scollegamenti

figura gestaltica

figura gestaltica

Un gruppo di ricercatori americani ha condotto uno studio interessante riguardo il modo in cui reagiamo alla perdita di controllo su una data situazione. Pare che la sensazione di non avere il controllo su una situazione possa condurre all’alterazione delle percezioni, come recita il sottotitolo dell’articolo di Le Scienze a riguardo.

In sostanza l’esperimento consisteva nell’indurre senso di incapacità di controllo, e verificare se le persone erano ancora in grado di individuare immagini nascoste all’interno di uno sfondo punteggiato. E’ risultato che con la sensazione di perdere il controllo, le persone tendevano a individuare figure e schemi nascosti anche nelle immagini che non contenevano nessuna figura.

Secondo Adam Galinsky e Jennifer A. Whitson Quanto minore è il controllo che le persone hanno sulla propria vita, tanto più cercano di riconquistarlo attraverso un’autentica ‘ginnastica’ mentale. La sensazione del controllo è così importante che la sua perdita viene vissuta come una profonda sfida. Questi errori percettivi, che possono essere negativi e condurre fuori strada, sono peraltro molto comuni e rispondono a un bisogno psicologico profondo e persistente.”

I due illustrano anche meglio l’esperimento, in un articolo di cui purtroppo possiamo vedere solo l’abstract. “La mancanza di controllo aumenta la percezione di schemi illusori“. In sintesi questa è la conclusione dello studio.

Abbiamo un bisogno di ordine, corrispondenza tra interno ed esterno, di sapere quello che facciamo e perchè. Se non riusciamo a interpretare le nostre reazioni o una situazione ci trova impreparati o inadeguati può capitare che abbiamo una sensazione di perdita di controllo, che in certi casi può anche arrivare a diventare una crisi di panico. Ma cosa succede alle nostre percezioni della cosa che abbiamo di fronte, di noi stessi e delle persone, una volta che noi abbiamo perso il contatto col presente? La mente continua a lavorare. Lavora per far quadrare le cose. Non sono stupito di scoprire, da un esperimento pare ben svolto, che la mente tende ad aumentare la sua capacità di vedere pattern e schemi nascosti nelle zone di “contorno”, quelle dove il significato delle immagini è plasmabile, insomma, nelle zone di vuoto semantico.

In realtà sappiamo come anche la percezione delle figure la cui correlazione significato-significante riteniamo oggettiva, dipenda da coordinate culturali e dalla capacità del cervello di ricostruire pattern, schemi. E’ noto come membri di tribù isolate dal mondo esterno non riconoscano nelle foto ciò che vi vediamo noi.

In ogni caso pare che la mente, in stato di “panico” alteri la percezione, la paura di poter vedere qualcosa di non riconoscibile, di non avere successo nell’individuare lo schema nella situazione in cui siamo immersi ci porta, con dei veri ribaltamenti di gestalt, a vedere schemi conosciuti.

E’ mia opinione che, in mancanza della possibilità di gestire i dati esperienziali in “tempo reale”, utilizzando funzioni della struttura psichica che in analisi transazionale chiamiamo “adulto”, sovrapponiamo al percepito degli schemi “di salvataggio”, risalenti spesso alla nostra infanzia o comunque al passato, alle cose conosciute. Sostituiamo l’ignoto con il noto, per poterlo almeno in qualche modo gestire. Di fronte alla complessità dell’interazione con un’altra personalità, nei momenti di crisi potremmo far rientrare questa personalità in specifici personaggi, vere e proprie maschere, i ruoli dello spettacolo teatrale della nostra infanzia. Possiamo perdere totalmente di vista le persone reali che abbiamo di fronte, e agire come se fossimo su un ponte ologrammi (per chi conosce star trek), su un altro strato di realtà, seguendo binari prestabiliti che, spesso, ci portano ad un’uscita e a riconquistare il presente. Riconquistare il controllo.

Finché rimaniamo in sintonia con la realtà, finchè pensiamo di avere il controllo e siamo attivi in essa, rimaniamo collegati. Ma se in un dato momento ci scolleghiamo, la percezione della realtà viene alterata.

Tornando all’esperimento, pare anche che questo bisogno di struttura diminuisca al crescere dell’affermazione di sè. Se io mi affermo, mi reclamo come parte della realtà, diminuisce la correlazione tra mancanza di controllo e tendenza a vedere pattern illusori. Sempre dall’articolo: “In aggiunta, abbiamo dimostrato che la percezione aumentata dei pattern ha una base motivazionale, misurando direttamente il bisogno di struttura e mostrando che la correlazione causale tra mancanza di controllo e percezione di pattern illusori viene ridotta affermando il sè.

Gli uomini, come qualsiasi animale, sono entità la cui natura stessa è la risposta ad una domanda, la sopravvivenza alle circostanze. Se non abbiamo una risposta alle circostanze, andiamo in crisi. Se sentiamo mancanza di controllo, possiamo anche percepire, nei casi più gravi, una minaccia alla nostra stessa esistenza. Non avendo altri schemi da applicare, corriamo ai ripari consultando la “libreria di aperture”, per usare una terminologia scacchistica, che abbiamo dentro, che in larga parte è stata programmata nell’infanzia ma non solo. Questa libreria contiene non solo le immagini, non solo gli schemi percettivi, ma intere procedure, transazioni, giochi, strutture di giochi relazionali tendenti ad uno scopo: ritrovare il controllo. Sono quelli che in un altro post abbiamo chiamato dinamiche. Nell’uso che facciamo di questi termini in questo blog non c’è nessun riferimento a teorie o testi di psicologia, ci tengo a precisarlo. Mi trovo comodo con queste parole.

Quando parlo di realtà, non intendo che esista un’unica realtà. Esiste una realtà di volta in volta con la quale relazionarsi. Questa realtà può essere una circostanza fisica, relazionale, emotiva. Può avvenire in un mondo interiore, esterno, virtuale o nel rapporto con un testo o con una rappresentazione. Spesso ogni realtà che viviamo contiene schemi con i quali sappiamo già relazionarci, per esempio, ma potremmo semplicemente aver bisogno di “vestirci” degli schemi interiori corrispondenti. Se una situazione ci spiazza e non troviamo il tempo di “ricomporre” la giusta struttura interna, può intervenire lo scollegamento con le conseguenze di alterazione percettiva descritte più sopra.

Questo mi porta ad un discorso che dovrà aspettare un altro articolo. Fatto sta, non parlo di scollegamento da una supposta realtà oggettiva, parlo di una mancanza di allineamento tra il sè e una particolare realtà, non parlo di realtà autentica, bensì di percezione autentica.

There are no comments on this post

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.