Avete presente quando qualcosa ci dà una brutta sensazione, ma ci si sente confusi e non si capisce cosa ci sia che non va e poi, siccome non si trova razionalmente nulla da eccepire, si fa buon viso a cattivo gioco?
Ecco, questo è l’effetto che mi hanno sempre fatto tutte quelle trasmissioni di Mediaset come Striscia la Notizia, Le Iene, Mai dire Gol e varia altra roba apparentemente di sinistra che circola insieme al resto delle schifezze sulle nostre reti televisive. Mi chiedo se qualcun’altro come me provi nei confronti di questi spettacoli la stessa repulsione sotterranea, lo stesso senso di estraneità.
Spinto da queste sensazioni e da questi dubbi, è un po’ di tempo che cerco di capire a cosa questo fastidio sia dovuto; non che non ci dorma la notte, si intenda.
Perché proprio con il gabibbo me la devo prendere? Il gabibbo è innocuo, è grosso e rosso e buono, e ci aiuta. Già, povero gabibbo, lui non ne ha colpa. Un attimo però. Vi ricordate quanto rompeva i coglioni all’inizio il gabibbo? Nel corso degli anni 90 ci si è assuefatti.
Innanzi tutto c’è da domandarsi: abbiamo una fiducia incrollabile in quelle persone, in quei redattori, in quei presentatori, in quegli autori. Abbiamo fiducia nel loro giudizio. Si dà per scontato che siano “amici”, che siano “saggi”. Su che sostrato poggia questa fiducia?
Io credo si posi su di un forzato senso di familiarità che è stato creato ad arte sulle reti Mediaset, sin dagli anni 80. Sin dalla loro prima comparsa nelle nostre case, i programmi delle reti Fininvest hanno dato come per scontato di essere qualcosa di appartenente alle nostre famiglie. Il meccanismo dell’autocelebrazione, che di solito riconosciamo come la strategia patetica degli stolti e degli imbonitori, è il fulcro della cultura di quest’azienda stretta in cerchio attorno al suo proprietario. Lo è sempre stato sin dall’inizio. Questo senso di imbonimento colorato e stantio, da televendita di pentole, e di rispetto, apprezzamento quasi religioso dell’imprenditore-padre.
Sin dall’inizio se la sono cantata e se la sono suonata, imponendosi alla telecamera con la sicurezza propria delle sette religiose. Dando per scontato, di aver ragione. Dando per scontato, di avere la nostra fiducia, di essere come noi.
Hanno cominciato a fare le loro trasmissioni, e poi ad autopremiarsi. Si sono inventati le proprie cerimonie e le proprie statuette. Si sono giudicati da soli e applauditi da soli. Non so per quanti anni di seguito Drive In ha avuto il “telegatto”, come migliore trasmissione satirica della televisione!
Si sono autopremiati e autocelebrati, autoconsegnadosi questi cazzo di gatti, fino a che non ci è sembrato più tanto strano, fino a che quel mondo di televendite e personaggi leccapiedi, di battute di quart’ordine e tormentoni ci è sembrato normale.
In tutti quegli anni, intere generazioni si sono formate con una fiducia incrollabile in quel mondo, in quelle persone e in quei colori, in quegli applausi finti, fino ad arrivare alle trasmissioni di cui sto parlando. Ma tutte, tutte hanno un comune denominatore: il disprezzo per la gente.
Non vi sembra? Pensate a che opinione vi rimane del genere umano dopo un po’ di esposizione diretta alla nostra televisione (anche il resto, non solo le reti del presidente del consiglio, anche MTV).
Cosa viene trasmesso, qual’è il messaggio che continuano a passarci sottobanco, nemmeno tanto implicitamente? Secondo me il messaggio è che i telespettatori sono esseri inferiori, che sono persone che possono affacciarsi al mondo della vera elite solo apparendo ridicoli. Come accade nelle candid camera, alla corrida (si chiamava così?), e anche nelle Iene, infondo.
Anzi, quelle trasmissioni che vorrebbero apparire giornalistiche fanno la cosa peggiore. Le inchieste spesso si scagliano contro i cittadini, contro i singoli, contro poveri truffatori, criminali falliti, maghetti di periferia falliti. Arrivano a rincorrere questi poveretti, costretti e condannati dalla gogna, inseguiti da un pupazzone rosso, da individui con sturacessi in testa. La gente deve vedere quanto in basso sta. Deve realizzare che si trova su un gradino più basso, che deve ascoltare quello che dicono loro. Deve capire chi ha il potere. Chi ha ragione.
E ogni tanto indignarsi contro qualche opera pubblica non terminata, ok, qualche disservizio. Ma tramite questo le trasmissioni pseudo-giornalistiche d’assalto acquisiscono credibilità.
E una volta che hanno la credibilità, sono un fucile puntato contro chiunque. Ricordo bene quando Striscia la notizia, con gli stessi applausi e le solite, mostruose battute, attaccò Nanni Moretti. Lo distrusse politicamente. Guarda caso, dopo quella sera non si parlò più del movimento dei “girotondi”. Se non sbaglio eravamo alla vigilia delle elezioni.
Un potere, questo, di cui tutti hanno paura, anche se tutti (per l’appunto) ne negano l’esistenza. Chiunque, in una sera, può essere sputtanato da questo sistema di informazione parallelo, da questa propaganda potentissima. Lo stesso stile di finta inchiesta si estende ai servizi dei telegiornali più meschini, come è accaduto quest’anno con il giudice dal calzino viola.
No, ora mi è chiaro. Non sono trasmissioni progressiste, di denuncia. Non sono altro che uno strumento nelle mani del proprietario di Mediaset, uno strumento che ha la duplice funzione di acquistare credibilità per l’emittente, e poi spendere questa credibilità a comando, per pilotare l’opinione pubblica e il consenso.
Ecco allora spiegato quel senso di fastidio, durante gli inseguimenti, durante gli smascheramenti dei finti dottori, i pedinamenti dei maghi.
Giusto e ancora giusto schierarsi contro i criminali, i truffatori e il malcostume; ma quanto è giusto mettere alla gogna le singole persone, rendere pubbliche le singole storie di persone che dovrebbero essere denunciate e scontare la propria pena, che non include essere additati e rovinati sulla pubblica piazza? Questo è medioevo. Ed è un accanimento verso la gente, verso i pesci piccoli. E mi astengo dal parlare dei grandi truffatori, i quali invece sono stimati e rispettati, tanto che occupano le cariche più alte del nostro stato. Il discorso si allargherebbe troppo. Lo stesso proprietario di quelle reti televisive, che grida allo scandalo se gli intercettano le telefonate (durante le quali fa pressioni, scambia favori, parla con familiarità di mafiosi e bombe, tra l’altro) ha prodotto e trasmesso programmi di questo tipo, dove della privacy di singole persone “del volgo” non frega niente a nessuno.

Perché dev’essere sempre chiaro a tutti: c’è un mondo di feccia, di persone piccole, di pierini che non possono avere un opinione, che possono al massimo fare da pubblico ad uno show per quattro soldi. E un mondo di persone che stanno più in alto, e queste sono loro, l’elite. Per quanto ignoranti, leccapiedi, cocainomani e squallidi, loro si rappresentano come se fossero migliori di noi. E si premiano con telegatti. Furbi telegatti sornioni e marpioni, mentre a noi restano i tapiri.
Si autocelebrano, si circondano di persone che li celebrano. Che applaudono. Che cantano. E alla fine di questa liturgia, dicono alla gente chi deve votare: lui. Chi ce lo dice? Ma lui!!
Ed è la regola di chiunque voglia convincerti di qualcosa, e avere un ascendente su di te. Prima deve distruggerti. Deve indebolire la tua stima in te stesso, convincerti che non vali abbastanza, che non sei in grado di giudicare. Una volta che ha delegittimato il suo pubblico, che ne ha fatto un vaso vuoto, allora può cominciare a riempirlo, questo vaso. E questo lavoro hanno fatto le televisioni di Berlusconi. Hanno demolito, eroso l’identità degli italiani, la loro capacità di giudizio, trasmissione di merda dopo trasmissione di merda, in trent’anni.
Ci hanno convinto di essere più semplici, più meschini, più farlocchi di quello che siamo. Ci hanno convinto a stare zitti se parla Costanzo, a sentire persino l’opinione di Jerri Scotti, considerarla più importante di quella di un intellettuale, di uno scienziato, di qualsiasi politico. Ci hanno convinto che infondo non siamo che varianti sul tema del personaggio di Beruschi, o Benny Hill. A gente di questo tipo, non resta che stare zitta e ascoltare persone “per bene” come loro, solo ascoltare e fare quello che dicono.
Poi oggi, addirittura, c’è una leggera confusione tra media e potere, chissà perché. Se arriva una troupe con la telecamera, le persone obbediscono. Sì, obbediscono. Dicono quello che gli viene detto di dire. Gente di vent’anni. Persino nelle distopie più catastrofiche di Orwell e di Dick, le persone tentano di resistere al condizionamento, è descritta una resistenza, una pulsione di sopravvivenza della coscienza individuale. Guardate le trasmissioni degli anni sessanta, non era così facile impedire ad un ragazzo di dire la sua opinione. O forse semplicemente non li tagliavano.
Non so se ho esaurito l’argomento, ma penso di essermi almeno chiarito un po’ perché provo repulsione verso queste trasmissioni. Cioè, anche quelle che sembrano più di sinistra secondo me non fanno che acquistare credibilità per un certo tipo di televisione e per quelle reti; credibilità che poi viene spesa da altri personaggi, quando non dalle trasmissioni stesse.
E allora si capisce meglio perché assolutamente non facciano mai ridere. Nessuna di quelle battute in realtà fa ridere.
Perché non fa ridere, la battuta fatta in maniera strumentale da qualcuno che ha un secondo fine. Non fa ridere il comico finto, messo in piedi per vendere la pozione di sciroppo miracoloso.
Non fa ridere nemmeno se ci sono gli applausi finti, nemmeno se ridono delle bellissime ragazze che fanno vedere quasi tutto quello che hanno e ammiccano a noi dalla telecamera, lasciando intendere che le loro attenzioni sessuali, rivolte sempre naturalmente verso i conduttori e poi più su fino al vertice, potrebbero essere rivolte a noi se diciamo di sì, se ridiamo alle loro battute di merda; e se loro ridono a quelle allora riderebbero anche alle nostre, no? No. ridono a quelle per finta, anche loro.
Perché è tutto posticcio e lo è sempre stato sin dagli anni 80, è ora di dirlo dopo tutti questi anni: è finto, finti sono i comici, finte sono le battute. E’ una sceneggiata messa in piedi a comando, e nemmeno da professionisti. Da mediocri, ammanicati, amici degli amici. Ovvero sono loro, i pierini, la gente stupida. Toh.
E il gabibbo, diciamocelo, è insopportabile, un insulto all’intelligenza, allo humour, a tutta la tradizione comica italiana. Ragazzi, il gabibbo è veramente una cagata.