
Quando parliamo di energia, anche in fisica, parliamo di un entità matematica che quantifica la capacità di svolgere un lavoro, dove il lavoro è definito come il prodotto di un vettore forza per un vettore spostamento. L’energia potenziale è la capacità che un corpo ha di svolgere un lavoro in funzione della sua posizione, quella cinetica in funzione del suo movimento.
In ogni caso, si tratta di un’astrazione matematica che serve ai fisici per misurare, spiegare, calcolare e schematizzare i fenomeni. Nella sostanza dove esistono azioni, forze, lavori effettuati, si può misurare la quantità di energia che consumano, l’energia rimanente nel sistema. E in qualche modo, finchè riesco a misurare la quantità di energia, le forze in gioco e le direzioni dei vettori, posso prevedere, almeno in un sistema chiuso, il comportamento dei corpi e delle particelle. Le cose si complicano un po’ a livello quantistico o relativistico, ma non sono certo la persona più adatta a dissertare di questi argomenti.
Benissimo, non credo di dire cosa nuova, e nemmeno di scivolare nel più ingenuo new-age, se dico che possiamo avere un concetto di energia psichica, o vitale o come vogliamo chiamarla, che ci aiuti a descrivere i fatti psichici, o se non vogliamo ancora una volta adottare la divisione mente/corpo tipica della nostra cultura, un energia tipica dei sistemi vitali coscienti. Un energia che serve per compiere lavoro psichico.
Per parlare di energia è necessario vi sia un corpo, certo. Bè ma si può astrarre. Mi spiego meglio. Anche senza tirare in ballo teorie spiritualistiche (ognuno può averne una propria, quella che più gli aggrada).
I sistemi vitali, o comunque i sistemi complessi in genere, possono organizzarsi a vari livelli, e creare nuove strutture formate dall’interazione delle strutture di più basso livello. E’ uno dei principi della scienza della complessità. Le nuove strutture potranno avere un comportamento nuovo, non riducibile alla somme dei comportamenti del livello più basso di organizzazione. Questo fenomeno viene chiamato emergenza.
Un animale come l’uomo si è evoluto espandendosi oltre diversi di questi stadi, comparabili ai salti quantistici nelle orbite di un elettrone.
Un primo salto di stato è stato quello tra gli organismi unicellulari e quelli pluricerllulari. Il penultimo è stato quello, che abbiamo in comune coi topi, della nascita di un entità astratta, immateriale, che potremo chiamare psiche, un entità fatta di informazione e non più di materia, anche se sulla materia poggia.
L’ultima si chiama Cultura. Un insieme enorme di entità sovraindividuali, sempre fatte di informazione, le quali anch’esse si organizzano secondo proprie regole ed hanno vita propria.
Ho fatto moltissimi salti logici, sto semplificando fino all’inverosimile, mi rendo conto. Naturalmente vi sono molti più passaggi di autoorganizzazione dei sistemi viventi, il fenomeno dell’emergenza (così si chiama nella teoria della complessità) si può applicare a gruppi di individui, alla specie, e ad un infinità di altre strutturazioni incasinatissime. Quello che mi interessa è stabilire che è possibile, anzi è uno dei comportamenti specifici di tutti i sistemi complessi, che un nuovo soggetto nasca, che esso abbia vita propria e proprie regole.
Una lingua, per esempio, è un sistema vivente per suo conto. Ha una nascita, un evoluzione, un adattamento. Si riproduce, si espande, muore. Come una foresta. Come un ecosistema. Come un pensiero.
Non ha importanza di cosa sia fatta un entità di questo tipo, se di materia o di pura informazione. Sempre l’informazione in un certo senso è alla base dei processi, nel senso che la loro dinamicità non risiede nel fatto di esistere in quando entità fisiche, ma nel modello di organizzazione di tale entità. Nel fatto che sia un sistema in disequilibrio stazionario, direbbe un biologo. Certo la variabilità intrinseca della materia fisica con la sua infinita complessità quantistica è un bel brodo primordiale per la nascita di sistemi complessi, per ora difficilmente generabili artificialmente.
Credo di essermi perso. Quello che voglio dire è che se un entità come la psiche è in grado di compiere un lavoro, dobbiamo anche poter ipotizzare una forma di energia per questo lavoro. Emotiva, intellettiva, relazionale, non so se si possa classificare. Si può certamente parlare di energia.
E quando si parla di questa energia, si parla di una quantità che, come nel caso dei sistemi fisici, può essere trasmessa, aumentare o diminuire in un dato sistema vitale, essere scambiata ed utilizzata in modi che appartengono alla sfera, immateriale, dell’universo immateriale in cui la psiche vive, si nutre, si relaziona.
La possibilità di svolgere un compito che ci riporterebbe il ricordo della nostra madre morta, per andare al sodo, non implica l’energia acquisita mangiando il panino al formaggio (anche se senza il panino io non posso sussistere come essere vivente e nemmeno possedere forme diversamente organizzate di energia). Una persona portrebbe consumare tutte le sue energie psichiche nel tentativo di abbattere quel muro, immateriale, e poi recuperarle tutte un momento dopo, lasciando perdere il muro, solo perchè una persona a cui vuole bene gli ha sorriso. Di che energie si tratta?
Certo, che sono in ballo energie per elaborare i ricordi, creare nuove sinapsi, nuovi percorsi elettrici nel cervello. Ok questo è il livello precedente di organizzazione. Ma sarebbe inutile parlarne in questi termini, ai fini dell’analisi psicologica. Sarebbe inutile, per spiegare perchè se non piove si seccano i fiumi, parlare dello stato quantiscico degli elettroni nelle molecole dell’acqua: meglio concentrarsi sul ciclo dell’acqua come sistema e su modelli metereologici.
In psicologia, i modelli sono tanti e non ce n’è uno che si possa dire unico e infallibile, però quello che mi premeva in questo post era di specificare che si può parlare di energia per quanto riguarda il livello di organizzazione immateriale della persona, tanto per chiarire quello che si intenderà in questo blog quando questo concetto verrà utilizzato.
Bene, questo basti, non importa definire “di cosa è fatta” questa energia, perchè neanche la nozione di energia in fisica è “fatta di” qualcosa. L’energia è una quantità matematica, ipotizzata.
Per cui, siccome è indubbio che la psiche svolge un lavoro, ipotizziamo l’esistenza dell’energia psichica.
E qui ci portiamo dietro tutto il resto. Possono esistere campi di energia psichica, flussi di energia psichica e così via. Quando ricorreremo a questi concetti però, sia chiaro che non lo faremo con l’ingenuità della new-age (con la sola imposizione delle mani vi ungerò la giacca e i pantaloni!), nella quale la nozione di campo di energia psichica si fonde con la nozione fisica di campo magnetico, come se ci fosse una forza fisica, azionata dalla mente. Un campo energetico psichico avrà effetto sul livello di organizzazione che è la psiche. E sul livello delle relazioni con le altre entità vitali e coscienti.