell’area del cervello in cui si trova (se sta nella VTA produrrà dopamina, e piacere). La nicotina inganna e fa attivare i neuroni, agganciandosi ai recettori dell’acetilcolina e generando potenziale elettrico. Questo in tutto il cervello. Ma a seconda del tipo di neuroni e della zona del cervello, ha effetti diversi. Però la nicotina non è l’acetilcolina, molecola che è stata scelta in milioni di anni di evoluzione delle specie animali, per quella funzione. In sostanza, è un pezzo sbagliato. Si incastra, ma in realtà presto comincia ad avere effetti imprevisti.</p>
<p>Intanto, già non si lega perché c’è stata una risposta ambientale da parte del cervello, si lega perché gliel’abbiamo sparata dentro noi con il fumo di sigaretta, esattamente come con la Eros-pannina! Per cui non c’è nessuna reale ragione per cui tutti quei neuroni dovrebbero attivarsi.</p>
<p>1. <strong>Ok. Accendiamo questa sigaretta</strong>. In 7 secondi la nicotina arriva alla VTA. Di solito quando arrivano tante acetilcoline (o altra roba, che ne so, non sono un biologo) alla VTA vuol dire che stiamo facendo qualcosa di veramente importante, fondamentale per la sopravvivenza nostra e della specie. Cosa fa il VTA?</p>
<p>2. <strong>Il VTA comincia a rinforzare la memoria del gesto</strong> di portare la sigaretta alla bocca, il ricordo delle sensazioni di inalare, il sapore del tabacco, le circostanze sociali in cui sto fumando, e miriadi di altre cose collegate all’esperienza. Dev’essere importantissimo, se arrivano così tante acetilcoline. <em><strong>Inonda il tutto di dopamina</strong></em>, tutto si illumina di piacere, e i neuroni sanno che devono rafforzare tutta la sequenza operativa che ha portato a quell’inondazione di neurotrasmettitori. Ma non è l’acetilcolina. Eheh. E’ la nicotina travestita.</p>
<p>3. Dicevamo che comincia a comportarsi in modi imprevisti. Il primo ne rafforza l’effetto: la nicotina con un meccanismo che non starò a spiegare <strong>impedisce il naturale riassorbimento della dopamina</strong>. Ovvero, solitamente la dopamina sta un po’ e poi se ne va. La nicotina la fa restare più a lungo, e a questo ci abituiamo. E&#8217; una figata.</p>
<p>4. Inoltre la nicotina rimane più a lungo collegata ai recettori, rispetto all’acetilcolina, e così facendo si dice che <strong>desensitizza i recettori</strong>. Il recettore si disattiva. In un certo senso così la nicotina <strong>inibisce i neuroni</strong> rispetto alla reazione all’acetilcolina ed alla stessa nicotina. Per cui i neuroni della VTA reagiscono subito di meno, e <strong>mi si abbassa la produzione di dopamina</strong>, della ricompensa e del piacere, perché i neuroni mi si sono “intontiti”. Essendo intontiti, non producono più dopamina!</p>
<p>5. <strong>Per reazione cosa fa il cervello?</strong> Cosa fa la VTA? Ormai dovreste saperlo. È naturale. Il cervello è stupido. Ci si trova senza dopamina? Tra l’altro, dramma, ora si è abituati persino a più dopamina di prima. E siamo senza. Si è quindi in una situazione di deprivazione. Ehi, ma abbiamo appena scoperto un modo immediato e stupendo per risolvere la questione, l’abbiamo appena memorizzato!!</p>
<p>Non ho dubbi: un solo canale, un solo circuito, un solo elenco di istruzioni è illuminato come la pista di un aeroporto, al punto che non c’è bisogno di nessuno sforzo per ricordarlo, nessuno sforzo per eseguire la sequenza di azioni: apro il pacchetto, prendo la sigaretta e la metto in bocca, prendo l’accendino e <strong>accendo la mia nuova sigaretta</strong>.</p>
<p>6. <strong>Ma non fa lo stesso effetto</strong>. Per niente. Non è come quella di prima, non mi basta. Per forza non fa lo stesso effetto, i neuroni erano “intontiti”!! In neurologia si dice che si è verificata una <a href="http://www.simone.it/newdiz/newdiz.php?action=view&amp;dizionario=15&amp;id=5" target="_blank">abituazione</a> allo stimolo.</p>
<p>La VTA dice che allora ci vuole più nicotina (ormai si è capito come ragiona no?). Devo assumere da subito una concentrazione più alta di nicotina. Sono già assuefatto. Qui, il meccanismo appena descritto della desensitizzazione, rafforza ulteriormente la normale assuefazione. Esco e compro delle Marlboro rosse. Un po’ va meglio.</p>
<p>7. Ma non è finita. Le sigarette, le inizio a fumare per quella bella sensazione di dopamina, di aumento dell’attenzione, di lucidità, di piacere. Ma ben presto <strong>questo effetto non me lo fanno praticamente più</strong>. Eccetto la prima sigaretta della mattina. Dopo ne fumo sempre di più intontendo i neuroni e generando l’effetto opposto. Sono intontito e penso più lentamente. I recettori sono desensitizzati, disattivati. La normale attività neuronale è un po’ interdetta. E in più <strong>per mantenere la dopamina alta devo fumare sempre più sigarette</strong> sempre più ravvicinate. Più ne fumo e più però disattivo neuroni, per cui per assicurarmi una dose di dopamina dovrò fumare sempre di più. Ma non posso sostituire la nicotina al sangue!</p>
<p>8. Come se non bastasse, i recettori sono in gran parte desensitizzati, allora il neurone ne produce altri per sopperire. Come risultato, un fumatore ha una <strong>concentrazione di recettori acetilcolinici molto maggiore</strong> di un non fumatore. Quando è un po’ che non gli sparo la nicotina, diciamo qualche ora, <strong>in assenza di nicotina</strong> <strong>si attivano tutti</strong>. Quelli nuovi e quelli desensitizzati. È c’è da impazzire, si diventa nervosissimi, diventa impossibile pensare.</p>
<p>9. Al ché entra in gioco un altro bisogno, del fumatore. Quello di <strong>mettere a tacere quel nervosismo, calmarsi</strong>. Anche da questa cosa diventa dipendente. Il fumatore.</p>
<p>Allora fumo una sigaretta, e prima di tutto BAM. Una botta di dopamina, favolosa, una cascata di dopamina. Tanto prima non potevo pensare, tanto ora è tutto-chiaro. E dopo qualche tiro, l’altra magia. La nicotina ha finalmente spento tutti i recettori. Finalmente la nicotina ha spento se stessa. Come un mafioso che ti minacciava con la pistola, poi ti chiede il pizzo e ti assicura protezione da se stesso.</p>
<p>Finalmente, pace. Pace da cosa? Ma dagli effetti della dipendenza da nicotina, da quello che la nicotina mi fa. Pace? Pace ancora per una mezzoretta al massimo! Dopo dovrò di nuovo fumare. E’ una pace con una spada di Damocle sopra la testa. E non sarà mai, neanche per quella mezzora, la pace che avevamo prima di essere dipendenti dalla nicotina.</p>
<p>10. Anche perché c’è un ultima cosa. Tutta questa dopamina, nemmeno percepita poi perché i neuroni vengono intontiti, tuttavia modifica il rapporto dopamina/serotonina. La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serotonina" target="_blank">serotonina</a> è un altro neurotrasmettitore, che agisce in altre zone del cervello. È lei, la vera pace. Ma <strong>la nicotina inibisce la serotonina</strong>. Favorisce la dopamina.</p>
<p>Chi fuma conosce quella sensazione di vivere nell’immediato presente, senza nessuna percezione del periodo, dello spazio e del tempo attorno a sé, in cui si riesce a pensare solo a trovare le sigarette. Niente calma, niente senso che sia tutto ok, niente pace, niente prospettiva più lunga di mezzo minuto. Questa è privazione di serotonina. La bilancia pende verso la dopamina.</p>
<p>Ma non durante un ubriacatura, o per qualche ora la sera. Sempre, tutti i giorni tutto il giorno.</p>
<p>Purtroppo, la memoria non si cancella. Le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sinapsi" target="_blank">sinapsi</a> aggiunte dal meccanismo di rinforzo, le connessioni create, la pista d&#8217;aeroporto illuminata, non va via. E ce n&#8217;è una per ogni situazione in cui siamo stati dipendenti, si è legata alle altre azioni. Il meccanismo secondo cui, che so, io ho smesso di bere ma se torno nel bar o parlo con una data persona vengo investito da una crisi d&#8217;astinenza, si chiama <a href="http://www.psicocitta.it/disturbi-psicologici/droghe-tossicodipendenza/dizionario/craving.php" target="_blank">craving</a>.</p>
<p>Riassumendo, quella della nicotina è una dipendenza molto forte, perché si sovrappongono vari meccanismi: viene prodotta più dopamina e impedito il suo riassorbimento,  i centri del piacere rafforzano il rituale come un azione essenziale alla sopravvivenza, la nicotina successivamente disattiva i suoi recettori e quindi per fare effetto bisogna subito aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto, questo aumenta il numero di recettori al punto che quando non si fuma per un po&#8217; e si riattivano, si impazzisce, e ci si può calmare solo fumando ancora. Inoltre la nicotina inibisce la serotonina che permetterebbe di rilassarsi senza le sigarette. Di base, non c&#8217;è stato MAI nessun bisogno soddisfatto dalla nicotina. Essa ha generato il bisogno spasmodico di se stessa. Dal nulla. Senza alcun senso.</p>
<p>Spero di avere spiegato quello che ho capito (a fatica) con parole abbastanza semplici. Questo era lo scopo dell’articolo.</p>
<p>Smettere o no di fumare? Ah, è una scelta personale. Magari non fumerò mai più. O magari dopo avere capito queste cose io mi rimetterò a fumare. Perché? Bho, perché si fanno cose inutili e assurde, e non coerenti. Siamo umani. Ma leggendo un po’ di neurologia ho avvertito quanta complessità c’è nel nostro cervello, e quanto sia stupido andare a rovinare questi sistemi precisi e raffinatissimi, rendendo per il cervello le cose più difficili di quanto già non siano.</p>
<p>Il nostro cervello procede ingenuamente. Non è corretto ingannarlo. Povero cervello.</p>
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		<title>internet deve ancora arrivare</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OK, è un argomento tecnico, per informatici, ma è da mesi che voglio parlare di questa cosa. E poi è una cosa che riguarda le trasformazioni del nostro modo di comunicare, in ogni caso. Internet è una rete. Ormai lo sanno anche i bambini. Tuttavia non viene usata come rete, dalla stragrande maggioranza della gente. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=148&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2009/11/broadband.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-154" title="la banda" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2009/11/broadband.jpg?w=300&#038;h=257" alt="" width="300" height="257" /></a>OK, è un argomento tecnico, per informatici, ma è da mesi che voglio parlare di questa cosa. E poi è una cosa che riguarda le trasformazioni del nostro modo di comunicare, in ogni caso.</p>
<p>Internet è una rete. Ormai lo sanno anche i bambini. Tuttavia non viene usata come rete, dalla stragrande maggioranza della gente. E come in tanti altri casi, esiste una contraddizione logica, una discrepanza tra linguaggio e significato, che tutti digeriscono in modo assolutamente indolore.</p>
<p>Internet è una rete di computer, senza un centro, dove il computer di ognuno di noi non è gerarchicamente inferiore ad un altro. Dove ognuno è ricevente e trasmittente, sullo stesso piano.</p>
<p>Ora, quando è il momento di venderlo, tutti vengono imbevuti di questa propaganda. Quando è il momento di usarlo, invece, tutti danno per scontato che su internet ci siano semplicemente dei servizi, di cui si usufruisce. Uno a molti. Esattamente come la televisione.</p>
<p>In questa propaganda, gioca un ruolo importante la parola &#8220;interattivo&#8221;. In realtà, interattiva è qualsiasi cosa con la quale possiamo interagire, non solo come riceventi passivi di messaggi e impulsi. Interattiva è qualsiasi cosa che a sua volta possa ricevere i nostri impulsi. Ovvero, se ci pensate, qualsiasi normale oggetto della vita quotidiana. Qualsiasi gioco, anche non elettronico.</p>
<p>Allora quando si pone il problema?</p>
<p>Innanzi tutto il problema si pone quando si tratta di informazione. Siccome l&#8217;informazione tramite stampa, radio e televisione non è mai stata interattiva, bensì è sempre stata una diffusione a senso unico, da uno a molti, da un vertice alle masse, l&#8217;idea di poter interagire con l&#8217;emittente anche solo per selezionare le informazioni desiderate, è spacciata per rivoluzione.</p>
<p>E improvvisamente si scopre che un sacco di cose sono interattive, che i videogiochi sono interattivi. Il computer è sempre stato interattivo. Come qualsiasi altro oggetto. Si è cominciato a dire che era interattivo quando è divenuto un media. E siccome i media non sono mai stati interattivi, questa è diventata una rivoluzione.</p>
<p>Ma interattivo è ancora un parola, appunto, fortemente ideologizzata. Ovvero presuppone un emittente gerarchicamente superiore, e la possibilità rivoluzionaria di interagirci. Interattivo, per esmpio, non lo diremmo mai riguardo ai rapporti umani. E&#8217; scontato che siano interattivi, ed è scontato che siano alla pari, in termini di possibilità di risposta e interazione (ovviamente tralasciando i limiti sociali all&#8217;interazione, parlando solo di quelli tecnici).</p>
<p>Bene, neanche di internet si dovrebbe dire che è.. interattiva. Dovrebbe essere scontato. Internet non è la televisione, non è la radio. Su internet il computer di ognuno di noi potrebbe offrire un servizio, pubblicare, fare streaming di audio e video, trasmettere una televisione. Ospitare un mondo virtuale, un sito web, un portale, un giornale, un facebook.</p>
<p>L&#8217;unica limitazione tecnica che ci separa da questo è.. la banda in upload. Se io faccio un sito sul mio computer di casa e ci si collegano 20 persone, il sito è già down. Perché non ce la fa a trasmettere abbastanza velocemente a 20 persone tutti i dati.</p>
<p>Se voglio banda in upload, la pago salata, e se voglio un IP fisso per associarlo ad un dominio vero (come www.maramaobarabao.it), lo pago salato.</p>
<p>Ma che motivo c&#8217;è per cui costi poco la banda in download e tanto quella in upload? Il cavo non è lo stesso? Semplice:  mercato. La banda in uscita vale. Consente di hostare servizi. Vale soldi. Quella in entrata no, sono soldi che dò io, usufruendo di servizi, guardando pubblicità, eccetera eccetera.</p>
<p>Tolte queste limitazioni, il vostro computer non è diverso da un qualsiasi web server. Non è diverso da YouTube. Concettualmente non lo è. Internet non è solo &#8220;interattiva&#8221;. No, su internet non c&#8217;è proprio distinzione, tra emittente e ricevente. Attualmente ci stiamo appoggiando a servizi di hosting esterni, come youtube, come google, come facebook, per una semplice ragione. La banda in uscita non c&#8217;è. Non ancora.</p>
<p>Per quello tutto il nostro sistema operativo, le applicazioni, la mail, si sta replicando all&#8217;interno del browser. Per essere &#8220;interattivi&#8221;, per essere &#8220;social&#8221;, dobbiamo passare per server unici, servizi presso cui ci registriamo. Tutta l&#8217;organizzazione del sapere avviene in remoto, non sulle nostre macchine. I tag, i feed, l&#8217;xml, i profili, i file messi online, le gallerie fotografiche, la musica. In effetti trovare modi in cui organizzare questa informazione è stata una piccola rivoluzione. In effetti tecnicamente i flussi di dati sono già bidirezionali, ma finché queste informazioni non sono organizzate e utilizzabili, non valgono nulla.</p>
<p>Ma noi un sistema operativo ce l&#8217;abbiamo già. E ha sempre avuto sistemi di gestione della rete, delle autorizzazioni all&#8217;utilizzo dei file, di condivisione delle foto, della musica e di tutto, di gestione degli utenti, dei gruppi di autorizzazioni.</p>
<p>Solo che i sistemi operativi che usiamo sono strumenti tecnici, professionali, non user friendly, non social. Nessuno vuole mettere su un server di windows 2003 ed un Active Directory di tutti i propri amici con le autorizzazioni del caso.</p>
<p>Questi sistemi operativi si sono limitati all&#8217;utilizzo aziendale e professionale delle interazioni e delle condivisioni, per una semplice ragione: non abbiamo ancora internet. Non c&#8217;è ancora. Internet non è la banda in download, bensì la concomitanza di upload e download. Di banda in download ne abbiamo a strafottere, già guardando la televisione.</p>
<p>Siamo pieni, di banda in download, ci nuotiamo, ci sguazziamo, ci inondano di roba, tutto il giorno. Non se ne può più.</p>
<p>Ora però i sistemi operativi cominciano ad avere strumenti come la possibilità di taggare i file, aggiungere commenti, valutazioni. E cominciano a spuntare servizi social che sono ibridi, consentono di condividere direttamente cartelle del proprio computer, per generare automaticamente album fotografici, archivi di file, playlist musicali. Senza fare upload di nulla. Per esempio, <a href="http://www.dropbox.com" target="_blank">Dropbox</a>. Ovviamente attualmente l&#8217;upload, in background e invisibile, al server di dropbox viene fatta. Perché non c&#8217;è banda. Ma concettualmente è un altra cosa.</p>
<p>Cosa voglio dimostrare?</p>
<p>Il futuro non è il web 2.0. Il Web 2.0 è solo un accrocchio, una toppa. Un tentativo del web, di un sistema di visualizzazione di ipertesti, di sopperire alle mancanze dei sistemi operativi. Ora stanno rifacendo tutto nel browser, persino i giochi. La gente non conosce i giochi online 3d, che sono arrivati a livelli straordinari, ma conosce benissimo Pet Society su Facebook. Se qualcosa non avviene nel browser, sembra non avere senso per la maggioranza delle persone. E&#8217; come se nessuno utilizzasse a pieno il proprio computer, ma ne facesse girare un altro in una macchina virtuale. E questo computer virtuale è sempre più.. bé di fatto è un computer di proprietà di Google, su cui lavoriamo. Con qualche (più di una per fortuna) eccezione.</p>
<p>I casi sono due allora: o i computer diventano il web, e buttiamo via windows, linux, e MacOs (almeno per le fasce non professionali di utilizzatori dei pc), e buttiamo via la vera potenza dei PC, la possibilità di utilizzarli per applicazioni di alto livello, video, musica, realtà virtuale, e torniamo indietro di 20 anni nell&#8217;evoluzione dei personal computer. O aumenta la banda in uscita.</p>
<p>Se aumenta la banda tipo a 100 MegaBit, tutto cambia. E avverrà qualcosa di simile a quello che è avvenuto dopo Napster, al mondo della condivisione dei file.</p>
<p>Prima si passava per un server. Poi si è passati al Peer to Peer. Il p2p riflette la vera natura di internet. Non c&#8217;è nessun server di mezzo, solo i nostri computer. Che per l&#8217;appunto, sono già server.</p>
<p>Così sarà la rete, così sarà il social network in futuro. Io avrò delle foto sul pc e deciderò con chi condividerle, con che rete. Con che persone. Pubblicherò direttamente dal mio computer. Avrò poi servizi online di backup e di accesso ai miei dati, su server più grossi.</p>
<p>Questo è quello che penso. Quindi nella battaglia Google-Microsoft, a lungo termine, chi vincerà? Secondo me all&#8217;aumentare della banda diventeranno sempre più centrali i sistemi operativi.</p>
<p>Questa è una previsione azzardata, mi rendo conto, ma a me pare così. E dirò di più, per quanto non mi piaccia il monopolio Microsoft, è auspicabile che siano i sistemi operativi (che dovranno anche diventare più liberi) il futuro, altrimenti aziende come Google controlleranno troppo, le piattaforme, i contenuti, i nostri dati. Persino la piattaforma su cui lavoriamo.</p>
<p>Come il caso del p2p ci insegna, invece possiamo essere liberi da queste cose, dalla centralizzazione delle informazioni, specie se è mascherata da interattività.</p>
<p>Personal computer, ricordiamoci che questa, è stata la rivoluzione: avere un computer personale, per la prima volta il potere di produrre informazione, progettualità, arte, pensieri, e ora di diffonderla, di pubblicarla, di venderla. Ma liberamente. Utilizzare tutti assieme un computer virtuale che sta nei server di google e pochi altri, non lo definirei rivoluzione.</p>
<p>Non so se questo sia stato un articolo tecnico, se lo è stato troppo me ne scuso. Io non volevo parlare di problemi tecnici per noi addetti. Si tratta dei cambiamenti nei paradigmi della comunicazione. Roba da tenere d&#8217;occhio, insomma.</p>
<p>E poi io non sopporto le distorsioni e l&#8217;ideologia. Ci viene detto che disponiamo di grandi mezzi, che abbiamo &#8220;l&#8217;interattività&#8221;, che vivamo nell&#8217;era di questo e di quello. La verità è che nulla è cambiato. Questa è solo l&#8217;evoluzione delle tecnologie emerse a metà del novecento. Lo shuttle è sempre lo stesso aereo di mattonelle.</p>
<p>Nessuno ha veramente smollato il potere.</p>
<p>E internet deve ancora arrivare.</p>
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		<title>assolutisti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 12:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente ha fatto discutere la sentenza della Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo riguardo l&#8217;obbligo dell&#8217;esposizione del crocifisso nelle aule. Certo, dire che ha fatto discutere è una concessione troppo ampia all&#8217;intelligenza e all&#8217;apertura mentale del mondo politico italiano. Ha fatto strepitare, urlare impauriti, ha fatto correre a posizionarsi più vicini al vaticano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=135&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente ha fatto discutere la sentenza della Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo riguardo l&#8217;obbligo dell&#8217;esposizione del crocifisso nelle aule. Certo, dire che ha fatto discutere è una concessione troppo ampia all&#8217;intelligenza e all&#8217;apertura mentale del mondo politico italiano. Ha fatto strepitare, urlare impauriti, ha fatto correre a posizionarsi più vicini al vaticano possibile. Di discussione, di ragionamento, come al solito c&#8217;è stato ben poco.<br />
Interessante invece questo <a title="la battaglia su un simbolo" href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-battaglia-su-un-simbolo/" target="_blank">articolo di Rodotà</a>.</p>
<p>Premetto che io non sopporto la disonestà intellettuale. Non sopporto l&#8217;arroganza e la prepotenza epistemologica, sia che si tratti di ideologie politiche che di ideologie religiose o filosofiche. Trovo insopportabile che nel 2009 si presupponga come cosa condivisa da tutti che si debbano indottrinare le persone all&#8217;osservanza dei precetti di una particolare religione. Che si pretenda non tanto la possibilità di parlare quanto la prerogativa di essere i soli a parlare. In virtù di che cosa? In virtù di se stessi. Autolegittimazione. Autoproclamazione. Forza e violenza psicologica.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-144" style="border:10px solid white;" title="loghi-delle-religioni" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2009/11/loghi-delle-religioni-numerate.jpg?w=240&#038;h=300" alt="loghi-delle-religioni" width="240" height="300" />La chiesa cattolica, istituzione monarchica e totalitaria che nulla a a che vedere ormai con la ricerca spirituale, ha ancora la prerogativa di indottrinarci, di dire a noi e ai nostri figli cosa fare e come pensare, ma non solo. Ha il privilegio di limitare il nostro campo visivo, di occupare in modo esclusivo gli spazi. Con questo non nego che ci siano cattolici e appartenenti alla chiesa che siano su un autentico percorso spirituale. Se lo sono sanno che un percorso spirituale non può e non deve essere imposto agli altri.</p>
<p>D&#8217;altronde, siamo nel paese in cui il presidente del consiglio non si fa scrupolo di dire che la regolamentazione della par condicio è ingiusta, perché impedisce a lui di avere uno spazio maggiore degli altri in televisione. E ovviamente è lui stesso a sostenere questa posizione, toh. E a possedere le televisioni. Doppio toh.</p>
<p>Il vero problema è che tutti noi stiamo degradando a questo livello. Tutti noi pensiamo di aver ragione perché siamo noi, di doverci difendere anche se abbiamo torto. Perché dobbiamo difendere il &#8220;noi&#8221; dal &#8220;loro&#8221;.<br />
Le reazioni scandalizzate e terrorizzate di fronte ad un principio elementare, illuminista, dettato non dal disprezzo ma dal profondo rispetto per le religioni, per la libertà religiosa ed anche per la libertà di professare credenze ed avere percorsi trascendenti non assimilabili al cattolicesimo, sono state molto indicative di come è cambiata la cultura italiana.</p>
<p>Sia chiaro, è comprensibile che la sentenza sia stata respinta, gli italiani non sono pronti a cambiamenti di questo genere. Fosse anche solo l&#8217;idea superstiziosa che quel crocifisso protegga i bambini. Ma neanche. Siamo pieni di ipocrisia, tutti noi siamo stati istruiti a non contraddire il prete mai, e peccare di nascosto. Ma l&#8217;insieme di queste pratiche conformiste è ancora molto radicata, e non c&#8217;è da stupirsi che non le vogliano abbandonare. Anche se, viene da chiedersi, nessuna reazione scandalizzata ha provocato la notizia che sta passando la privatizzazione dell&#8217;acqua: la gestione delle forniture idriche verrà appaltata dai comuni ai migliori offerenti, a chi riesce a ridurre i costi, ovvero alla mafia. Questo non scandalizza. Eppure anche l&#8217;acqua è un simbolo religioso forte.</p>
<p>Insomma, sono state le reazioni terrorizzate e schierate a nausearmi. Non un briciolo di distacco, di analisi sociologica, di segnali che la nostra classe intellettuale sia consapevole delle resistenze culturali, religiose e della superstizione, ma altrettanto cosciente per lo meno degli ultimi sviluppi del pensiero dal 700 in poi. Vorrei che non si usassero le parole <em>laicismo </em>e <em>relativismo </em>come fossero <em>terrorismo </em>e <em>satanismo</em>, perché se è così vuol dire che siamo in uno stato religioso non dissimile dalle cosiddette repubbliche islamiche.</p>
<p>Il relativismo è quel concetto per cui io comprendo che se ho una determinata visione del mondo, non è necessariamente e a priori migliore di un altra visione. Perché devo immaginare che altri che abbiano sviluppato o siano nati in un&#8217;altra visione, siano altrettanto convinti della giustezza della propria. Le prospettive si possono confrontare, ed è necessario mantenere sempre un approccio critico alla propria, metterla anche in discussione, analizzarla.<br />
Io faccio parte di questa cultura, di questo modo di essere. So che quando non siamo disposti ad accettare come plausibile una posizione che non sia la nostra, in realtà siamo solo spaventati. Ne abbiamo paura. Non vogliamo vedere. E in realtà, non stiamo scegliendo.<br />
Non stiamo veramente scegliendo di tenere il crocefisso nelle aule. Perché una scelta si dà tra due eventualità che si è disposti a contemplare.<br />
L&#8217;approccio della chiesa, certo, non è mai stato quello di consentire alle persone di valutare le alternative alla sua dottrina e di scegliere. E&#8217; come un amante che ti tiene chiuso in casa e ti obbliga ad amare solo lei. A vedere solo lei. Ha sempre governato con il terrore. Con la minaccia dell&#8217;inferno, del senso di colpa, e ancora lo fa.</p>
<p>Le reazioni scandalizzate alla sentenza europea sono dovute, nel profondo, ad un terrore che è stato radicato in tutti noi quando eravamo bambini. E&#8217; vero, radicato nella nostra cultura. Ma radicato cosa? Una paura? Senso di colpa. Questo ci viene instillato fin da bambini. Senso di essere sporchi e peccatori. Ciò che è radicato non è mai in discussione?</p>
<p>Questa è la vera grossa debolezza di questa religione. Non il relativismo, non il cedere, il consentire eventualmente che si tolga il crocifisso.<br />
No, la vera debolezza è l&#8217;assolutismo, non il relativismo. E&#8217; sempre stato così. Perché ogni potere assoluto è in realtà debole, spaventato, impaurito. Incapace di confrontarsi.<br />
Ed è così che stiamo diventando tutti, non solo la chiesa, anche noi. Stiamo diventando assolutisti. La politica, la cultura, lo stesso modo in cui ci rapportiamo l&#8217;un l&#8217;altro, tra di noi, con le altre culture. E quando non si trovano altre ragioni per combattere contro un altro, si ricorre sempre più spesso ai precetti della religione, contro gli omosessuali, per esempio.<br />
Questo stiamo diventando. Piccoli, iracondi, spaventati assolutisti. O cerchie di umidi e pavidi servitori di piccoli assolutisti, incapaci di dire che il re è nudo.</p>
<br />Pubblicato in: politica, reality, sociologia Tagged: legge, religione, scuola, sociologia <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/135/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/135/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=135&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>la visione</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 02:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[percezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma dico, lo sentite il vuoto, attorno a noi, tra noi? E lo sforzo necessario per esistere. Questa condizione ci trasforma in automi, o ci costringe a soccombere. Era chiaro negli anni novanta, che si stava andando verso questo. Allora sentivamo ancora che ci veniva strappato qualcosa, che stavamo varcando un confine lungo il quale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=124&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma dico, lo sentite il vuoto, attorno a noi, tra noi? E lo sforzo necessario per esistere. Questa condizione ci trasforma in automi, o ci costringe a soccombere. Era chiaro negli anni novanta, che si stava andando verso questo. Allora sentivamo ancora che ci veniva strappato qualcosa, che stavamo varcando un confine lungo il quale venivamo spogliati, perquisiti, privati delle nostre armi, dei nostri effetti personali, dei nostri ricordi. Delle nostre emozioni.</p>
<p>Non voglio fare le solite lamentele, è solo per ricordaci dove siamo. Qui si soffoca. Le cose non hanno più significato, perchè noi non glielo diamo. Ci prendiamo il significato che ci dicono di prenderci. Che ci vendono. O meglio che ci vendiamo da soli, perchè siamo sempre noi, siamo noi il mercato e siamo i venditori, siamo noi il cibo e noi i creatori dei mostri che di esso si nutrono. Qui non esiste più nulla che sia un Noi. Siamo cibo. O se si vuole, batterie, come ci dicono i fratelli Wachowski.</p>
<p>La domanda è cosa ci è stato strappato. Tante cose, ma nella sostanza ci è stata strappata la Visione. Una visione d&#8217;insieme. Non abbiamo una nostra filosofia, non abbiamo un senso per noi nel mondo, e nell&#8217;universo.</p>
<p>Ci hanno convinto in vari modi che questa Visione non c&#8217;è, non esiste, non è importante. Che bisogna occuparsi dei propri affari. Dei propri affari e tirare avanti. Ma come mai, mi dico, come mai per quanto ci occupiamo dei nostri affari, per quanto tiriamo avanti, ci sentiamo sempre allo stesso punto? Perchè qualsiasi cosa facciamo, qualsiasi traguardo raggiungiamo, fondamentalmente sentiamo di non aver raggiunto niente? Perchè ci sembra di non avere più il tempo?</p>
<p>Perchè infondo non è mai stato quello, il punto, non sono mai stati i nostri affari, il problema. Il problema è la Visione.</p>
<p>La nostra generazione non sta cercando una Visione, non sta cercando un perchè. Non ha un idea dell&#8217;Uomo e del suo destino. Almeno avesse un idea sbagliata, come dice la religione di Quelo del nostro amico Guzzanti. No, nemmeno quella sbagliata. Ci viene detto che non dobbiamo porci quel tipo di domande. Se uno si fa domande, non compra. Se non compra, l&#8217;economia non gira.</p>
<p>Ma cosa succede se non si ha una visione? Semplice. Non c&#8217;è aria. Non sto parlando dell&#8217;aria per i polmoni, di quella si può fare a meno. Si può vivere anche nello smog, ovvero il nostro corpo s&#8217;ammala, ma la nostra mente può vivere, può avere speranza. L&#8217;aria che non c&#8217;è è quella per le menti. Non c&#8217;è il mezzo di trasmissione delle idee e dei sentimenti. Tra le menti. Tra i cuori. Non c&#8217;è la sostanza che ci collega, e non è una sostanza fisica, è la materia immateriale in cui vivono le nostre coscienze.</p>
<p>I surrogati di questa Visione che ci propinano tramite la televisione e la politica, sono robaccia che sarebbe repellente per chiunque. E la rigettiamo, o vorremmo rigettarla. Ma non c&#8217;è un altra Visione. Per cui ci troviamo in questo posto dove l&#8217;aria è acida, abbiamo conati di vomito mentali, ci troviamo a parlare di queste trasmissioni televisive, anche. Perchè la mente senza Visione impazzisce.</p>
<p>Perchè la Visione è ciò che ci lega. E&#8217; un quadro dentro il quale ognuno di noi acquisisce esistenza, significato. La Visione è il disegno entro il quale esisto io ed esistono le persone che conosco, che ci rende parte di una cosa. Se io posso amare, è grazie alla Visione collettiva. Se io posso vedere un altra persona, vederla veramente, è in una Visione. Per Visione intendo ovviamente non una sola idea ma un quadro, il più ricco possibile, di culture del tutto. Sì, del tutto. Di un senso di Noi. E del cosmo. Bisogna tornare a creare questo.</p>
<p>Per ora, abbiamo solo frammenti impazziti di visioni di altri, spesso create all&#8217;interno di aziende per venderci alcuni prodotti e servizi. Tutto lì. Frammenti di piccole, potenti visioni spesso create da artisti trasformati in pubblicitari. I cui sogni vengono estratti, in quanto preziosissima sostanza, per la creazione di piccole potenti visioni, mirate alla vendita di cose. Occhio, a mio parere tutte le energie delle menti e della fantasia che la nostra società produce sono oggi catturate dal sistema, e dirottate in questo modo, in primo luogo quelle degli artisti grafici, degli illustratori, dei designer.</p>
<p>Noi non la stiamo creando, questa visione. Al punto che io quando esco mi muovo in altri schemi. O meglio, ci si muove nell&#8217;assenza di significati, in un vuoto, in uno spazio simbolico abbandonato. Occupato dalla pubblicità o abbandonato al declino. E nei luoghi di interazione non esiste una visione, si sono solo cristallizzate e solidificate delle abitudini, nei locali, nei negozi, nei luoghi di ritrovo. Abitudini. In cui le persone recitano in ruoli prefissati, a volte da vecchie visioni che non sono mai più messe in discussione, mai più. A volte da nuovi schemi elaborati a tavolino da responsabili del marketing, progettisti dei comportamenti, e nei quali miliaia di giovani si riversano, come lemmings, facendo esattamente quello che ci si aspettava facessero. Intere generazioni deprivate della cultura di massa appena conquistata nel novecento. Allo scopo di renderli inerti. Non è nemmeno previsto, in nessuno, in nessuno di questi contesti, che una persona possa esprimersi. Se poi provasse ad esprimere un pezzettino di Visione, probabilmente gli farebbero il TSO.</p>
<p>Benissimo. Quindi bisogna andare controcorrente. Bisogna tornare a pensare, a costruire la Visione. I metodi e le conoscenze che nell&#8217;ideologia dominante non sono importanti, come la filosofia, sono proprio i primi che dobbiamo riconquistare. Dobbiamo ricominciare a costruire idee, magari qualcuno lo sta già facendo. Non per forza cose materiali, come ancora ci dice l&#8217;ideologia dominante. Idee. E per idee non intendo &#8220;un idea che spacca per un nuovo business&#8221;, o un nuovo servizio da lanciare sul web o un modo migliore per prevalere.</p>
<p>Perchè non è questione di tirare avanti, occuparsi dei nostri affari. Quello è un trucco. Possiamo ocuparci dei nostri affari fino alla morte. Senza la Visione, pensateci, una persona può creare il corrispettivo del David di Donatello, o della toccata e fuga in re minore di Bach, ma persino quella cosa cadrà nel vuoto. Perchè nessuno la vedrà, perchè in ogni caso non sarà importante, perchè anche chi stesse guardando, non la vedrà veramente, quell&#8217;opera. Perchè tra lui e l&#8217;opera non c&#8217;è aria, non c&#8217;è significato. Perchè a lui è stata messa un altra visione davanti, un altro programma, per fargli comprare una nuova automobile e per farli gettare via il cellulare per comprarne uno nuovo, perchè non ha soldi e per un sacco di altre ragioni. Quell&#8217;opera non sarà esistita, perchè non c&#8217;era una Visione pronta ad accoglierla. Beethoven sarà un individuo senza significato, eliminato ai provini di xfactor. Romeo non si innamorerà di Giulietta, perchè in realtà sono lontani, non c&#8217;è aria tra loro, i loro corpi possono sfiorarsi ma le loro anime galleggiano nello spazio siderale, senza mai incontrarsi.</p>
<p>Non so se sono riuscito a spiegarmi. Ma mi sembra questo a mancare, in questo inizio secolo. O almeno è una delle cose che mancano. E&#8217; necessaria una rinascita in questo senso. Chi può lo faccia. Si metta a sparare cazzate, a far di filosofia. Qualsiasi cosa. Sparate. Con un po&#8217; di fortuna, quelle cazzate diventeranno la nuova Visione.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow:hidden;position:absolute;left:-10000px;top:0;width:1px;height:1px;"><span id="main" style="visibility:visible;"> </span></p>
<h3 class="r"><a class="l" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;url=http%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FFratelli_Wachowski&amp;ei=-KipSsfTA8nDsgbIvLD2Bw&amp;rct=j&amp;q=wachowski&amp;usg=AFQjCNFfljdfdki4jegdq0FnAw_QyTEWkA&amp;sig2=vNlxfheHXX6z1riUxkfBCQ">Fratelli <em>Wachowski</em></a></h3>
</div>
<br />Pubblicato in: filosofia, percezioni, sociologia Tagged: arte, filosofia, marketing, percezioni, sociologia, visione <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/124/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/124/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=124&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>quello che non siamo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 08:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; arrivato il momento infine di parlarne. E&#8217; ormai appurato che siamo un sacco di cose nuove, che abbiamo un sacco di cose nuove. Questo nuovo secolo ci ha resi diversi o ci ha trovato cambiati. Le crisi economiche, le nuove tecnologie e tutti i nuovi mezzi di comunicazione, ok. Speranze sono andate in frantumi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=120&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; arrivato il momento infine di parlarne. E&#8217; ormai appurato che siamo un sacco di cose nuove, che abbiamo un sacco di cose nuove. Questo nuovo secolo ci ha resi diversi o ci ha trovato cambiati. Le crisi economiche, le nuove tecnologie e tutti i nuovi mezzi di comunicazione, ok. Speranze sono andate in frantumi per la nostra generazione, chi ne fa parte lo sa. Il posto nel mondo che avrebbe dovuto esserci per noi e che non c&#8217;è stato. Tutto è andato in frantumi, spazzato via da una specie di vento, da tante nuove cose poche delle quali si sono veramente innestate nella nostra realtà, nel nostro mondo. L&#8217;attenzione continuamente spostata da una cosa all&#8217;altra, l&#8217;improvviso espandersi del nostro sistema nervoso nelle reti ed il suo contrarsi a difesa. Abbiamo una consapevolezza collettiva, mondiale, transnazionale, per la prima volta nella storia del mondo e non abbiamo nulla di tutto ciò, nella pratica. Abbiamo il contrarsi della consapevolezza contemporaneo al suo espandersi. Abbiamo tante cose che non sono state spiegate di questo cambiamento, e non lo saranno ancora per molto tempo. Ma una cosa è certa. Non siamo più quello che eravamo, e non siamo quello che stavamo diventando. Siamo quello che siamo diventati. Tautologie? Va bene.</p>
<p>Molto di tutto questo è un inganno. Lo è spesso all&#8217;inizio dei secoli, diamo agli anni zero una valenza, nell&#8217;immaginario, che è insuperabile. Pensiamo che la potenza dei numeri possa farci fare dei salti avanti, è una suggestione potente.</p>
<p>Ma cos&#8217;è successo veramente? Eravamo in giro nelle nostre piazze, nelle nostre città. Ora siamo da un altra parte, non necessariamente in un luogo. Il nostro gioco era il gioco della realtà. La realtà è sempre virtuale, certo (questa è una delle cose che abbiamo capito esistendo nei mondi virtuali digitali, anche se lo avevano già capito i filosofi prima ancora di tutto questo), ma il nostro mondo era quello fisico,  il supporto era la città o comunque la natura. La piattaforma era quella, per le interazioni, per le identità. La realtà la vedevamo come sempre filtrata attraverso la visione che avevamo di essa, certo. Ma non attraverso un navigatore GPS. Era importante sapere dove eravamo, potevamo perderci. Per comunicare con una data persona era necessario essere in un dato -luogo-. La nostra posizione spaziale era importante. Le nostre coordinate nello spazio-tempo. Potevamo stare soli, veramente soli, mentre eravamo in giro. Mentre la casa già cominciava a configurarsi come una porta per l&#8217;esterno, invece che come una caverna, ok. Era comunque ancora una coordinata forte. Ora la casa è sempre questa porta, e portiamo anche sempre dietro un cellulare o un computer. Non è importante dove siamo. Non è più importante.</p>
<p>Spesso noi di questa generazione ricordiamo con nostalgia però, come eravamo prima. Ricordiamo l&#8217;aria della sera d&#8217;estate e l&#8217;odore del muro che ancora trattiene il calore del giorno, ricordiamo il ritorno a casa dopo essere stati tra amici, la pienezza di quella sensazione. Di essere lì. Di essere in un punto dello spazio-tempo. Di essere appagati dall&#8217;esistenza, dai rapporti sociali, dall&#8217;aver conosciuto magari non una nuova persona ma un nuovo aspetto di una persona che conoscevamo, o aver insieme compreso un pezzettino di senso del mondo. Fuso con l&#8217;aria della sera estiva. Lì, tra la terra e il cielo e noi.</p>
<p>Ricordiamo che a volte non ci sono dubbi. Non ci sono sempre dubbi. C&#8217;è l&#8217;aria e la musica e la vita e a volte su alcune cose non c&#8217;è alcun dubbio. Non è detto che possa sempre essere in un altro modo, avere un altro layer. Condividevamo se avevamo fortuna alcuni di questi momenti, la lucidità del mondo. Ora spesso la trama della realtà è più opaca e a tratti strappata, stirata, sottile.</p>
<p>Spesso abbiamo nostalgia, ricordiamo che la magia esiste. E ci chiediamo se i ragazzi di adesso potranno scoprirlo ancora nonostante tutti gli inganni. Perchè avevamo questa capacità, noi di questa generazione. Di attraversare la realtà con un laser e andare al sodo, guardare attraverso le nebbie, volare sopra le nuvole, esserci. A volte penso che ce l&#8217;abbiamo ancora, che questa generazione debba ancora dirla, la sua ultima parola. Perchè non è tutto senza senso. Non è tutto uguale, e una visione potente può tornare, una volta che si sono fatti i conti con tutte le nuove cose.</p>
<p>Eppure io in questo momento scrivo liberamente solo perchè mi è capitato di essere espulso temporaneamente (spero) dal processo produttivo, sono rimasto una settimana a casa, sono dovuto scendere dal nastro trasportatore dell&#8217;andare al lavoro, tornare, guardare ciò che sapete ci rifila la tv, cucinare qualcosa, continuare magari a lavorare sul pc e poi andare a dormire quando riesce di farlo. Ogni sera così stanchi e stravolti e col senso di perderci la vita. Perciò mi capita così, dopo questi giorni si riaccende qualcosa e mi guardo attorno. Normalmente, diciamolo, siamo in una vita che non riconosciamo. Non credo di parlare per tutti, certo. Per lo meno per quelli che avvertono la stessa cosa. Che avvertono quello che non siamo.</p>
<p>Eppure il senso stava tutto lì, quell&#8217;esserci era potente, quell&#8217;esserci era sentire la musica e sapere che era la voce della nostra anima, il nostro grido al mondo. Ricordate Sunday Bloody Sunday? Sì credo ricordiate. Era un po&#8217; diverso che consumare una canzonetta ben fatta cercando di non comprarla. Era una cosa che non c&#8217;entrava proprio proprio un cazzo con tutto questo. Cosa eravamo? Cosa ci stanno impedendo di essere? Di cosa forse hanno paura? Cos&#8217;è che gli sta tanto sul cazzo da doverci convincere che siamo dei coglioni? Scusate le parolacce. Ne abbiamo sempre usate parecchie.</p>
<p>Sei questo, sei quello, questo va bene, questo no. Cobain si è ucciso e noi elemosiniamo il loro lavoro inutile, a fare pubblicità, marketing, lavorare per banche, pertrolieri, carte di credito, progetti e progetti. Metteteveli nel culo, i vostri progetti. Cordiali Saluti.</p>
<p>Perchè tutto questo, tutto quello che stiamo facendo, di giorno in giorno, è quello che non siamo. Noi siamo il resto, quello che non vedono, quello che non siamo.</p>
<br />Pubblicato in: percezioni, psicologia, reality, sociologia  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/120/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=120&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>scollegamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 10:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[percezioni]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di ricercatori americani ha condotto uno studio interessante riguardo il modo in cui reagiamo alla perdita di controllo su una data situazione. Pare che la sensazione di non avere il controllo su una situazione possa condurre all&#8217;alterazione delle percezioni, come recita il sottotitolo dell&#8217;articolo di Le Scienze a riguardo. In sostanza l&#8217;esperimento consisteva nell&#8217;indurre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=108&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 188px"><img title="Figura gestaltica" src="http://valterbinaghi.files.wordpress.com/2008/06/gestalt2.gif?w=178&#038;h=300&#038;h=198" alt="figura gestaltica" width="178" height="198" /><p class="wp-caption-text">figura gestaltica</p></div>
<p><span class="__mozilla-findbar-search" style="background-color:yellow;display:inline;font-size:inherit;color:black;padding:0;"> </span>Un gruppo di ricercatori americani ha condotto uno studio interessante riguardo il modo in cui reagiamo alla perdita di controllo su una data situazione. Pare che <span class="titolo">la sensazione di non avere il controllo su una situazione possa condurre all&#8217;alterazione delle percezioni, come recita il sottotitolo dell&#8217;<a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/La_mancanza_di_controllo_altera_la_percezione/1333434" target="_blank">articolo di Le Scienze</a></span> a riguardo.</p>
<p>In sostanza l&#8217;esperimento consisteva nell&#8217;indurre senso di incapacità di controllo, e verificare se le persone erano ancora in grado di individuare immagini nascoste all&#8217;interno di uno sfondo punteggiato. E&#8217; risultato che con la sensazione di perdere il controllo, le persone tendevano a individuare figure e schemi nascosti anche nelle immagini che non contenevano nessuna figura.</p>
<p>Secondo <a href="http://www.kellogg.northwestern.edu/faculty/bio/galinsky.htm" target="_blank">Adam Galinsky</a> e Jennifer A. Whitson<strong> </strong>&#8220;<em>Quanto minore è il controllo che le persone hanno sulla propria vita, tanto più cercano di riconquistarlo attraverso un&#8217;autentica &#8216;ginnastica&#8217; mentale. La sensazione del controllo è così importante che la sua perdita viene vissuta come una profonda sfida. Questi errori percettivi, che possono essere negativi e condurre fuori strada, sono peraltro molto comuni e rispondono a un bisogno psicologico profondo e persistente</em>.&#8221;</p>
<p>I due illustrano anche meglio l&#8217;esperimento, in <em>un </em>articolo di cui purtroppo possiamo vedere solo l&#8217;<a href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/322/5898/115" target="_blank">abstract</a>. &#8220;<em>La mancanza di controllo aumenta la percezione di schemi illusori</em>&#8220;. In sintesi questa è la conclusione dello studio.</p>
<p>Abbiamo un bisogno di ordine, corrispondenza tra interno ed esterno, di sapere quello che facciamo e perchè. Se non riusciamo a interpretare le nostre reazioni o una situazione ci trova impreparati o inadeguati può capitare che abbiamo una sensazione di perdita di controllo, che in certi casi può anche arrivare a diventare una crisi di panico. Ma cosa succede alle nostre percezioni della cosa che abbiamo di fronte, di noi stessi e delle persone, una volta che noi abbiamo perso il contatto col presente? La mente continua a lavorare. Lavora per far quadrare le cose. Non sono stupito di scoprire, da un esperimento pare ben svolto, che la mente tende ad aumentare la sua capacità di vedere pattern e schemi nascosti nelle zone di &#8220;contorno&#8221;, quelle dove il significato delle immagini è plasmabile, insomma, nelle zone di vuoto semantico.</p>
<p>In realtà sappiamo come anche la percezione delle figure la cui correlazione significato-significante riteniamo oggettiva, dipenda da coordinate culturali e dalla capacità del cervello di ricostruire pattern, schemi. E&#8217; noto come membri di tribù isolate dal mondo esterno non riconoscano nelle foto ciò che vi vediamo noi.</p>
<p>In ogni caso pare che la mente, in stato di &#8220;panico&#8221; alteri la percezione, la paura di poter vedere qualcosa di non riconoscibile, di non avere successo nell&#8217;individuare lo schema nella situazione in cui siamo immersi ci porta, con dei veri ribaltamenti di gestalt, a vedere schemi conosciuti.</p>
<p>E&#8217; mia opinione che, in mancanza della possibilità di gestire i dati esperienziali in &#8220;tempo reale&#8221;, utilizzando funzioni della struttura psichica che in analisi transazionale chiamiamo &#8220;adulto&#8221;, sovrapponiamo al percepito degli schemi &#8220;di salvataggio&#8221;, risalenti spesso alla nostra infanzia o comunque al passato, alle cose conosciute. Sostituiamo l&#8217;ignoto con il noto, per poterlo almeno in qualche modo gestire. Di fronte alla complessità dell&#8217;interazione con un&#8217;altra personalità, nei momenti di crisi potremmo far rientrare questa personalità in specifici <em>personaggi</em>, vere e proprie maschere, i ruoli dello spettacolo teatrale della nostra infanzia. Possiamo perdere totalmente di vista le persone reali che abbiamo di fronte, e agire come se fossimo su un ponte ologrammi (per chi conosce star trek), su un altro strato di realtà, seguendo binari prestabiliti che, spesso, ci portano ad un&#8217;uscita e a riconquistare il presente. Riconquistare il <em>controllo</em>.</p>
<p>Finché rimaniamo in sintonia con la realtà, finchè pensiamo di avere il controllo e siamo attivi in essa, rimaniamo <em>collegati</em>. Ma se in un dato momento ci scolleghiamo, la percezione della realtà viene alterata.</p>
<p>Tornando all&#8217;esperimento, pare anche che questo <em>bisogno di struttura</em> diminuisca al crescere dell&#8217;affermazione di sè. Se io mi affermo, mi reclamo come parte della realtà, diminuisce la correlazione tra mancanza di controllo e tendenza a vedere pattern illusori. Sempre dall&#8217;articolo: &#8220;<em>In aggiunta, abbiamo dimostrato che la percezione aumentata dei pattern ha una base motivazionale, misurando direttamente il bisogno di struttura e mostrando che la correlazione causale tra mancanza di controllo e percezione di pattern illusori viene ridotta affermando il sè.</em>&#8220;</p>
<p>Gli uomini, come qualsiasi animale, sono entità la cui natura stessa è la risposta ad una domanda, la sopravvivenza alle <em>circostanze</em>. Se non abbiamo una risposta alle circostanze, andiamo in crisi. Se sentiamo mancanza di controllo, possiamo anche percepire, nei casi più gravi, una minaccia alla nostra stessa esistenza. Non avendo altri schemi da applicare, corriamo ai ripari consultando la &#8220;libreria di aperture&#8221;, per usare una terminologia scacchistica, che abbiamo dentro, che in larga parte è stata programmata nell&#8217;infanzia ma non solo. Questa libreria contiene non solo le immagini, non solo gli schemi percettivi, ma intere procedure, transazioni, giochi, strutture di giochi relazionali tendenti ad uno scopo: ritrovare il controllo. Sono quelli che in un altro post abbiamo chiamato <a href="http://irprocess.wordpress.com/2008/08/10/le-dinamiche/" target="_blank">dinamiche</a>. Nell&#8217;uso che facciamo di questi termini in questo blog non c&#8217;è nessun riferimento a teorie o testi di psicologia, ci tengo a precisarlo. Mi trovo comodo con queste parole.</p>
<p>Quando parlo di realtà, non intendo che esista un&#8217;unica realtà. Esiste una realtà di volta in volta con la quale relazionarsi. Questa realtà può essere una circostanza fisica, relazionale, emotiva. Può avvenire in un mondo interiore, esterno, virtuale o nel rapporto con un testo o con una rappresentazione. Spesso ogni realtà che viviamo contiene schemi con i quali sappiamo già relazionarci, per esempio, ma potremmo semplicemente aver bisogno di &#8220;vestirci&#8221; degli schemi interiori corrispondenti. Se una situazione ci spiazza e non troviamo il tempo di &#8220;ricomporre&#8221; la giusta struttura interna, può intervenire lo scollegamento con le conseguenze di alterazione percettiva descritte più sopra.</p>
<p>Questo mi porta ad un discorso che dovrà aspettare un altro articolo. Fatto sta, non parlo di scollegamento da una supposta realtà oggettiva, parlo di una mancanza di allineamento tra il sè e una particolare realtà, non parlo di realtà autentica, bensì di percezione autentica.</p>
<br />Pubblicato in: percezioni, psicologia, scienza Tagged: esperimento, gestalt, pattern, percezione, scienza <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/108/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/108/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=108&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>cogli il primo bosone</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 19:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperimento del LHC (Large Hadron Collider), dovrebbe cominciare oggi, se non sbaglio. In sostanza, servirà a capire se esiste il Bosone di Higgs, cosa origina la massa, se esistono altre dimensioni, varie altre cose. Non finirà il mondo, naturalmente, come i fisici hanno ripetutamente spiegato, si tratta di interazioni tra particelle che avvengono normalmente nello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=103&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_104" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-104" title="serpente" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/09/serpente.jpg?w=426" alt="Michelangelo - Cappella Sistina"   /><p class="wp-caption-text">Michelangelo - Cappella Sistina</p></div>
<p>L&#8217;esperimento del <a title="Large Hadron Collider" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Large_Hadron_Collider" target="_blank">LHC</a> (Large Hadron Collider), dovrebbe cominciare oggi, se non sbaglio. In sostanza, servirà a capire se esiste il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bosone_di_Higgs" target="_blank">Bosone di Higgs</a>, cosa origina la massa, se esistono altre dimensioni, varie altre cose.</p>
<p>Non finirà il mondo, naturalmente, come i fisici hanno ripetutamente spiegato, si tratta di interazioni tra particelle che avvengono normalmente nello spazio senza originare buchi neri e singolarità cosmiche in grado di mangiarsi i pianeti o i sistemi solari. Solo che nel nuovo acceleratore di particelle, le si potrà osservare.</p>
<p>La gente però ha dato fuori di matto. Ed è chiaro il perchè. In questo particolare esperimento, nelle sue valenze simboliche, non saranno solo le particelle, a collidere: la scienza andra infatti a collidere contro uno dei miti fondativi della specie umana, quello di radice ebraico-cristiana.</p>
<p>Non a caso il bosone viene anche chiamato particella-Dio, si va dicendo che &#8220;gli scienziati andranno a ricreare le condizioni della materia preesistenti al Big Bang&#8221;, si vuole insomma conoscere. Conoscere il segreto di Dio, il Pensiero di Dio. Si vuole ricreare l&#8217;universo o conoscerne i meccanismi primari. Si vuole cogliere il frutto dell&#8217;Albero Proibito. Naturale allora che questa arroganza porterà alla fine del mondo. O perlomeno alla nostra scomparsa. Il diluvio universale non ci era bastato? Ed ora eccoci a ficcanasare su quello che è successo prima del Big Bang. Spegnete il reattore e Penitenziagite!</p>
<p>Ok non ho resistito alla tentazione di scherzare, ma è comunque interessante come questo esperimento abbia smosso la terra sotto i piedi ad un mito così antico.</p>
<p>L&#8217;altra cosa inspiegabile per i più, nel mondo ottuso e pragmatico dei giorni nostri, è capire il perchè di questo enorme impiego di risorse impiegato per una conoscenza pura, senza applicazioni immediate. I più infatti vengono oggi istruiti sul fatto che la conoscenza di per sè è inutile, la cultura roba per illusi, l&#8217;arte un gioco, i giochi una perdita di tempo, la scienza pericolosa e basta e fatta da gente che non ha la minima idea di quello che fa. Curiosoni.</p>
<p>Naturalmente, la ricerca pura non deve avere uno scopo pragmatico immediato, eppure è la cosa più importante e più utile. Tralasciando di poter spiegare a questo mondo come sia di per sè importante, investire in essa, nella conoscenza dell&#8217;umanità, nella consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che è l&#8217;universo, rimane da spiegare che l&#8217;intero insieme delle scoperte più pragmatiche non esisterebbe se a qualcuno non avessero dato le risorse, tante risorse, per ricercare in modo totalmente disinteressato, che so, applicando elettrodi a rane morte, facendo scoccare inutili scintille. La stesa pennicillina è stata scoperta per caso.</p>
<p>Qui si tratta di comprendere la natura della materia. Se in un futuro avremo teletrasporto, comunicazione istantanea, se in futuro sapremo aprire varchi spaziotemporali e viaggiare in un altro punto della galassia, o solo se avremo un computer quantistico o scopriremo fonti di energia nuove (ma non posso nemmeno immaginare quante nuove conoscenze ne deriverebbero) sarà dovuto a questo tipo di esperimenti. Una nuova comprensione della materia, dell&#8217;energia, delle dimensioni esistenti e degli universi esistenti, della natura delle stelle, dell&#8217;origine della vita, può portare a una nuova consapevolezza e ad una nuova era dell&#8217;umanità. Non sono un ottimista tecnologico, però queste cose vanno ricordate.</p>
<p>Non dipende solo da questo, l&#8217;espansione della nostra consapevolezza, e sarebbe stupido pensarci. Avere inventato la bomba atomica prima che avessimo la coscienza necessaria per -non- usarla, è stato brutto. Ma non possiamo smettere di ricercare, di conoscere. Uno dei metodi migliori che abbiamo, è la scienza. E la scienza in tutti i campi, dalla fisica alla neurologia, ci fornisce strumenti, dati, che noi possiamo inglobare nel resto della nostra coscienza, per diventare migliori. Sta a noi non usare la scienza per involverci, bensì per evolverci.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/irprocess.wordpress.com/103/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/irprocess.wordpress.com/103/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/103/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=103&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>musica, oggetti transazionali</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 13:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, la scomparsa del supporto si poteva prevedere, e si era prevista, già nel 1998. Per quanto riguarda la musica, ma in realtà è un fenomeno che come è ormai evidente sta coinvolgendo tutta l&#8217;informazione. Per supporto intendo quegli oggetti sui quali l&#8217;informazione veniva fissata, affinchè potesse circolare. Tanto, tanto tempo fa e allo stesso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=77&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://samie.sourceforge.net/samiedoc/images/linus2.gif" alt="" width="241" height="233" />Ok, la scomparsa del supporto si poteva prevedere, e si era prevista, già nel 1998. Per quanto riguarda la musica, ma in realtà è un fenomeno che come è ormai evidente sta coinvolgendo tutta l&#8217;informazione. Per supporto intendo quegli oggetti sui quali l&#8217;informazione veniva fissata, affinchè potesse circolare.</p>
<p>Tanto, tanto tempo fa e allo stesso tempo pochissimo tempo fa, l&#8217;informazione, le immagini, i suoni, i filmati, i testi (e slittando prima dell&#8217;invenzione di grammofono e pellicola restano solo i testi e le immagini), per essere trasmessi, viaggiare da un luogo ad un altro, da una persona all&#8217;altra, avevano bisogno di essere fissati a un oggetto. L&#8217;oggetto poteva essere spostato, portato con sè, inviato. E&#8217; stata già questa una rivoluzione mega, nel campo della comunicazione. Altro che iPhone.</p>
<p>Quest&#8217;oggetto svolgeva quindi funzioni diverse: media, mezzo di trasporto dell&#8217;informazione, supporto di archiviazione, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Transitional_object" target="_blank">oggetto transazionale</a>.</p>
<p>Mi rendo conto di usare il concetto di oggetto transazionale in un contesto diverso da quello in cui è nato, nella psicologia dell&#8217;età evolutiva. E&#8217; definito oggetto transazionale un oggetto che per il bimbo sostituisce la madre se è assente. Per il bimbo ma anche per lo scimmiotto, una copertina può essere abbracciata e diventare un oggetto transazionale, un sostituto della madre.</p>
<p>Io qui intendo che il supporto è un oggetto transazionale perchè è sostitutivo dell&#8217;emittente. Rappresenta per noi il simulacro del soggetto emettitore dell&#8217;informazione originale. Così in assenza della voce diretta del narratore, noi investiamo l&#8217;oggetto <em>libro</em> della valenza emotiva con la quale investiremmo l&#8217;autore. Perchè abbiamo bisogno di investire emotivamente, per poter memorizzare. Perchè noi memorizziamo ciò che ha una rilevanza emotiva per noi. Ricordiamo e consideriamo parte della nostra vita, della nostra cultura, ciò a cui possiamo collegare un emozione. E non possiamo gettare le nostre emozioni nel nulla. Come per il bambino, può anche non esserci la mamma, ma se c&#8217;è almeno un oggetto morbido e caldo che assomiglia al maglione della mamma (o al pelo di mamma gorilla, per il baby scimmiotto), noi possiamo agganciarlo, possiamo collegarvi delle emozioni e trarne persino conforto.</p>
<p>Abbiamo almeno bisogno di un oggetto, se non ci sono persone a cui collegare un esperienza. In comunicazione, abbiamo bisogno del simulacro dell&#8217;emittente. Inutile descrivere la potenza che assume un media come la televisione, l&#8217;oggetto televisione all&#8217;interno di una casa. Ma questo è un altro discorso.</p>
<p>Tornando alla musica, il processo di scomparsa del supporto si è quasi completato. Possiamo essere nostalgici quanto ci pare ma i cd sono ormai diventati dei contenitori per musica registrata ad alta definizione, solo perchè è difficile trovarla in rete. Nella migliore delle ipotesi i dischi vengono spacchettati, i loro brani vengono copiati sul pc e successivamente sul lettore mp3, e per quello che serve potrebbero essere reincellofanati e riportati al negozio. Nell&#8217;ipotesi realistica, la gente compra degli mp3 da iTunes (software infame, per la cronaca) o li scarica delle reti p2p, e del supporto-oggetto transazionale neanche l&#8217;ombra.</p>
<p>Tutto questo discorso, l&#8217;avevo già fatto nel 1998. Ma un conto è capire razionalmente una cosa, un conto è sentirla sulla pelle.</p>
<p>Da anni ascolto musica quasi esclusivamente in mp3. Rendendomi conto che veramente la qualità dell&#8217;ascolto ne risentiva non poco, ho deciso di ricostituire la mia libreria musicale, codificando almeno in aac plus a 256bit, cosa che consiglio vivamente di fare a tutti quelli che amano la musica. No davvero, è importante.</p>
<p>Comunque avevo appena copiato sul pc le tracce di Mezzanine dei Massive Attack, e mettendo via il disco mi sono reso conto di una cosa: -quel- disco veniva dal mio passato. Sì certo, la musica dei massive, veniva dal mio passato, la sentivo negli anni 90 ok. Non è di questo che parlo. -Quel- disco, quell&#8217;oggetto, è il disco che avevo messo su quando anni fa mi lasciò la mia prima fidanzata. Ricordo di aver messo la traccia 1 e di aver ballato con lei per l&#8217;ultima volta.</p>
<p>Ok asciugatevi gli occhi con il fazzoletto. Mi sono in qualche modo reso conto che non era solo la musica, ma -quel- disco, era l&#8217;oggetto che avevo toccato e messo nel lettore, quella sera lontana. Non era un file, una foto nell&#8217;harddisk con la data. Era un oggetto, sopravvisuto al mio passato, era sempre lo stesso. Era fisicamente -quella- cosa. Con attaccate quelle emozioni.</p>
<p>Non ne traggo conclusioni, considero solo che l&#8217;oggetto fisico è qualcosa di importante, tanto che con copertine, tag, software di catalogazione visuali, cerchiamo ancora di riprodurre nello spazio immateriale del nostro pc, la sensazione di avere a che fare con qualcosa di compatto, fermo, fissato. Ieri sera ho riscoperto il bisogno di fissare gli mp3 (o aac) di un album in maniera ordinata, in playlist, in cartelle separate, con tracce numerate, copertina. Ho sentito la musica di quegli album per me così importanti in maniera, mi è sembrata, migliore.</p>
<p>Migliore, ma cosa rimarrà? Dopo più di dieci anni, io prendo in mano un disco e a catena arrivano tutti i ricordi di quel periodo, e quel disco ne è la testimonianza tangibile, in senso letterale. E&#8217; tangibile, quella persona è esistita, quei momenti sono esistiti. Ogni volta che volevo sentire Angel o Tear Drop, io prendevo in mano quella cosa. Vi svolgevo azioni, è stato parte della mia vita, ha raccolto i miei microbi, ci ho respirato sopra. Ha le mie impronte digitali.</p>
<p>Immagino che una generazione diversa dalla mia sarà in grado di investire emotivamente in oggetti virtuali, meglio di come sappia farlo io. Certo non avrà senso continuare ad utilizzare oggetti fisici solo per la nostalgia. Qualcosa però va ancora capito. Certo la sensazione di pienezza che ho avuto maneggiando i miei vecchi cd è collegata al fatto che essi appartengono al mio passato. Un ragazzo di adesso avrà altri oggetti transazionali.</p>
<p>Si ma.. quali?</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/irprocess.wordpress.com/77/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/irprocess.wordpress.com/77/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=77&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>l&#8217;energia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 12:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando parliamo di energia, anche in fisica, parliamo di un entità matematica che quantifica la capacità di svolgere un lavoro, dove il lavoro è definito come il prodotto di un vettore forza per un vettore spostamento. L&#8217;energia potenziale è la capacità che un corpo ha di svolgere un lavoro in funzione della sua posizione, quella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=60&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-71 alignleft" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/raul-cremona-mago-oronzo-copia.jpg?w=194&#038;h=300" alt="" width="194" height="300" /></p>
<p>Quando parliamo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia" target="_blank">energia</a>, anche in fisica, parliamo di un entità matematica che quantifica la capacità di svolgere un lavoro, dove il lavoro è definito come il prodotto di un vettore forza per un vettore spostamento. L&#8217;energia potenziale è la capacità che un corpo ha di svolgere un lavoro in funzione della sua posizione, quella cinetica in funzione del suo movimento.</p>
<p>In ogni caso, si tratta di un&#8217;astrazione matematica che serve ai fisici per misurare, spiegare, calcolare e schematizzare i fenomeni. Nella sostanza dove esistono azioni, forze, lavori effettuati, si può misurare la quantità di energia che consumano, l&#8217;energia rimanente nel sistema. E in qualche modo, finchè riesco a misurare la quantità di energia, le forze in gioco e le direzioni dei vettori, posso prevedere, almeno in un sistema chiuso, il comportamento dei corpi e delle particelle. Le cose si complicano un po&#8217; a livello quantistico o relativistico, ma non sono certo la persona più adatta a dissertare di questi argomenti.</p>
<p>Benissimo, non credo di dire cosa nuova, e nemmeno di scivolare nel più ingenuo new-age, se dico che possiamo avere un concetto di energia psichica, o vitale o come vogliamo chiamarla, che ci aiuti a descrivere i fatti psichici, o se non vogliamo ancora una volta adottare la divisione mente/corpo tipica della nostra cultura, un energia tipica dei sistemi vitali coscienti. Un energia che serve per compiere lavoro psichico.</p>
<p>Per parlare di energia è necessario vi sia un corpo, certo. Bè ma si può astrarre. Mi spiego meglio. Anche senza tirare in ballo teorie spiritualistiche (ognuno può averne una propria, quella che più gli aggrada).</p>
<p>I sistemi vitali, o comunque i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sistemi_complessi" target="_blank">sistemi complessi</a> in genere, possono organizzarsi a vari livelli, e creare nuove strutture formate dall&#8217;interazione delle strutture di più basso livello. E&#8217; uno dei principi della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scienza_della_complessit%C3%A0" target="_blank">scienza della complessità</a>. Le nuove strutture potranno avere un comportamento nuovo, non riducibile alla somme dei comportamenti del livello più basso di organizzazione. Questo fenomeno viene chiamato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emergenza" target="_blank">emergenza</a>.</p>
<p>Un animale come l&#8217;uomo si è evoluto espandendosi oltre diversi di questi stadi, comparabili ai salti quantistici nelle orbite di un elettrone.<br />
Un primo salto di stato è stato quello tra gli organismi unicellulari e quelli pluricerllulari. Il penultimo è stato quello, che abbiamo in comune coi topi, della nascita di un entità astratta, immateriale, che potremo chiamare psiche, un entità fatta di informazione e non più di materia, anche se sulla materia poggia.<br />
L&#8217;ultima si chiama Cultura. Un insieme enorme di entità sovraindividuali, sempre fatte di informazione, le quali anch&#8217;esse si organizzano secondo proprie regole ed hanno vita propria.</p>
<p>Ho fatto moltissimi salti logici, sto semplificando fino all&#8217;inverosimile, mi rendo conto. Naturalmente vi sono molti più passaggi di autoorganizzazione dei sistemi viventi, il fenomeno dell&#8217;emergenza (così si chiama nella teoria della complessità) si può applicare a gruppi di individui, alla specie, e ad un infinità di altre strutturazioni incasinatissime. Quello che mi interessa è stabilire che è possibile, anzi è uno dei comportamenti specifici di tutti i sistemi complessi, che un nuovo soggetto nasca, che esso abbia vita propria e proprie regole.<br />
Una lingua, per esempio, è un sistema vivente per suo conto. Ha una nascita, un evoluzione, un adattamento. Si riproduce, si espande, muore. Come una foresta. Come un ecosistema. Come un pensiero.</p>
<p>Non ha importanza di cosa sia fatta un entità di questo tipo, se di materia o di pura informazione. Sempre l&#8217;informazione in un certo senso è alla base dei processi, nel senso che la loro dinamicità non risiede nel fatto di esistere in quando entità fisiche, ma nel modello di organizzazione di tale entità. Nel fatto che sia un sistema in disequilibrio stazionario, direbbe un biologo. Certo la variabilità intrinseca della materia fisica con la sua infinita complessità quantistica è un bel brodo primordiale per la nascita di sistemi complessi, per ora difficilmente generabili artificialmente.</p>
<p>Credo di essermi perso. Quello che voglio dire è che se un entità come la psiche è in grado di compiere un lavoro, dobbiamo anche poter ipotizzare una forma di energia per questo lavoro. Emotiva, intellettiva, relazionale, non so se si possa classificare. Si può certamente parlare di energia.<br />
E quando si parla di questa energia, si parla di una quantità che, come nel caso dei sistemi fisici, può essere trasmessa, aumentare o diminuire in un dato sistema vitale, essere scambiata ed utilizzata in modi che appartengono alla sfera, immateriale, dell&#8217;universo immateriale in cui la psiche vive, si nutre, si relaziona.</p>
<p>La possibilità di svolgere un compito che ci riporterebbe il ricordo della nostra madre morta, per andare al sodo, non implica l&#8217;energia acquisita mangiando il panino al formaggio (anche se senza il panino io non posso sussistere come essere vivente e nemmeno possedere forme diversamente organizzate di energia). Una persona portrebbe consumare tutte le sue energie psichiche nel tentativo di abbattere quel muro, immateriale, e poi recuperarle tutte un momento dopo, lasciando perdere il muro, solo perchè una persona a cui vuole bene gli ha sorriso. Di che energie si tratta?</p>
<p>Certo, che sono in ballo energie per elaborare i ricordi, creare nuove sinapsi, nuovi percorsi elettrici nel cervello. Ok questo è il livello precedente di organizzazione. Ma sarebbe inutile parlarne in questi termini, ai fini dell&#8217;analisi psicologica. Sarebbe inutile, per spiegare perchè se non piove si seccano i fiumi, parlare dello stato quantiscico degli elettroni nelle molecole dell&#8217;acqua: meglio concentrarsi sul ciclo dell&#8217;acqua come sistema e su modelli metereologici.</p>
<p>In psicologia, i modelli sono tanti e non ce n&#8217;è uno che si possa dire unico e infallibile, però quello che mi premeva in questo post era di specificare che si può parlare di energia per quanto riguarda il livello di organizzazione immateriale della persona, tanto per chiarire quello che si intenderà in questo blog quando questo concetto verrà utilizzato.<br />
Bene, questo basti, non importa definire &#8220;di cosa è fatta&#8221; questa energia, perchè neanche la nozione di energia in fisica è &#8220;fatta di&#8221; qualcosa. L&#8217;energia è una quantità matematica, ipotizzata.</p>
<p>Per cui, siccome è indubbio che la psiche svolge un lavoro, ipotizziamo l&#8217;esistenza dell&#8217;<em>energia psichica.</em><br />
E qui ci portiamo dietro tutto il resto. Possono esistere <em>campi</em> di energia psichica, <em>flussi</em> di energia psichica e così via. Quando ricorreremo a questi concetti però, sia chiaro che non lo faremo con l&#8217;ingenuità della new-age (<em>con la sola imposizione delle mani vi ungerò la giacca e i pantaloni!</em>), nella quale la nozione di campo di energia psichica si fonde con la nozione fisica di campo magnetico, come se ci fosse una forza fisica, azionata dalla mente. Un campo energetico psichico avrà effetto sul livello di organizzazione che è la psiche. E sul livello delle relazioni con le altre entità vitali e coscienti.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/irprocess.wordpress.com/60/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/irprocess.wordpress.com/60/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/60/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=60&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>l&#8217;italia vuole solo vincere</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2008 16:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Banale a dirsi, chi non vuole sempre vincere? D&#8217;altronde non mi risulta che in passato fosse diverso. Ma qualcosa è diverso, e vorrei capire cosa sia. Perchè io questa volta non riesco a tenere per l&#8217;italia, nel calcio, alle olimpiadi, in ogni contesto, e non è una posizione ideologica o politica. Cercherò di spiegarmi. Sarebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=51&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://pechino2008.blogosfere.it/images/MatteoTagliariol-thumb.bmp" alt="" width="200" height="286" />Banale a dirsi, chi non vuole sempre vincere? D&#8217;altronde non mi risulta che in passato fosse diverso. Ma qualcosa è diverso, e vorrei capire cosa sia. Perchè io questa volta non riesco a tenere per l&#8217;italia, nel calcio, alle olimpiadi, in ogni contesto, e non è una posizione ideologica o politica. Cercherò di spiegarmi.</p>
<p>Sarebbe banale dire che è perchè stavolta si tratta di propaganda, di propaganda per come ne parla Philip Roth. Non solo propaganda di un governo o di un sistema politico, bensì propaganda di <em>se stessi</em>, ma in qualche modo è quello che sta accadendo qui da noi, forse anche da altre parti nel mondo.</p>
<p>Non vogliamo perdere, questo sarebbe umano, anche bello. Ma il fatto è che noi <em>non contempliamo</em> di perdere, come fosse scontato che siamo migliori, che ne abbiamo un qualche diritto, come se fossimo spaventati, terrorizzati dall&#8217;idea di non vincere.<br />
Come se ci aspettassimo, fossimo obbligati ad aspettarci la <em>perfezione</em>, da noi stessi, dalla nostra cultura, dal nostro paese, a tutti i livelli. E&#8217; bello voler vincere, ma com&#8217;è nel bambino che vuole vincere per forza, che non accetta di perdere e vuole rigiocare, rigiocare, finchè non vince il pallone, finchè non sarà rimasto -solo lui-?</p>
<p>Quel bambino non sta bene, quel bambino è spaventato, è ossessionato dal&#8217;idea di poter scomparire, di poter non essere superiore a tutti. Quel bambino non è veramente lì con gli altri, vive solamente all&#8217;interno del suo ego, il suo ego ritenuto in pericolo.</p>
<p>Così, come quel bambino, siamo noi tutti ora. Ce lo risputiamo addosso tramite la tv, ognuno deve essere perfetto, buono, indiscutibile, infallibile. Nessuno accetta critiche, e se gli vengono fatte corre come in preda a una frenesia a dimostrare che no, lui è buono, il suo stile di vita è il migliore dei possibili, non gli si può dire niente, anzi chi lo fa altro non è che un calunniatore, è lui il <em>nemico</em>, il bastardo.</p>
<p>E non consideriamo più ciò che siamo, ma ciò che dovremmo essere, e siamo così spaventati dal giudizio, prima di tutti il nostro personale verso noi stessi, che non vediamo più ciò che siamo, neanche la superficie, solo quello che dovremmo essere. Così avviene nei film americani, nei serial, dappertutto. Retorica. Propaganda di se stessi.</p>
<p>Mentre scrivo ci sono le olimpiadi di Pechino 2008. L&#8217;Italia vuole solo vincere, ma nel modo descritto sopra. Tutti si aspettano che ci sia dovuto un certo numero di medaglie, anzi dovremmo prenderle -tutte-, tutte quante. Gli altri paesi non esistono, non si può in alcun modo apprezzare le prove delle altre culture. Questo a prescindere da quello che dicono i commentatori, è qualcosa che sta sotto le parole, sta nell&#8217;aria.</p>
<p>E toglie ogni fascino a queste olimpiadi. E&#8217; un reality show, come gli altri. Stiamo vincendo molte medaglie, ma per me non contano nulla. E&#8217; vero, contano tanto per gli atleti, gente che ha lavorato parecchio. Ma tutto è devitalizzato, la valenza delle vincite è annullata dalla polarità in controfase della nostra nevrosi collettiva.</p>
<p>Ed è ipocrita. Gli altri sport non hanno ormai nessuna valenza per gli italiani. Solo il calcio. Per tutto l&#8217;anno. Nessun italiano è stato preparato ad apprezzare gli altri sport, nemmeno io.</p>
<p>Così non riesco a tenere per gli atleti italiani, perchè so che stavolta più vinceranno, più si rafforzerà la dinamica in cui tutti noi siamo immersi. Stiamo diventando antipatici, profondamente antipatici.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/irprocess.wordpress.com/51/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/irprocess.wordpress.com/51/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/irprocess.wordpress.com/51/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/irprocess.wordpress.com/51/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=51&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>le dinamiche</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 23:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano C</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[dinamiche]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;analisi transazionale è una teoria psicologica molto interessante. Per saperne qualcosa di più rimando al link di cui sopra. Quello che interessa a noi è il fatto che la matrice della transazioni tramite le quali ci relazioneremo con gli altri in età adulta hanno avuto origine nell&#8217;infanzia. Nessuna psigologia può trascendere da questa semplice verità, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=irprocess.wordpress.com&amp;blog=4457837&amp;post=26&amp;subd=irprocess&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_transazionale" target="_blank">analisi transazionale</a> è una teoria psicologica molto interessante. Per saperne qualcosa di più rimando al link di cui sopra.</p>
<div id="attachment_30" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/schema-analisi-transazional.gif"><img class="size-medium wp-image-30" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/schema-analisi-transazional.gif?w=300&#038;h=149" alt="genitore, bambino, adulto" width="300" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">genitore, bambino, adulto</p></div>
<p>Quello che interessa a noi è il fatto che la matrice della <em>transazioni</em> tramite le quali ci relazioneremo con gli altri in età adulta hanno avuto origine nell&#8217;infanzia.<br />
Nessuna psigologia può trascendere da questa semplice verità, l&#8217;importanza degli eventi dell&#8217;infanzia. Ma qui non si tratta solamente dei traumi, di eventi chiave. Si tratta di capire che le normali modalità di relazione che abbiamo quando siamo bambini costituiscono i programmi di base attraverso i quali interagiremo con gli altri da adulti.</p>
<p>Intanto consideriamo che gli affetti e specialmente l&#8217;affetto scambiato con le figure parentali, con gli agenti di cura primari, assume per il bambino una valenza molto maggiore che per l&#8217;adulto. Il mantenimento di un canale affettivo aperto con gli agenti di cure infatti è per il bambino una questione di vita o di morte, per ovvie ragioni. I terrori di abbandono che abbiamo da bambini sono delle cose da prendere molto sul serio, per esempio, come qualsiasi psicologo potrà insegnarci.<br />
L&#8217;analisi transazionale ci fornisce uno schema di strutturazione della personalità, in funzione delle varie modalità con le quali avveniva la comunicazione con le figure parentali o comunque gli attori presenti nelle prime fasi della nostra vita.<br />
Un&#8217;interazione, un&#8217;avvenimento relazionale singolo, come una domanda-risposta, è considerato una <em>transazione</em>. La transazione assume valenze diverse e la sua valenza è determinata a seconda di con quali <em>stati</em> stiano comunicando gli agenti della transazione. Gli stati li potete trovare nella wikipedia. Quelli fondamentali sono <em>genitore, bambino, adulto</em>.<br />
Più transazioni possono venire a costituire un <em>gioco</em>.</p>
<div id="attachment_33" class="wp-caption alignnone" style="width: 307px"><a href="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/0003.jpg"><img class="size-medium wp-image-33" src="http://irprocess.files.wordpress.com/2008/08/0003.jpg?w=297&#038;h=300" alt="transazioni possibili" width="297" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">transazioni possibili</p></div>
<p>Con molti distinguo e molti altri concetti, di fatto l&#8217;analisi transazionale si ferma qui, alla <em>teoria dei giochi</em>.</p>
<p>Quello che pensiamo è che i giochi siano a loro volta dei mattoni fondamentali per un livello successivo di interazione. Abbiamo chiamato questa nuova struttura <strong>dinamica</strong>. Una dinamica altro non è che un insieme di giochi, ovvero di strutture di transazioni, i quali possono avvenire con la stessa persona o persone diverse, possono essere brevi o anche durare giorni o mesi, ma il loro scopo è sempre lo stesso: stabilire un nuovo equilibrio energetico o affettivo, a partire da una condizione di disequilibrio, la quale a sua volta molto spesso viene indotta sempre attraverso dinamiche o all&#8217;interno di una dinamica più lunga o complessa.<br />
Le modalità relazionali di un bambino infatti non si possono fermare alle singole transazioni, come può avvenire per un cagnolino. Egli cercherà delle strade, illusiorie o effettive, destinate a fallire o a funzionare, per raggiungere la ricompensa affettiva, se non è facile o è addirittura impossibile raggiungerla in altri modi.</p>
<p>L&#8217;insieme di tutte queste strategie, sono queste il bagaglio che ci portiamo nell&#8217;età adulta, i tracciati complessi che continueremo a seguire. Perchè sono i soli modi che conosciamo, per relazionarci con gli altri, per quanto ci dicano come potrebbe essere semplice, noi non ne conosciamo altri, e può essere un percorso molto doloroso e lungo farne a meno o anche solo esserne consapevoli.<br />
Queste strategie sono quelle che chiamiamo le <em>dinamiche</em>, e sono uno strumento di analisi molto potente. Questa nuova struttura possiede molte proprietà.</p>
<p>Una delle più interessanti è il fatto che abbiano bisogno di azare la posta emotiva, per poter funzionare: infatti come spiegato in precedenza, ciò che spaventa un bambino e rappresenta una questione di vita o di morte, non ha più effetto nell&#8217;età adulta. Per replicare le condizioni di attivazione e di svolgimento delle dinamiche abbiamo quindi bisogno di situazioni molto più critiche di quelle che tollererebbe un bambino. Modalità di ottenere la ricompensa emotiva che possono apparire innocue se osservate in un bambino, possono diventare in età adulta processi molto più drammatici e a volte pericolosi.<br />
Ciò non di meno, tramite l&#8217;analisi delle dinamiche che noi svolgiamo nella vita di tutti i giorni, e non durante un setting psicanalitico, possiamo arrivare a capire molte cose e persino quali fossero gli attori dello scenario infantile e le relazioni dell&#8217;attore-bambino con essi.</p>
<p>Questo in poche parole. Ci sarà modo di approfondire questo concetto in altri post.</p>
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