musica, oggetti transazionali

Ok, la scomparsa del supporto si poteva prevedere, e si era prevista, già nel 1998. Per quanto riguarda la musica, ma in realtà è un fenomeno che come è ormai evidente sta coinvolgendo tutta l’informazione. Per supporto intendo quegli oggetti sui quali l’informazione veniva fissata, affinchè potesse circolare.

Tanto, tanto tempo fa e allo stesso tempo pochissimo tempo fa, l’informazione, le immagini, i suoni, i filmati, i testi (e slittando prima dell’invenzione di grammofono e pellicola restano solo i testi e le immagini), per essere trasmessi, viaggiare da un luogo ad un altro, da una persona all’altra, avevano bisogno di essere fissati a un oggetto. L’oggetto poteva essere spostato, portato con sè, inviato. E’ stata già questa una rivoluzione mega, nel campo della comunicazione. Altro che iPhone.

Quest’oggetto svolgeva quindi funzioni diverse: media, mezzo di trasporto dell’informazione, supporto di archiviazione, oggetto transazionale.

Mi rendo conto di usare il concetto di oggetto transazionale in un contesto diverso da quello in cui è nato, nella psicologia dell’età evolutiva. E’ definito oggetto transazionale un oggetto che per il bimbo sostituisce la madre se è assente. Per il bimbo ma anche per lo scimmiotto, una copertina può essere abbracciata e diventare un oggetto transazionale, un sostituto della madre.

Io qui intendo che il supporto è un oggetto transazionale perchè è sostitutivo dell’emittente. Rappresenta per noi il simulacro del soggetto emettitore dell’informazione originale. Così in assenza della voce diretta del narratore, noi investiamo l’oggetto libro della valenza emotiva con la quale investiremmo l’autore. Perchè abbiamo bisogno di investire emotivamente, per poter memorizzare. Perchè noi memorizziamo ciò che ha una rilevanza emotiva per noi. Ricordiamo e consideriamo parte della nostra vita, della nostra cultura, ciò a cui possiamo collegare un emozione. E non possiamo gettare le nostre emozioni nel nulla. Come per il bambino, può anche non esserci la mamma, ma se c’è almeno un oggetto morbido e caldo che assomiglia al maglione della mamma (o al pelo di mamma gorilla, per il baby scimmiotto), noi possiamo agganciarlo, possiamo collegarvi delle emozioni e trarne persino conforto.

Abbiamo almeno bisogno di un oggetto, se non ci sono persone a cui collegare un esperienza. In comunicazione, abbiamo bisogno del simulacro dell’emittente. Inutile descrivere la potenza che assume un media come la televisione, l’oggetto televisione all’interno di una casa. Ma questo è un altro discorso.

Tornando alla musica, il processo di scomparsa del supporto si è quasi completato. Possiamo essere nostalgici quanto ci pare ma i cd sono ormai diventati dei contenitori per musica registrata ad alta definizione, solo perchè è difficile trovarla in rete. Nella migliore delle ipotesi i dischi vengono spacchettati, i loro brani vengono copiati sul pc e successivamente sul lettore mp3, e per quello che serve potrebbero essere reincellofanati e riportati al negozio. Nell’ipotesi realistica, la gente compra degli mp3 da iTunes (software infame, per la cronaca) o li scarica delle reti p2p, e del supporto-oggetto transazionale neanche l’ombra.

Tutto questo discorso, l’avevo già fatto nel 1998. Ma un conto è capire razionalmente una cosa, un conto è sentirla sulla pelle.

Da anni ascolto musica quasi esclusivamente in mp3. Rendendomi conto che veramente la qualità dell’ascolto ne risentiva non poco, ho deciso di ricostituire la mia libreria musicale, codificando almeno in aac plus a 256bit, cosa che consiglio vivamente di fare a tutti quelli che amano la musica. No davvero, è importante.

Comunque avevo appena copiato sul pc le tracce di Mezzanine dei Massive Attack, e mettendo via il disco mi sono reso conto di una cosa: -quel- disco veniva dal mio passato. Sì certo, la musica dei massive, veniva dal mio passato, la sentivo negli anni 90 ok. Non è di questo che parlo. -Quel- disco, quell’oggetto, è il disco che avevo messo su quando anni fa mi lasciò la mia prima fidanzata. Ricordo di aver messo la traccia 1 e di aver ballato con lei per l’ultima volta.

Ok asciugatevi gli occhi con il fazzoletto. Mi sono in qualche modo reso conto che non era solo la musica, ma -quel- disco, era l’oggetto che avevo toccato e messo nel lettore, quella sera lontana. Non era un file, una foto nell’harddisk con la data. Era un oggetto, sopravvisuto al mio passato, era sempre lo stesso. Era fisicamente -quella- cosa. Con attaccate quelle emozioni.

Non ne traggo conclusioni, considero solo che l’oggetto fisico è qualcosa di importante, tanto che con copertine, tag, software di catalogazione visuali, cerchiamo ancora di riprodurre nello spazio immateriale del nostro pc, la sensazione di avere a che fare con qualcosa di compatto, fermo, fissato. Ieri sera ho riscoperto il bisogno di fissare gli mp3 (o aac) di un album in maniera ordinata, in playlist, in cartelle separate, con tracce numerate, copertina. Ho sentito la musica di quegli album per me così importanti in maniera, mi è sembrata, migliore.

Migliore, ma cosa rimarrà? Dopo più di dieci anni, io prendo in mano un disco e a catena arrivano tutti i ricordi di quel periodo, e quel disco ne è la testimonianza tangibile, in senso letterale. E’ tangibile, quella persona è esistita, quei momenti sono esistiti. Ogni volta che volevo sentire Angel o Tear Drop, io prendevo in mano quella cosa. Vi svolgevo azioni, è stato parte della mia vita, ha raccolto i miei microbi, ci ho respirato sopra. Ha le mie impronte digitali.

Immagino che una generazione diversa dalla mia sarà in grado di investire emotivamente in oggetti virtuali, meglio di come sappia farlo io. Certo non avrà senso continuare ad utilizzare oggetti fisici solo per la nostalgia. Qualcosa però va ancora capito. Certo la sensazione di pienezza che ho avuto maneggiando i miei vecchi cd è collegata al fatto che essi appartengono al mio passato. Un ragazzo di adesso avrà altri oggetti transazionali.

Si ma.. quali?

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