Recentemente ha fatto discutere la sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo riguardo l’obbligo dell’esposizione del crocifisso nelle aule. Certo, dire che ha fatto discutere è una concessione troppo ampia all’intelligenza e all’apertura mentale del mondo politico italiano. Ha fatto strepitare, urlare impauriti, ha fatto correre a posizionarsi più vicini al vaticano possibile. Di discussione, di ragionamento, come al solito c’è stato ben poco.
Interessante invece questo articolo di Rodotà.
Premetto che io non sopporto la disonestà intellettuale. Non sopporto l’arroganza e la prepotenza epistemologica, sia che si tratti di ideologie politiche che di ideologie religiose o filosofiche. Trovo insopportabile che nel 2009 si presupponga come cosa condivisa da tutti che si debbano indottrinare le persone all’osservanza dei precetti di una particolare religione. Che si pretenda non tanto la possibilità di parlare quanto la prerogativa di essere i soli a parlare. In virtù di che cosa? In virtù di se stessi. Autolegittimazione. Autoproclamazione. Forza e violenza psicologica.
La chiesa cattolica, istituzione monarchica e totalitaria che nulla a a che vedere ormai con la ricerca spirituale, ha ancora la prerogativa di indottrinarci, di dire a noi e ai nostri figli cosa fare e come pensare, ma non solo. Ha il privilegio di limitare il nostro campo visivo, di occupare in modo esclusivo gli spazi. Con questo non nego che ci siano cattolici e appartenenti alla chiesa che siano su un autentico percorso spirituale. Se lo sono sanno che un percorso spirituale non può e non deve essere imposto agli altri.
D’altronde, siamo nel paese in cui il presidente del consiglio non si fa scrupolo di dire che la regolamentazione della par condicio è ingiusta, perché impedisce a lui di avere uno spazio maggiore degli altri in televisione. E ovviamente è lui stesso a sostenere questa posizione, toh. E a possedere le televisioni. Doppio toh.
Il vero problema è che tutti noi stiamo degradando a questo livello. Tutti noi pensiamo di aver ragione perché siamo noi, di doverci difendere anche se abbiamo torto. Perché dobbiamo difendere il “noi” dal “loro”.
Le reazioni scandalizzate e terrorizzate di fronte ad un principio elementare, illuminista, dettato non dal disprezzo ma dal profondo rispetto per le religioni, per la libertà religiosa ed anche per la libertà di professare credenze ed avere percorsi trascendenti non assimilabili al cattolicesimo, sono state molto indicative di come è cambiata la cultura italiana.
Sia chiaro, è comprensibile che la sentenza sia stata respinta, gli italiani non sono pronti a cambiamenti di questo genere. Fosse anche solo l’idea superstiziosa che quel crocifisso protegga i bambini. Ma neanche. Siamo pieni di ipocrisia, tutti noi siamo stati istruiti a non contraddire il prete mai, e peccare di nascosto. Ma l’insieme di queste pratiche conformiste è ancora molto radicata, e non c’è da stupirsi che non le vogliano abbandonare. Anche se, viene da chiedersi, nessuna reazione scandalizzata ha provocato la notizia che sta passando la privatizzazione dell’acqua: la gestione delle forniture idriche verrà appaltata dai comuni ai migliori offerenti, a chi riesce a ridurre i costi, ovvero alla mafia. Questo non scandalizza. Eppure anche l’acqua è un simbolo religioso forte.
Insomma, sono state le reazioni terrorizzate e schierate a nausearmi. Non un briciolo di distacco, di analisi sociologica, di segnali che la nostra classe intellettuale sia consapevole delle resistenze culturali, religiose e della superstizione, ma altrettanto cosciente per lo meno degli ultimi sviluppi del pensiero dal 700 in poi. Vorrei che non si usassero le parole laicismo e relativismo come fossero terrorismo e satanismo, perché se è così vuol dire che siamo in uno stato religioso non dissimile dalle cosiddette repubbliche islamiche.
Il relativismo è quel concetto per cui io comprendo che se ho una determinata visione del mondo, non è necessariamente e a priori migliore di un altra visione. Perché devo immaginare che altri che abbiano sviluppato o sianonati in un’altra visione, siano altrettanto convinti della giustezza della propria. Le prospettive si possono confrontare, ed è necessario mantenere sempre un approccio critico alla propria, metterla anche in discussione, analizzarla.
Io faccio parte di questa cultura, di questo modo di essere. So che quando non siamo disposti ad accettare come plausibile una posizione che non sia la nostra, in realtà siamo solo spaventati. Ne abbiamo paura. Non vogliamo vedere. E in realtà, non stiamo scegliendo.
Non stiamo veramente scegliendo di tenere il crocefisso nelle aule. Perché una scelta si dà tra due eventualità che si è disposti a contemplare.
L’approccio della chiesa, certo, non è mai stato quello di consentire alle persone di valutare le alternative alla sua dottrina e di scegliere. E’ come un amante che ti chiede chiuso in casa e ti obbliga ad amare solo lei. A vedere solo lei. Ha sempre governato con il terrore. Con la minaccia dell’inferno, del senso di colpa, e ancora lo fa.
Le reazioni scandalizzate alla sentenza europea sono dovute, nel profondo, ad un terrore che è stato radicato in tutti noi quando eravamo bambini. E’ vero, radicato nella nostra cultura. Ma radicato cosa? Una paura? Senso di colpa. Questo ci viene instillato fin da bambini. Senso di essere sporchi e peccatori. Ciò che è radicato non è mai in discussione?
Questa è la vera grossa debolezza di questa religione. Non il relativismo, non il cedere, il consentire eventualmente che si tolga il crocifisso.
No, la vera debolezza è l’assolutismo, non il relativismo. E’ sempre stato così. Perché ogni potere assoluto è in realtà debole, spaventato, impaurito. Incapace di confrontarsi.
Ed è così che stiamo diventando tutti, non solo la chiesa, anche noi. Stiamo diventando assolutisti. La politica, la cultura, lo stesso modo in cui ci rapportiamo l’un l’altro, tra di noi, con le altre culture. E quando non si trovano altre ragioni per combattere contro un altro, si ricorre sempre più spesso ai precetti della religione, contro gli omosessuali, per esempio.
Questo stiamo diventando. Piccoli, iracondi, spaventati assolutisti. O cerchie di umidi e pavidi servitori di piccoli assolutisti, incapaci di dire che il re è nudo.
