Ok, noi italiani siamo sempre stati dei vanagloriosi comici, con l’abitudine di lamentarci, di metterci ognuno al centro di un qualche tipo di dramma in cui noi ci riteniamo di volta in volta offesi, traditi, abbandonati, o indignati.
Sì, suppongo che gli italiani abbiano sempre avuto questa tendenza a rappresentarsi in modo diverso da quello che sono realmente, per guadagnarsi un posto in prima fila, per non essere derisi (dagli altri italiani), per ritenersi degni, nobili, buoni, migliori.
Da quello che si sa del passato, comunque, e da quello che ricordo degli anni 80 e 90, noi italiani abbiamo sempre avuto anche la capacità, effettivamente, di stupire. Stupire con la cultura, con invenzioni nuove, con capacità inaspettate. Con la forza d’animo che esce quando tutto sembra perduto. E parlo di tutti, dalla punta della sicilia alle valli bresciane.
Ed è innegabile che nei film italiani che hanno fatto la storia del cinema esista una certa onestà intellettuale.
Ma oggi, oggi sembra che abbiamo proprio una malattia. Una paura, una coazione a nasconderci, che ci impedisce di guardarci veramente dentro, di rappresentarci per quello che siamo, di cercare la verità. Lo si vede in tutte le trasmissioni televisive, in tutte le produzioni cinematografiche, nei programmi satirici, nella musica.
E’ una schizofrenia collettiva. Una realtà illusoria, cambiata, e un identità illusoria. E si vive nel terrore di poter mettere un piede fuori da questa realtà illusoria, e di debordare dall’identità fittizia, sicura, accettata. In televisione questa psicosi si manifesta con un vero e proprio terrore. Giornalisti, registi, anchorman cominciano a far ballare gli occhi e corrono immediatamente ai ripari, se qualcuno dice la verità in tv, intervengono a paralizzare l’ospite con mille cazzate, lo zittiscono, fanno cambiare inquadratura, lanciano la pubblicità.
Questa psicosi è evidentissima nelle trasmissioni-schifo. Per esempio prendiamo x-factor. Il talent show è ormai arrivato al parossismo, gli ospiti, i giudici, il presentatore non parlano della realtà, ma di un layer, una patina inventata che sta sopra e cui il pubblico, per assuefazione e dipendenza, crede. E quei poveri ragazzi vengono spinti al massacro, a cantare stonati come campane sul palco in prima serata, quando dovrebbero ancora studiare e fare gavetta. Vengono bruciati, in uno scroscio d’applausi.
La stessa patina di invenzione ricopre i telegiornali, le trasmissioni di cucina, quelle satiriche.
Ricopre i telefilm di produzione italiana, di un livello infinitamente basso rispetto alle produzioni inglesi e americane, eccetto alcune serie carine tipo Montalbano e.. Montalbano. Ma l’autore di quelle storie, bravissimo, è più vecchio di Matusalemme. I giovani?
Questa invasione del Nulla raggiunge anche i film, che io fatico a vedere. Trasudano finzione sin dall’inizio. Voglia di far vedere ciò che non si è. Moralismo. Non so, se ce n’è qualcuno buono segnalatemelo. Perché io in realtà preferisco le produzioni europee a quelle americane.
Ma non è questo il punto. Il punto è perché. Perché non cerchiamo di fare bene le cose invece di far credere che le facciamo bene? Perché in televisione, che è comunque ancora il media più diffuso, la musica italiana non esiste, non esistono i gruppi rock, i musicisti classici, jazz? Tutto questo mondo viene totalmente ignorato. Vengono ignorate le “popstar” che già ci sono, mentre rai due fa periodicamente servizi di venti minuti sull’ultimo disco di Dalla impazzito, di Morandi o dei Pooh (ma dio mio). Mentre all’estero, che so, in trasmissioni di musica invitano i radiohead a suonare dal vivo. No, invece loro passano alla gente il messaggio che in italia non ci sia nulla, che nessuno faccia musica. Non farò nomi di gruppi rock italiani, o musicisti in genere. Ma ce ne sono tanti. Tanti che sono già professionisti, sono già star, hanno già l’ “x-factor”.
Loro li ignorano, come se non esistessero. Creano un mondo finto in cui a calcare la scena sono i Pooh, in cui ancora c’è da stupirsi se esce un loro nuovo disco. E a fare i giornalisti ormai ci sono quelli della mia generazione, ci sono i trentenni e i quarantenni che sanno benissimo, qual’è la realtà. Le sanno le cose, quegli stronzi. E una volta convinta la gente che esistono solo i Pooh, la Pausini, Ramazzotti, poi fanno una trasmissione per trovare una popstar italiana. Mentre la musica non vende, i musicisti fanno la fame. Mentre la cultura in genere muore.
E passano che non è importante la musica, che non sei nessuno finché non sei una “star”, finché non ti sei vestito da coglione e ti sei messo a saltare sul palco come dicono loro, con l’atteggiamento che dicono loro. A scimmiottare ed imitare quelle che loro considerano star. Allora li mettessero in playback, come a “non è la rai” le ragazzine. Tanto vale allo scopo. E umiliano l’arte, umiliano la musica, umiliano quei ragazzi.
E qualcuno ce la fa, riesce ad usare quella trasmissione come un trampolino, ne approfitta.
Ne approfitta.
Siamo diventati un popolo di ciuloni. Tutti comandati dal Grande Ciulone, il Primo, il capostipite di questa cultura, colui che ne ha fatto un arte, del far prevalere l’ignoranza sulla ragione e sull’onestà.
C’è un filtro. Non tutta l’arte, la musica, la cinematografia che vengono prodotte all’estero arriva sui nostri schermi. Se non a pagamento, ma questo è per i pochi che possono permetterselo.
E ho scoperto recentemente che tramite la pratica del doppiaggio, tutto ciò che era interessante in lingua originale noi lo trasformiamo in merda. Lo filtriamo attraverso le lenti di finzione di cui parlavo prima. Anche i testi vengono edulcorati, travisati, cambiati durante la traduzione. Vengono veramente -corretti-, è mostruoso, per rientrare nei canoni accettabili, o che si pensa che gli italiani debbano accettare. Come accade in tutte le trasmissioni televisive.
C’è un filtro. I bambini di tutto il mondo stanno vedendo “Star Wars The Clone Wars”, cartone in computer graphic in cui vengono narrati gli eventi tra episodio II ed episodio III. Sono cartoni con messaggi profondi (insegnamenti Jedi etc), e nei quali vengono approfondite questioni che riguardano anche la politica. Ma che un ragazzo può capire. In una serie di puntate il cancelliere Palpatine (che, si sa, è in realtà il signore oscuro dei Sith), per giustificare l’intervento militare di “peace keeping” su un pianeta pacifico che rifiuta la militarizzazione da parte della repubblica, segretamente appoggia una fazione di terroristi di quel pianeta in modo che compiano attentati. La cosa darà carta bianca alla repubblica per mandare i cloni a presidiare il pianeta. Ovviamente chi conosce la storia sa che Palpatine sta in realtà preparando il terreno per l’occupazione imperiale che ha in mente.
Ma i nostri figli devono accontentarsi di Mucca & Pollo. E per gli adulti ci sono i Cesaroni, certo.
Ma quello che torno a chiedermi è perché. Perché questa paura della verità, di fermarsi e cercare di migliorarci, invece che impazzire per cercare di rappresentarci migliori. Cercare di sembrare migliori anche quando si sa di non esserlo, per prendere il posto davanti a quelli che se lo meritano. Questo è il peggio di noi, il peggio degli italiani. E mentre noi dipingiamo la facciata, il muro dietro marcisce.
Continuiamo a dipingere la facciata, se ci accusano che stiamo facendo marcire il muro ci scandalizziamo, perché si è osato -dire- una cosa del genere, e mettiamo in croce chi lo ha segnalato. Come? Ha detto che non siamo perfetti? Allora siamo trattati male, abbandonati, non riconosciuti. E’ lui il colpevole, il traditore.
Che cosa ci è capitato, e quando? Se prima non era così, da chi abbiamo appreso questo comportamento?
Ognuno crede di essere perfetto. Di non avere bisogno di imparare. La conoscenza viene disprezzata. Per esempio oggi ho sentito gente per strada che criticava Rita Levi Montalcini perché è una senatrice a vita. Avevano da ridire, come se fregasse i soldi. Ma poi aggiungevano: “Certo è vero che alla sua età lavora ancora ogni giorno eh”. E, certo, l’altra finta morale che abbiamo è quella del lavoro. Fortuna che lavora ancora ogni giorno alla sua età, altrimenti il tipo avrebbe parlato quasi certamente di pena di morte.
Se senti frasi del genere per strada, se le persone non riconoscono i veri valori, siamo un paese che ha perso il senno, la coscienza, il senso di realtà, la capacità di sognare.
Così credono tutti di essere sempre più furbi, sempre più sagaci e acuti, e inducono i loro figli a non pensare, a non studiare, a non cercare la verità, ad essere disonesti intellettualmente, a disprezzare la scienza, l’arte, la musica e i musicisti, apprezzare invece i truffatori e coloro che si impongono con la forza.
Al punto che la cultura è considerata debolezza. La conoscenza, il gioco, il sogno, l’arte, tutte sciocchezze.
E questi razzisti che proliferano e pontificano e insegnano ai loro figli che anche se sei un perfetto ignorante puoi andare in politica, non sanno che probabilmente passano di fianco ad un indiano che gli vende accendini e che ha una laurea in ingegneria aerospaziale.
Ovvero, lui è in grado di spedire il culo del razzista su plutone, con qualche chilo di propellente. Il figlio ce l’ha già mandato, gli ha raccontato che nella cabina c’era un casting per il prossimo reality di canale cinque.